Editoriale – Dal reality al varietà, l’intrattenimento che non c’è

Paradossalmente, non si possono citare bassi dati d’ascolto per giustificare questo editoriale. Lo giustificano, però, gli occhi, le orecchie, i fatti, il gusto. Dal reality al varietà, che fine ha fatto l’intrattenimento? Mi riferisco ovviamente a quello di punta, quello che dovrebbe far sfracelli e che dovrebbe divertire, far compagnia agli spettatori, fare grandi numeri.

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Paradossalmente, non si possono citare bassi dati d’ascolto per giustificare questo editoriale. Lo giustificano, però, gli occhi, le orecchie, i fatti, il gusto. Dal reality al varietà, che fine ha fatto l’intrattenimento? Mi riferisco ovviamente a quello di punta, quello che dovrebbe far sfracelli e che dovrebbe divertire, far compagnia agli spettatori, fare grandi numeri.

Grazie a tutti va bene – ma la concorrenza dov’era? – ma non mi si racconti che è un varietà di nuova generazione. Morandi che canta, qualche sketch, presenze giovani che però non bastano a ringiovanire, una scenografia talmente minimal da sembrare sciatta, un programma che appare quantomeno improvvisato: un po’ grave, per un one man show di prime time. Un po’ grave, per un gruppo di autori così forte sulla carta. Ma gli ascolti ci sono – anche se a Morandi non importavano – e quindi si va avanti come se niente fosse, immaginiamo, a canzonette e chiacchiere più o meno interessanti. Forse meno. Questa è Atene. Vediamo Sparta.

Il Grande Fratello 10 le prende da Un medico in famiglia, dopo averle prese da Pinocchio, ma è stabile in termini di share e valore assoluto. Il che non ne fa certo un successo. Anzi. Fin dalla prima puntata – ma non ci voleva una scienza – mi permisi di avanzare più d’una perplessità sul cast. Ora arrivano le conferme: ci si devono inventare pseudoeliminazioni a sorpresa (che poi non avvengono) per stimolare i concorrenti, Daniela Caneo doveva essere un elemento di punta del cast ma esce subito, deludendo le aspettative. La stessa Marcuzzi glie lo rinfaccia in qualche modo, commentando la sua uscita. Ma di chi è la colpa se un gruppo non funziona? Se non ci sono dinamiche interessanti? Se quelle poche che emergono devono essere rinfocolate come braci in via di spegnimento, soffiando ben forte con il vento di tutte le forme pubblicitarie possibili e immaginabili? Un casting che suscitava perplessità, dopo tre settimane suscita tenerezza e sembra amorfo. Persino i Gialappi hanno difficoltà a sfotterli e si devono concentrare sui – riuscitissimi – montaggi di provini improbabili (che tuttavia gettano qualunque normodotato cerebrale in un profondo sconforto pre-depressivo). E così, l’unico elemento di disturbo, tal Mauro Marin, salumiere, bisogna tenerselo stretto sperando che continui a “funzionare” quel poco che funziona. Un po’ pochino: come si pensa di tirare a campare per 5 mesi?



E mi soffermo, come analisi, su due dei programmi di punta delle due ammiraglie, perché il discorso potrebbe prendere pieghe ancor più spiacevoli e portare al sottoscritto qualche nemico in più. Ma come si dice, molti nemici molto onore, e quindi perché non dire, senza troppo timore, che questa stagione televisiva è, per l’ennesima volta, deludente, al di sotto delle aspettative, priva di qualsiasi forma di novità, di sperimentazione, di programmi da guardare con gusto. Perlomeno sulla generalista.

Dov’è la concorrenza? Dove sono le grandi sfide? Dov’è lo spettacolo? Che fine ha fatto l’intrattenimento? Dalla tv si dovrebbe ricevere perlomeno questo. Invece, riceviamo in pasto editoriali minzoliniani di dubbio gusto, reality triti e ritriti, varietà di trent’anni fa, programmi appiattiti, ripetitivi, monotoni e raccapriccianti quando tentano di alzare il livello e parlar di grandi temi – un esempio su tutti? La Santanché che dà del pedofilo a Maometto a Domenica Cinque – e via dicendo. Ci sarebbe da parlare della fiction, ma ci penseremo un’altra volta.

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