Caso Erba, Fulvio Benelli di Tutta La Verità a Blogo: “Leosini, è un vento revisionista o solo giornalismo?”

Come si è occupata la tv negli ultimi mesi della strage di Erba.

UPDATE, Beppe Castagna a Fulvio Benelli: “Abbia pazienza sig. Benelli, l’esposto alla Procura della repubblica l’abbiamo fatto e come dice giustamente anche lei i tempi della giustizia sono quelli che sono e sono convinto che anche nei confronti suoi e dei suoi colleghi Giustizia verrà fatta”.
Controrisponde Benelli: “Prendo atto. Nel caso non fossimo già stati archiviati, come crediamo vista la correttezza del nostro lavoro, ci vedremo in tribunale. Sarà l’occasione per incontrarla finalmente di persona e fare insieme chiarezza sul ruolo della verità e della giustizia nel nostro Paese”.
Castagna: “Archiviati? non ci speri sig. Benelli. Il carattere diffamatorio del lavoro suo e del suo collega, il fratello del cantante, non è una nostra invenzione o sensazione, ma di molti. E sì, anch’io non vedo l’ora di vederla in tribunale, sarà l’occasione per mandarla ancora a quel paese, ma di persona”.

“Siamo contenti che si parli della vicenda che, a nostro avviso, non è affatto conclusa”. Così parla Fulvio Benelli, l’ideatore e autore con Cristiano Barbarossa del documentario di Nove Tutta la Verità, che il 10 aprile ha dedicato una puntata alla strage di Erba. Una premessa: l’obiettivo della trasmissione – secondo il comunicato stampa ufficiale – è raccontare i “più controversi e clamorosi fatti di cronaca del nostro Paese” “seguendo rigorosamente la cronologia dei fatti per come sono realmente accaduti e non per come sono stati trasmessi agli atti o trattati dai media”.

“Particolare attenzione è stata posta ai primissimi giorni dell’indagine, alla raccolta delle prove, delle testimonianze e delle confessioni. Un elemento che offre al telespettatore uno sguardo nuovo – libero dal clamore del processo mediatico – su avvenimenti solo apparentemente noti. Un meticoloso e attento lavoro per rimettere in fila tutti i tasselli di un puzzle complesso, attraverso interviste esclusive ai testimoni, fascicoli processuali e documenti originali d’indagine, prezioso materiale di repertorio inedito, intercettazioni, interrogatori e ricostruzioni sul campo dei fatti raccontati dalla viva voce dei protagonisti e testimoni della vicenda […] Saranno proprio gli spettatori, dopo aver raccolto tutti gli elementi, a stabilire se fino ad ora avevano ascoltato tutta la verità”.

Ora, nove mesi dopo la messa in onda, quel documentario è tornato al centro del dibattito con la puntata di Storie Maledette dedicata al “cuore ferito della strage di Erba”, dove Franca Leosini ha voluto mettere il punto sulla triste vicenda intervistando i fratelli Castagna, che in quella strage hanno perso la sorella Raffaella, la mamma Paola Galli e il nipotino Youssef Marzouk. Pietro e Beppe Castagna si sono espressi con queste parole su Tutta la Verità:

“Ho visto mio padre molto scosso. A seguito di una brutta trasmissione televisiva che andò in onda verso aprile. Brutta in che senso? Per ora dico brutta perché c’è un procedimento penale in corso, ma molto brutta e pesante nei confronti di tutta la mia famiglia, su di me (Pietro, ndr), sulla nostra azienda. Io ci misi una settimana prima di uscire di casa. Vedi mio padre arreso, talmente dispiaciuto… tutta questa vicenda viene trattata come se fosse una specie di nomination al Grande Fratello per cui si può dire tutto e il contrario di tutto. Però nessuno di questi sa o si rende conto cosa c’è dietro questa tragedia. Le persone, il dolore, il reinventarsi tutti i giorni. Queste persone non riescono a capire che non stiamo parlando né di una partita di calcio”.

Questo non è un blog di cronaca. La verità processuale ci interessa come cittadini, ma non come esperti di televisione. Qui vogliamo occuparci di come la televisione si è occupata recentemente di questa vicenda, dando la parola – e il diritto di replica – al giornalista Fulvio Benelli.

C’è stato davvero un “vento revisionista”? Ne siete stati voi gli artefici?

“Il vento revisionista ce lo auguriamo, ma che sia in senso giudiziario. Tutto questo apre una grossa riflessione sul ruolo del giornalismo. È un vento revisionista occuparsi giornalisticamente di casi di cronaca? Noi abbiamo messo sotto la lente d’ingrandimento chi ha fatto quelle inchieste e oggi quelle persone ne stanno rispondendo davanti al ministero di Grazia e Giustizia. Chi ci dà degli eversivi, è eversivo e non se ne rende conto. Perché la vera eversione è limitare la libertà di stampa. Poi se ho operato male ci sarà un giudice che lo stabilirà. Nessuno è sopra la legge”.

Ha visto la puntata di Storie Maledette?

“Il tempismo della trasmissione è stato singolare, anche se chiaramente il programma era già stato registrato. Due giorni prima della messa in onda era uscita la notizia sul ministro di Grazia e Giustizia che ha inviato gli ispettori al tribunale di Como, tra l’altro su nostra segnalazione poi ripresa da Le Iene. Dire oggi che c’è un vento revisionista da parte della stampa fa un po’ sorridere, perché è il ministero che sta appunto avviando un’ispezione su quello che è già stato compiuto”.

Ci sono le sentenze di 26 giudici.

“Ci stiamo dicendo che un giornalista non può più occuparsi di un processo considerato concluso? Noi abbiamo semplicemente messo in fila gli atti processuali, dimostrando le relative falle e mostrando dei documenti che non sono neanche mai andati a processo perché sono emersi successivamente. Non c’è una sola opinione nel nostro documentario perché siamo stati attenti affinché nessuno la esprimesse, ci sono solo fatti”.

Franca Leosini ha parlato di “fango che mani sporche hanno gettato” sulla famiglia Castagna. Pietro Castagna ha detto che sono rimasti molto scossi dal vostro operato.

“Invito tutti ad andare a rivedere il nostro speciale: non c’è mai nessuno che dice che siano stati loro. Noi non abbiamo nulla contro la famiglia Castagna e i primi sorpresi della loro rabbia siamo proprio noi. Ma è importante fare una premessa, perché loro scordano sempre di dirlo: noi abbiamo chiesto tre volte, con tre pec ufficiali, un’intervista da inserire in quel documentario ed è stata negata tutte e tre le volte. Questo è un aspetto importante perché noi avremmo voluto porre loro molte domande. Quelle domande le abbiamo poste al comandante Gallorini, ai testimoni e ad altri personaggi che hanno avuto ruoli chiave nella vicenda, compreso Azouz Marzouk. Questo è giornalismo: se non si può più fare ed è lesa maestà, forse c’è un problema”.

La famiglia Castagna ha annunciato un procedimento legale nei vostri confronti.

“Loro lo hanno sbandierato sin dalle prime ore, ma a noi – dopo nove mesi – nessuno ci ha fatto avere nulla. Se arriverà – perché siamo in presenza dei tempi della giustizia italiana – credo che sarà un’ottima occasione per discutere sul ruolo del giornalismo. Siamo stati subito attaccati e questo ci stupisce perché noi, per assurdo, volevamo aiutare la famiglia Castagna a vederci chiaro in questa vicenda. Dovrebbe interessare anche loro. Non dico che ci aspettavamo un ringraziamento, ma quasi”.

Torniamo a Storie Maledette: la sua opinione?

“È stata un’occasione sprecata. Tanti cronisti da dodici anni vorrebbero porre tante domande alla famiglia Castagna. Quello è stato un po’ un comunicato stampa. Lei ha parlato anche di ‘infamanti insinuazioni’: ma Franca, questo è giornalismo…”.

Anche Le Iene si sono occupati abbondantemente della vicenda.

“Loro si sono ispirati al nostro lavoro e lo hanno ammesso perché in ogni puntata hanno trasmesso uno spezzone del nostro documentario con la citazione. Qualcuno, malignamente, ha detto che ci hanno copiato. Loro hanno più seguito e forza d’opinione di noi, paradossalmente tanta gente ha scoperto il nostro documentario dopo le loro inchieste. Ben venga qualcuno che cerca la verità”.

Ci saranno altri speciali di Tutta la Verità?

“Stiamo preparando tre nuovi speciali: sul Mostro di Firenze, sul giallo Pantani e sul delitto di Garlasco. Tutta la Verità è un po’ un focus su giustizia e verità. Ci occupiamo delle crepe della giustizia, ma anche dell’influenza mediatica, che spesso si contaminano, anche malignamente. Ma non facciamo revisionismo. Se c’è una vicenda con ‘inevitabili crepe al processo’ – come le ha definite Aldo Grasso – io non mi vorrei rassegnare all’inevitabilità”.

Tutti coloro che si sentono chiamati in causa possono scriverci per replicare.

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