Tutta la musica del cuore - Francesca Cavallin a TvBlog: "Angela è una donna ferita che si riaprirà alla vita"

francesca cavallinParte domani sera su RaiUno la fiction in sei puntate Tutta la musica del cuore, che vede protagonista Francesca Cavallin, nei panni di Angela Braschi, ispettrice del Ministero dell’Università e della Ricerca, inviata da Roma in un piccolo Conservatorio di musica in Puglia per degli accertamenti su questioni non chiare nella gestione. Grazie a questo nuovo incarico, Angela, che in passato è stata una pianista di successo prima della morte del suo fidanzato, anch’egli musicista, ritrova la passione per la musica e anche un nuovo amore.

Laureata in Storia dell’Arte, la Cavallin è emozionata all’idea di portare in scena la passione per la musica, una forma d’arte che prevede impegno, sacrificio e sentimento, le stesse condizioni che lei ben conosce e che le hanno permesso di inseguire e realizzare il suo sogno di recitare. Lasciamo quindi che sia lei a ‘spiegarci’ Angela e Tutta la musica del cuore, a prepararci a questo viaggio nella musica classica e nel mondo degli adolescenti che hanno una passione e sanno tenersela stretta, anche quando costa fatica e abnegazione.

Ci racconti che donna è Angela, la protagonista di Tutta la musica del cuore?

"Angela è una donna ferita dalla vita, perché ha subito un trauma molto grave, per cui ha deciso di abbandonare quella che era la sua passione e l’amore, cioè la musica, essendo stata una pianista concertista. Dopo questo trauma abbandona tutto, si costruisce una bella corazza e si butta a capofitto in un altro lavoro, che è quello di ispettrice del Ministero dell’Istruzione, e la sua vita è votata a far rispettare le regole. Per questo motivo all’inizio è una donna molto chiusa, molto rigida, con se stessa ma anche con gli altri, è una donna ‘trincerata’. Poi, invece, durante la storia si riaprirà alla vita. È un personaggio interessante, con uno svolgimento, con un percorso, con dei cambi, molto bello!"

C’è qualcosa che ti accomuna a lei?

"Beh sì, in parte quella rigidità l’ho ritrovata in me. Di solito di primo acchito vengo giudicata un po’ distaccata, però non è così, è più una questione di educazione. Ho ricevuto molto amore ma anche un’educazione dove le regole erano le regole. Poi certo, ognuno le infrange a modo suo, io l’ho fatto scegliendo una strada, quella della recitazione, che per mio padre non era certo condivisibile. Però, di fatto, l’educazione è quella. Quindi certe sfumature, un po’ rigide, ce le ho e le ho ritrovate dentro di me. Da un altro lato, quello che mi accomuna ad Angela è la devozione per questa sua passione grandissima per l’arte, perché la musica è arte. La forma artistica che io prediligo è chiaramente un’altra, ma la sostanza non cambia".

Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore

Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore
Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore
Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore
Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore

Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore

Come ti sei preparata a questo ruolo, soprattutto dal punto di vista ‘musicale’?

"Mi sono affacciata a questo tipo di musica, quella classica, già all’università. Ovviamente sono una dilettante, non una profonda conoscitrice, però la musica mi piace, sono una persona molto curiosa e mi piace ascoltarla, di qualsiasi tipo. Chiaramente per questa serie ho approfondito alcune mie conoscenze e ho ascoltato molta più musica classica. Poi c’è stata la sfida, chiamiamola così, di imparare a suonare il pianoforte, perché io non ho mai suonato alcuno strumento. Peraltro, quello che doveva eseguire io era uno dei concerti per pianoforte, a detta degli esperti, tra i più difficili. Poi chiaramente ho solo suonato parte del primo movimento del concerto pianoforte e orchestra N. 1 di Čajkovskij. Essendo la protagonista mi rimaneva davvero poco spazio nella giornata, i tempi erano molto risicati, e quindi mi mettevo a studiare di notte, perché volevo dare un’idea di verosimiglianza. Devo ringraziare il mio maestro, Dario D’Ignazio, del Conservatorio di Monopoli, perché è stato estremamente bravo e paziente con me. Io mi sono basata sulla mia capacità mimica, nel senso che guardavo quello che lui faceva , come utilizzava le mani, i suoi movimenti, e poi facevo affidamento al mio orecchio musicale, soprattutto per entrare negli attacchi giusti, perché quella era la cosa fondamentale, con un’orchestra che poi suona. È stato faticoso, avevo una paura terribile, però il regista è stato molto contento e ha usato pochissimo la controfigura. Perciò in alcuni passaggi si vede che sono davvero io al pianoforte, mentre suono. Si vedono le mie mani. Questa è stata una grande soddisfazione".

E sappiamo che alcuni dei ragazzi che recitano nella fiction suonano davvero…

"La maggior parte dei ragazzi sono musicisti e questo elemento credo che conferisca una preziosità alla serie straordinaria, nel senso che c’è la verità. Alcuni sono peraltro piccolissimi, di dieci – undici anni. Ogni volta che ne parlo mi emoziono. Tutte le volte che ero in scena con loro e loro suonavano, per me era facilissimo fare il mio lavoro. Questa secondo me è la vera potenza della musica, soprattutto suonata da dei ragazzini. Allora ti rendi conto che non ha senso la classificazione della musica, è soltanto sentimento, è tecnica, è impegno. Questi ragazzi studiano in continuazione, hanno una diligenza quasi militare, hanno una disciplina incredibile. Questa è una cosa che ti commuove, quindi per me è stata anche umanamente una bellissima esperienza".

Quale è la novità che porta in tv Tutta la musica del cuore?

"A parte il fatto che si vede in tv la musica classica, questa è una fiction stilisticamente molto curata e bisogna ringraziare per questo il regista Ambrogio Lo Giudice e il direttore della Fotografia Gianfilippo Corticelli, che hanno fatto un lavoro straordinario. E poi c’è il produttore Luca Barbareschi, che è sempre molto attento nei confronti della resa anche visiva. C’è un’eleganza straordinaria e registicamente parlando si vede la sensibilità, il gusto, che il regista Lo Giudice ha nei confronti della musica. Lui ha fatto molti videoclip musicali e ha vinto molto premi, è stato regista dei video di Dalla, di Jovanotti, e altri. Ha veramente una grande conoscenza della musica, e questo traspare. La sua narrazione della musica è molto raffinata. E questa è certamente una grande novità".

Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore

E, se non sbaglio, in questa fiction si parla di mafia in maniera diversa rispetto a come siamo abituati a vedere trattato l’argomento in tv…

"Sì, c’è un modo diverso di approcciarsi al problema della mafia. Siamo abituati a vedere in televisione progetti che, per quanto belli, vanno ad analizzare l’aspetto della mafia che è la brutalità, è la violenza. Noi guardiamo a quel problema da un altro punto di vista. Più che guardare le manifestazioni eclatanti, guardiamo agli effetti che la mafia può avere sulla psicologia delle persone, addirittura sulla psicologia di ragazzini, di come se non li si preserva attraverso i genitori e la scuola questi possano andare a defluire in quei rivoli della microcriminalità, che poi può anche diventare mafia organizzata. Nel Sud Italia, ma non solo, c’è un tasso di abbandono scolastico preoccupante. Molti di questi ragazzi poi vanno in strada. Questo è l’effetto negativo della mafia. Avere invece una passione, coltivarla, avere un luogo deputato a ciò, può fare la differenza, a prescindere da quello che poi faranno nella loro vita, perché è chiaro che non tutti diventeranno concertisti, non tutti diventeranno professori universitari. Anche io, alla fine, ho fatto un lavoro diverso rispetto a quello per cui ho studiato. Ma costruirsi come individui, attraverso una passione, questo può salvare, perché può allontanarti da scorciatoie pericolose. Questo credo sia un messaggio di speranza. E mi piace pensare che, nonostante questa sia solo una fiction e non uno studio o un documentario, si possa far passare questo messaggio, soprattutto in questo momento storico del nostro Paese".

Come ci hai già appena detto, la passione per la musica è un aspetto centrale della fiction. Quanto conta la passione nella vita di un artista?

"La passione è tutto, è la vita. Io amo questo lavoro nonostante avessi studiato per fare altro e non ci sia soluzione di continuità con quello che ho studiato. La passione è un fuoco che è dentro di te e che ti spinge ad andare avanti, a cercare il tuo posto , la tua identità nel mondo. Se riesci a individuare la tua passione e a coltivarla per la vita, è un dono che la vita ti fa. Poi chiaramente ci vuole anche l’impegno, la dedizione, il sacrificio. Per me, ad esempio, questo lavoro non è un mezzo, è il fine. La notorietà è bella, fa piacere, scalda il cuore, ma se domani non potessi più fare questo lavoro non è quello l’aspetto che mi mancherebbe di più, è quello di non poterlo esercitare, di non poter studiare, scavare dentro di me. Il motore principale dovrebbe essere sempre la passione, in ogni lavoro. Infatti quello che auguro a tutti è di individuare la propria passione e magari riuscire a trasformarla in un lavoro".

Quale è il ricordo di questa esperienza che porterai con te?

"La prima cosa sicuramente sono questi ragazzini. Mi hanno dato e insegnato tanto, un po’ come al mio personaggio. Angela è la figura del mentore, ma come spesso accade il mentore insegna ma impara allo stesso tempo, perché i ragazzi sono una risorsa incredibilmente feconda. Poi ricorderò la Puglia: ho amato questa terra in maniera viscerale, perché è una terra splendida, perché ci sono persone bellissime. Abbiamo avuto un’accoglienza incredibile, speciale. Tra l’altro l’ho vissuta dalla fine dell’inverno sino alla piena estate, quindi ho visto tutti i suoi cambiamenti nelle stagioni e ne sono rimasta affascinata. Sono tanti ricordi. Anche la fatica, la condivisione, l’impegno. Tante piccole cose che fanno esperienza".

Francesca Cavallin - foto di scena di Tutta la musica del cuore

Probabilmente non sei tu la persona giusta a cui porre questa domanda, ma ci provo comunque: perché questa fiction ha dovuto attendere quasi tre anni per la messa in onda?

"Non saprei come risponderti. Credo che non sia una domanda di mia pertinenza, anche perché noi attori siamo sempre gli ultimi a sapere queste cose. Però mi piace pensare che magari sia questo il momento giusto, anche per la ricezione dei contenuti di questa fiction, che forse dovessero maturare i tempi.. Forse bisognava davvero aspettare tanto, per farla apprezzare. Sarebbe bello che in Italia si ritornasse nel Servizio pubblico televisivo a parlare anche di altre cose, e non solo di cose leggere. Anche in questa fiction ci sono dei momenti di leggerezza, per carità. Però anche far riflettere credo che ogni tanto vada bene. Deve esserci spazio per tutto. Magari alla fine non è andato così male dover aspettare così tanto. E speriamo vada bene!"

Ne parleremo in modo più approfondito prossimamente, ma intanto ci puoi solamente anticipare quali saranno le novità che interesseranno Bianca, il tuo personaggio in Un medico in famiglia 8?

"Intanto Bianca è incinta e dovrà confrontarsi con l’arrivo della madre, una donna molto ingombrante, un’attrice che ha avuto grandissimo successo in Italia negli anni ’60-‘70. Una sorta di animale da palcoscenico che vuole essere sempre al centro dell’attenzione e Bianca le rimprovera di non aver mai esercitato pienamente il ruolo di madre. Poi sarà impegnata anche ad aiutare la famiglia Martini a ricomprare la casa che rischiano di perdere e deciderà di prendere l’impegno di un format televisivo in cui insegna a fare i dolci. Però, a differenza della madre, appena vede una telecamera va nel pallone e non capisce più nulla. Quindi arriverà la madre, che prenderà in mano la situazione, ‘fagocitando’ lo spazio televisivo. Bianca è sempre molto simpatica e mi diverte. Poi mi sono trovata benissimo con Catherine Spaak che interpreta appunto la mia mamma. È stato un incontro molto bello, non solo professionale ma anche personale, quello con la Spaak".

Per concludere e salutarci, so che in primavera ti ritroveremo in tv anche in Adriano Olivetti - La Forza di un Sogno…

"Sì, quello è davvero un film bellissimo! Io interpreto Paola Levi, la prima moglie di Olivetti. È stata un’esperienza bellissima, avrei tantissime cose da raccontarvi… E lo farò quando sarà il momento!"

Ringraziamo Francesca Cavallin e le diamo appuntamento per i suoi prossimi impegni televisivi.

Foto di apertura: Amedeo Turello
Foto di scena: RaiTv

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