Corrado Formigli a Blogo: "Piazzapulita rompiscatole per vocazione. Noi diversi dagli altri, partiamo con un reportage dalla Somalia"

Giovedì torna Piazzapulita con un lungo reportage dalla Somalia. Corrado Formigli a Blogo: "Il nostro è un linguaggio riconoscibile, proponiamo un format diverso dagli altri. Ho invitato Salvini ma non viene. A Gerardo Greco auguro la libertà che ho io a La7"

Piazzapulita riparte dalla Somalia e dal reportage, vero e proprio marchio di fabbrica della trasmissione di nuovo in onda su La7 da giovedì 20 settembre.

Differenti e orgogliosi di esserlo, a tal punto da sottolinearlo anche nel promo del programma, con uno slogan che non lascia scampo ad interpretazioni: Piazzapulita ci va. Un modo per distinguersi dal resto dell’offerta televisiva? “Sì, assolutamente – conferma Corrado Formigli a Blogo – non credo esista una trasmissione che apra con un reportage dalla Somalia. Abbiamo cinquanta minuti di montato in ogni puntata sotto forma di inchieste e approfondimenti. Al mio fianco ho il team migliore in Italia per questo tipo di lavoro, siamo gli unici ad avere una squadra fissa di filmaker ed editor, ci sarà un uso dei droni molto interessante, accompagnato da una qualità cinematografica che si è un po’ persa. Il nostro è un linguaggio riconoscibile. E poi andiamo nei posti, offrendo uno sguardo sul mondo”.

Il Somaliland è uno Stato situato nel Corno d’Africa, non riconosciuto dalla comunità internazionale. “Molte persone non ne conoscono nemmeno l’esistenza – spiega Formigli, rientrato dalla spedizione lo scorso 14 settembre – è uno dei posti più poveri del mondo, devastato dalla siccità e dai cambiamenti climatici. Era interessante raccontare la storia di persone che conosciamo solo per vicende legate ai naufragi. E’ un’area non più abitabile, dove non c’è cibo, né acqua, la mortalità infantile è mostruosa. I cambiamenti climatici generano lo stesso tipo di reazione e movimento che provoca una guerra. Ho deciso di andare in quei luoghi dopo alcune informazioni e frasi ironiche veicolate dai politici quest’estate. Gli ‘scheletrini’, termine usato da Salvini per definire i passeggeri della Diciotti, esistono davvero. Ma mi riferisco anche a frasi come ‘aiutiamoli a casa loro’, che hanno nutrito pure il governo precedente. Se si va sul posto ci si rende conto che è un’affermazione priva di contenuto. Là ci sono solo le Ong. In quest’ultimo anno c’è stata una criminalizzazione della categoria da parte della politica e dei mezzi di informazione”.

La televisione propone talk da mattina a sera, su tutte le reti. Non percepisci il rischio di una saturazione di ospiti e di temi?

“Considero Piazzapulita un format diverso dagli altri. Cerchiamo di mixare gli ospiti con il racconto molto forte della realtà. Nella prima puntata avremo due personaggi mai visti in un talk italiano: il ministro degli esteri del Lussemburgo Jean Asselborn e Oscar Camps, fondatore della Ong Open Arms. Punteremo inoltre sulle competenze. Ci sarà Federico Fubini e tornerà Valentina Petrini. Di opinionisti bravi ed efficaci in tv non ce ne sono migliaia. Alla fine il pubblico tende ad affezionarsi a certe figure e noi cerchiamo di avviare un processo di fidelizzazione. Parto comunque dal presupposto che il pubblico normale non guardi tutti i talk, tutti i giorni. Ne sceglie uno, al massimo due”.

L’anno passato l’agenda politica fu ricchissima di eventi che ‘drogarono’ inevitabilmente gli ascolti. Sarà difficile confermarsi in una stagione che vede le elezioni europee di fine maggio come unico appuntamento importante.
“Io non penso. Anzi, sento una fortissima curiosità da parte del pubblico. C’è inquietudine da una parte, curiosità ed entusiasmo dall’altra, a seconda delle convinzioni politiche. Assistiamo ad una forte fibrillazione anche dentro lo stesso governo, il livello delle attese è altissimo. Maggio non è lontano, la campagna elettorale per le europee è già partita. Non so se si raggiungeranno le vette dell’anno scorso, ma c’è attenzione per un mondo a noi nuovo. Siamo di fronte ad una svolta epocale e a mio avviso il pubblico la percepisce”.

L’anno scorso lanciasti un appello a Matteo Salvini perché la Lega si rifiutava di mandare i suoi esponenti in trasmissione. E’ cambiato qualcosa?
“Salvini l’ho invitato anche per questo primo appuntamento. I nostri appelli sono rimasti senza risposta. L’anno scorso lo contattammo tantissime volte, senza avere mai l’ok. Ci mancherebbe, ognuno è libero di andare dove vuole, ma a me piacerebbe che si confrontasse non solo con i giornalisti, ma pure con le immagini forti offerte dai nostri servizi. Un grande leader è chiamato a rapportarsi con la realtà. Purtroppo noto un’allergia sempre più accentuata da parte dei nuovi politici, non solo della Lega. Sono molto allenati nel rispondere alle domande, mentre è molto più complesso confrontarsi con i reportage. In quel caso è difficile fornire delle risposte. Quando vedi un bambino che muore, non per colpa di una guerra ma di un cambiamento climatico, cosa rispondi? Quel bambino non ha diritto di venire da noi a cercare una chance? Come lo salviamo? Cosa possiamo fare per lui? Vorrei chiederlo a Salvini”.

Al contrario di Salvini e Di Maio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si vede raramente in televisione. Vi piacerebbe averlo ospite in studio?
“Conte è interessante, tuttavia non credo che tiri un’aria tale che lo spinga a venire a Piazzapulita. Se volete lanciare un appello voi di Tvblog ne sono ben lieto. Ironia a parte, mi pare di capire che abbia scelto una linea di comunicazione molto prudente”.

Con i social è sempre più diretto il rapporto tra i politici e i cittadini. Le dirette Facebook hanno sostituito il confronto giornalistico e non esiste più il contraddittorio. I talk fanno bene ad utilizzare quel materiale o dovrebbero siglare un patto non scritto per evitarne la diffusione?
“Non credo alle ricette drastiche. Esiste una deontologia personale. Io posso anche mandare il filmato di Salvini che parla da un tetto, dipende da ciò che faccio dopo. Perché vietarlo? Il mio compito è spiegare cosa accade. Non siamo dei censori, dobbiamo essere dei guardiani del potere e del suo esercizio. Questo rapporto diretto col popolo esclude una narrazione indipendente terza. Tutto ciò che diverge da questa linea viene visto con sospetto. Piazzapulita ha una vocazione che è quella di avere un punto critico sul governo, qualsiasi esso sia. Ci siamo sempre comportati alla stessa maniera, con Berlusconi, Monti e Renzi. Faremo lo stesso anche con questo esecutivo. Siamo rompiscatole per vocazione”.

Al giovedì continuerete a scontrarvi con l’offerta informativa di Retequattro, che però ha cambiato sia conduttore che linea editoriale col passaggio da Quinta Colonna di Paolo Del Debbio a W l’Italia-Oggi e domani di Gerardo Greco. Pensi che muterà la distribuzione del pubblico?

“Non lo so, lo scopriremo solo vivendo. Mi pare che Retequattro abbia intrapreso la via di cambiamento, vorrebbe rivolgersi ad un pubblico differente. Non so se ci riuscirà o meno, vedremo. Credo che alla fine lo spettatore apprezzi soprattutto la libertà con cui un programma affronta i anche i temi più spinosi. Faccio un augurio di cuore a Gerardo affinché possa godere della stessa mia libertà a La7, che è assoluta”.

Anche quest’anno la chiusura di trasmissione è fissata per mezzanotte e cinquanta. Non credi che la rincorsa agli ascolti penalizzi la resa del prodotto?
“La chiusura a mezzanotte e cinquanta anziché a mezzanotte e mezzo non stravolge lo share di una trasmissione”.

L'eventuale chiusura alle 24 però sì.
“Vero. Ma si sta andando verso la scomparsa della concezione della seconda serata, che viene inglobata nella prima. Piazzapulita ad un certo punto del programma cambia registro. Se porti avanti certe inchieste ti serve necessariamente del tempo per svilupparle, sono corpose. Se succederà di essere scarichi, magari chiuderemo un po’ prima”.
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