Roma Fiction Fest- La Masterclass su Lost con gli autori Carlton Cuse e Damon Lindelof, il regista Jack Bender e Matthew Fox: “Le vere risposte alla fine toccheranno a voi”

Con il classico ritardo accademico, la Masterclass dedicata a “Lost” all’interno del Roma Fiction Fest è stata una vera e propria celebrazione del serial più discusso degli ultimi anni. Per l’occasione erano presenti, come già annunciato tempo fa, i due autori storici della serie, Carlton Cuse e Damon Lindelof, accompagnati dal regista e produttore Jack

Con il classico ritardo accademico, la Masterclass dedicata a “Lost” all’interno del Roma Fiction Fest è stata una vera e propria celebrazione del serial più discusso degli ultimi anni. Per l’occasione erano presenti, come già annunciato tempo fa, i due autori storici della serie, Carlton Cuse e Damon Lindelof, accompagnati dal regista e produttore Jack Bender e, in seguito, da Matthew “Dr. Shepard” Fox.

Molti i temi affrontati nell’ora e mezza di discussione: si è parlato della realizzazione di un episodio di “Lost”, di come si va d’accordo quando bisogna dirigere così tante persone, delle questioni veramente care agli autori del telefilm e, ovviamente, s’è cercato di estrapolare qualche anticipazione sull’ultima stagione, la numero sei.

Dopo l’accoglienza di Steve Della Casa, che ne ha approfittato per ringraziare la Disney per l’occasione, si è passato alla proiezione del primo di 6 clip realizzati appositamente per l’evento, alcuni dei quali scelti direttamente da Cuse e Lindelof. Proprio quest’ultimo dà il via alla discussione, e chiarisce quale sia secondo lui uno dei punti forti di “Lost”:

“ Il fatto che abbiamo deciso di non parlarne molto e di non rispondere a tante domande è proprio perchè abbiamo pensato che sarebbe stato il pubblico a parlarne con gli amici e su internet. Proprio questo ha reso Lost più interessante”.

E’ curioso sapere che in realtà Cuse e Lindelof erano già pronti a chiudere la serie a breve, consapevoli che forse il pubblico non avrebbe apprezzato appieno tutti i misteri dell’isola. Inoltre, il licenziamento del produttore esecutivo Abc che ebbe l’idea di partenza (di cui, a detta di Cuse, sentiamo la voce nel “Previously on Lost” agli inizi dello show) non era sicuramente un buon segno:

(Cuse)“Quando uscì il pilota ed abbiamo saputo che il produttore esecutivo era stato licenziato, io e Damon ci trovammo da soli e decidemmo di fare solo 12 episodi, utilizzando le nostre idee più creative e realizzando qualcosa che la tv non avesse mai visto. Ci siamo potuti permettere di violare molte regole che la televisione ha, con un copione molto complesso ed ambiguo, con tanti personaggi, in modo tale che questo fosse un serial diverso dagli altri”.

Jack Bender

(Bender) “Anche io credo che tutto parta dalla sceneggiatura, dalla storia che questi due ragazzi che ho il piacere di definire partner e che tutti gli altri sceneggiatori e produttori tirano fuori ed elaborano. Credo che però ci sia un’altra ragione il cui il nostro show sia diventato quello che viene citato più frequentemente in tutto il mondo: innanzitutto abbiamo un fantastico cast di attori e di protagonisti che vanno a toccare il cuore di tutte le persone in varie parti del mondo nonchè un concetto globale, cioè di come si viva e sopravviva insieme ma, alla fine, si muoia da soli”.

Il tutto, però, condito da una serie di misteri che rendono “Lost” anche una delle serie più complicate da seguire. Una sfida non solo per chi l’ha fatta, ma anche per chi l’ha seguita, che fino al 2004 non si era mai trovato davanti ad una storia del genere, secondo Lindelof:

“Quando abbiamo cominciato, in tv non si era visto nulla del genere. Il pubblico di solito vedeva un inizio, un intermezzo e una fine. La gente era abituata a vedere cast di 8 personaggi massimo, senza mostri, sedie a rotelle, ecc. Noi abbiamo deciso di provare a raccontare la storia di un gruppo di persone che per almeno 2 anni resta su un’isola deserta, e penso che solo ora il pubblico stia capendo cosa avevamo in mente”.

Non poteva non esserci la più classica delle domande: come comincia una giornata tipica degli autori di “Lost” ? Ci pensa Cuse a risolvere questo mistero, scherzandoci sopra:

“Inizia con un po’ di alcool, tequila, vino…C’era il sospetto, vero? Io e Damon facciamo colazione nel mio ufficio, dove parliamo degli argomenti più vari, come la politica, la religione, le nostre famiglie, tra la mezz’ora e le due ore. Quindi andiamo nella stanza degli sceneggiatori, dove siamo in otto, sei sceneggiatori più noi due, e facciamo il making della storia, però in maniera diversa da come si fa in Europa: noi parliamo della storia nel complesso, mettiamo giù le nostre idee e le scriviamo su una lavagnetta. Potremmo anche avere 10 episodi su cui lavorare contemporaneamente, alcuni a livello di concezione, altri della scrittura, altri ancora del perfezionamento della sceneggiatura o della pre produzione o della regia. Pertanto è un grosso lavoro creativo che facciamo su tutta la storia.”

Lost MasterclassA questo proposito interviene Bender:

“Con Cartlon in particolare parlo varie volte al giorno, soprattutto se abbiamo diversi episodi in produzione. Io sono responsabile di far sì che i vari episodi seguano la tabella di marcia, e quindi discutiamo sulle sceneggiature, se devo fare delle note di regia per quello che è stato realizzato. Con Cartlon e Damon comunichiamo spesso, su come sta andando la realizzazione, se ci piace, oppure del cast del singolo episodio”. (subito dopo, Cuse e Lindelof rispondono all’unisono “Non è vero!”)

E, con tutti gli elementi che in cinque anni Cuse e Lindelof ci hanno presentato, c’è il rischio che qualcosa venga dimenticato? No, risponde Lindelof:

“Lost è una nostra produzione, un nostro lavoro di 5 anni. E’ all’interno dei nostri geni, però c’è un signore, Gregg Nations, che archivia tutti i fatti accaduti e ce li ricorda durante i nostri viaggi nel tempo. Ovviamente non gli diciamo cosa accadrà, sennò si sparerebbe…”

Per quanto riguarda la difficoltà di gestire un cast così ampio, per Cuse il problema non sussiste, dal momento che “Jack è alle Hawaii, io sono a Los Angeles. Non li abbiamo mai incontrati…”; mentre Bender ricorda come “all’inizio loro due mi avevano detto che con gli attori avrei dovuto lavorare io, e che loro non volevano averci a che fare”.

L’occasione, questa, per far entrare in sala Matthew Fox, accolto entusiasticamente dal pubblico presente, a cui viene subito chiesto come ci si sente a lavorare per “Lost” e cosa provò la prima volta che lesse la sceneggiatura (è stato il primo del cast a leggere il copione del pilot):

Matthew Fox

“La prima volta che ho letto la sceneggiatura mi trovato nell’ufficio di qualcuno alla Disney, ed era il secondo giorno che conoscevo Damon e J.J. Abrams. Nessuno sapeva dello show e mi hanno chiesto di leggere la sceneggiatura del pilot. Mentre lo facevo entravano continuamente in stanza per chiedermi cosa ne pensavo. E devo dire che è stata la miglior sceneggiatura di un pilota che abbia mai letto. Sono orgoglioso di aver fatto parte di questo show. Abbiamo ancora 8 mesi di lavoro, e me li voglio gustare”.

Fox risponde anche alla domanda di uno spettatore, che chiede se attori ed autori si siano mai resi conto del rischio che stavano correndo nel lavorare ad una serie così diversa dalle altre. Per l’attore, il fattore preoccupazione non c’è mai stato, anzi:

“E’ una cosa che non mi è mai venuta in mente, anche perchè è molto pericoloso avvicinarsi ad uno show avendo queste preoccupazioni. Io ero assolutamente colpito dalla sceneggiatura, entusiasta all’idea di quelle che erano le opportunità con quelle premesse, ed è la cosa che mi ha permesso di gettarmi anima e corpo”.

Sembra, insomma, che tra attori, produzione ed autori vada tutto alla grande. Possibile che non ci siano mai stati screzi, come in ogni telefilm che si rispetti?

(Lindelof) “C’è una cosa su cui io e jack non siamo stati d’accordo, quando i personaggi cadono dall’alto: Jack pensa sia molto divertente. Voi ancora non avete visto la quinta stagione, perchè sarebbe illegale (il pubblico in sala ride), ma c’è una scena in cui Locke cade da un’altezza notevole, e ne abbiamo discusso a lungo”.

(Bender) “C’è stata un’ occasione in cui non era d’accordo con Cuse e Lindelof. Stavo partendo per le Hawaii e i due mi spiegavano l’arco narrativo della stagione, con la scena iniziale di una piccola figura che emergeva dalle onde che sarebbe stato un robot che avrebbe detto “Io sono Roby!”. Non capivo se mi stessero prendendo in giro o no, tant’è che avevano anche disegnato su un tovagliolino questo personaggio il giorno prima. Quella è stata l’unica volta che ho dubitato del loro gusto. (i due autori intervengono, rassicurando i fan: “Era uno scherzo…”) Di solito discutiamo, cerchiamo di capire e ci sono problemi e di risolvere l’inghippo. Siamo una squadra”.

Come vi abbiamo detto all’inizio, sono stati 6 i clip trasmessi in sala: nel primo si vedeva un mega riassunto dello show, nel secondo la scena della partenza in zattera alla fine della prima stagione, nel terzo la morte di Charlie nella terza stagione, quindi la scena della telefonata tra Desmond e Penny ne “La costante”, il primo flash forward della serie -quello con Kate e Jack-, ed infine una clip sul successo della serie nel mondo, con un appuntamento per il 2010.

Carlton CuseIn particolare, Cuse è voluto intervenire sulla realizzazione dell’episodio “La costante”, uno dei più importanti di tutto il telefilm, sottolineandone la difficoltà di scrittura:

“Ci vogliono due settimane solitamente per scrivere un episodio, ma noi ce ne abbiamo messe cinque in questo caso per rendere esplicito il tema del viaggio nel tempo. Tutti parlano della mitologia di Lost, ma noi lavoriamo tanto sui personaggi e ci abbiamo messo tanto per fare un gran lavoro su di loro e sulla carica emotiva di quest’episodio”.

Sulla questione emotività, lo appoggia Bender, che ora parla in qualità di regista di alcuni episodi, tra cui proprio “The constant”:

“Sullo stile visivo, noi registi ci concentriamo sul mondo in cui si trovano questi personaggi, in particolare per questo episodio ho dovuto cercare un modo per descrivere quello che Desmond stava vivendo ed ho cercato anche io di farlo concentrandomi sul personaggio, ma non attraverso dei viaggi della mente, ma attraverso il mondo in cui si trova prima e dopo. Per questo abbiamo bisogno di attori così bravi, per poter dare il meglio”.

LostSi giunge finalmente a parlare dell’ultima stagione, attesa in tutto il mondo per via delle molte risposte che devono ancora essere date. Non è stata fatta nessuna anticipazione in particolare, ma sia Fox che gli autori hanno parlato del modo in cui verrà realizzato il finale di “Lost”. Fox, ad esempio, ha chiarito ad un ragazzo che quello che lui effettivamente sa sull’ultimo episodio non è detto che sia il finale vero e proprio:

“Posso avere un’immagine conclusiva del finale, ma non sono a conoscenza delle conversazione dei due autori tra di loro e col resto del cast. Loro sono stati furbi perchè hanno dato delle informazioni a me, ed altre agli altri di cui ne avevano bisogno, tenendoci all’oscuro su tutto. Per cui io potrei conoscere un finale, e gli altri attori un altro finale”.

E se Cuse scherza ancora (“Matthew sa solo che l’isola si alzerà in volo e si sposterà, ma non sa dove”), Lindelof conferma ancora una volta che il finale è già nella loro mente fin dagli esordi dello show. Quello che hanno dovuto fare è stato “semplicemente” scrivere tutto ciò che stava tra l’inizio e la fine.

E se vi aspettate un finale secco, che non lascia via di scampo a varie interpretazioni, vi sbagliate. Parola di Cuse, interpellato a proposito della questione filosofica tra fede e ragione presente fin dall’inizio. Secondo lui, saranno gli stessi telespettatori a dover comprendere i destini di ognuno dei protagonisti, a seconda di come questi li hanno emozionati negli ultimi 5 anni:

“Come per tutte le altre questioni filosofiche presenti nella serie, il finale dipenderà da come ognuno di noi sente i personaggi. Noi lavoreremo su diversi assi e su tutto il cast. Potremo rispondere a varie domande ed i personaggi dovranno lavorare su varie questioni, ma alla fine sarete voi a dare una risposta a queste”.

Ancora una volta, insomma, Cuse e Lindelof hanno saputo alimentare la curiosità del pubblico che ormai è abituato ai loro giochi di parole dette e non dette. Ma anche questo, in fondo, è diventato parte dell’universo di “Lost”. E per il 2011, hanno già qualche progetto nuovo in mente? Se Cuse spiega che “Siamo così impegnati che Lost è l’unica cosa a cui penseremo per il prossimo anno. E’ incredibile già essere a Roma, visto che conduciamo per Lost una vota monastica. Non so cosa accadrà, ma sicuramente qualcosa di diverso”, Lindelof è molto più certo di quello che farà a maggio 2010:

“Mi unirò alla Dharma Initiative”.

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