Il fenomeno Reality Show raccontato sul palco dagli allievi dell’accademia ‘Studio 254’. L’autore televisivo Cesare Lanza a TvBlog: “I Tronisti sono come gli sciuscià di Rossellini”

Il Reality Show, signore e signori è un mostro trash o la rappresentazione aspra della nostra realtà? Una domanda totale cui proveranno a rispondere questa sera i ragazzi di Studio 254, l’accademia romana di spettacolo e comunicazione fondata dal giornalista e celebre autore televisivo Cesare Lanza (La Talpa, Questa Domenica, Domenica In, La Fattoria): presso

Cesare LanzaIl Reality Show, signore e signori è un mostro trash o la rappresentazione aspra della nostra realtà? Una domanda totale cui proveranno a rispondere questa sera i ragazzi di Studio 254, l’accademia romana di spettacolo e comunicazione fondata dal giornalista e celebre autore televisivo Cesare Lanza (La Talpa, Questa Domenica, Domenica In, La Fattoria): presso il Teatro Sala Umberto di Via della Mercede a Roma, infatti, gli allievi dibatteranno sul palco, in una sorta di anomala e intrigante pièce a metà tra il teatro sociale e il talk show, di questo fulcro nodale della speculazione filosofica televisiva.

Abbiamo intervistato lo stesso Cesare Lanza, a poche ore dallo spettacolo, entrando nel merito dell’oggetto della rappresentazione da lui ideata e curata:

Come si è arrivati a questa tipologia di spettacolo?

“L’indirizzo che ho cercato di dare alla mia scuola è quello di evitare teorie a mio parere inutili o superflue (basta acquistare qualche libro, per impossessarsi della teoria) e attrezzare, preparare gli iscritti a Studio 254 all’approccio, aspro e imprevedibile, della realtà “vera”. Coerentemente con questa logica, abbiamo evitato il rituale saggio di fine anno riservato ad amici e parenti pronti ad applaudire qualsiasi esibizione e abbiamo preparato uno “show”, mixando con alcune figure professionali: sarà, per quasi tutti, una sorta di debutto, rischioso e significativo, in un teatro tra i più noti di Roma – la sala Umberto – con cinquecento spettatori”

Non a caso il pubblico presente sarà composto da elementi di spicco della tv e del giornalismo. Moderatore sarà Raffaello Tonon. Tra gli ospiti, Paola Perego, Sandra Milo, Alessandro Meluzzi, Anna Pettinelli, Aldo De Luca, Gabriella Germani, Lina Carcuro, Roberto Alessi, Maurizio Mattioli, Floriana Secondi, Milo Coretti, Pasquale Laricchia, Emanuela Tittocchia, Vincenzo Cantatore.

Come si pongono gli allievi della scuola davanti alla pochezza media del concorrente-tipo del Reality Show? Chi studia e si applica può, oggigiorno, sentirsi “minacciato” da chi arriva alla fama in un attimo senza credenziali o talento?

Dai reality sono uscite personalità importanti. Un nome per tutti: Luca Argentero. Tra le linee guida che cerco di trasmettere ai miei allievi c’è questa, che vale anche per la vita: rispetto per tutti, massimo rispetto; paura di nessuno.

Qual è, dunque, la risposta alla domanda delle domande: il Reality è un mostro trash o è la rappresentazione aspra della nostra realtà?

Per me è neorealismo televisivo. I tronisti di Maria De Filippi sono gli sciuscià di Rossellini. E Maria è un genio di oggi come Rossellini lo fu nel dopoguerra. I critici non sanno riconoscere, spesso, la realtà mel mom ento in cui si presenta. Dopo, è troppo facile. Il reality racconta una realtà che non piace, ma comunque realtà: aspra, volgare, rude, brutale… ciò che si vuole, ma realtà. Anche la realtà del dopoguerra non piaceva, anche Rossellini e De Sica furono accolti con malagrazia.

Ma la televisione non potrebbe aspirare a un ruolo più “plasmante” della realtà? Nello specifico: è giusto che la televisione si limiti a “rappresentare” o, come fa già l’arte in genere, dovrebbe puntare a “creare”, semmai a “migliorare”, questa realtà?

Io non sono un educatore. Se avessi desiderato esserlo, o se fossi all’altezza del compito, avrei fatto il missionario o l’insegnante. Rispetto perfino chi ha la presunzione di esserlo, anche se i talebani come Gad Lerner (che mi è molto simpatico, missioni a parte) mi fanno sorridere. Rappresentare la realtà non è comunque un valore secondario. Per quel che mi riguarda ho quattro riferimenti da rispettare: l’editore, con cui ho stretto un patto; il pubblico, che può premiarmi o bocciarmi; le leggi, che esistono anche se a volte si dimenticano: e infine, la mia coscienza. Dopo aver rispettato i primi tre riferimenti, decido io. Non mi lascio influenzare da educatori, talebani, religiosi, predicatori, critici… A ciascuno il suo mestiere. Il mio è quello di intrattenere, interessare, coinvolgere, divertire, emozionare.

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