Vera Spadini a Blogo: "A Sky Sport ho imparato tanto, con Ibrahimovic rilitigherei, respingo i corteggiamenti, sono anti-social"

A Tvblog.it parla la giornalista di Sky Sport: ecco le dichiarazioni sulla carriera, sull'esperienza di cui è più orgogliosa, su una gaffe storica, sul rapporto con i social e sullo status sentimentale.

Si conclude su Tvblog un viaggio in 6 puntate alla scoperta delle telegiornaliste che si occupano di calcio. Quanti di voi si sono chiesti che tipo di gavetta c’è dietro il lavoro di ognuna di loro, quali sono i pregiudizi che devono affrontare in un ambiente prettamente maschilista, quali sono le gaffe più celebri che hanno commesso o i loro sogni nel cassetto, che rapporto hanno con i social network? E, poi, dulcis in fundo… ma sono single, fidanzate o sposate? Ecco tutte le curiosità soddisfatte… la sesta intervistata è Vera Spadini.

Partiamo dalla gavetta. Quando è nata la passione per il giornalismo e quali esperienze significative hai fatto prima di approdare a Sky?

“Amo il calcio e mi piaceva palleggiare fin da quando ero bambina. Più tardi mi è venuta la passione per il giornalismo. Ho frequentato Giurisprudenza e volevo essere avvocato, poi però ho iniziato a collaborare con alcune redazioni e ho deciso di intraprendere quella strada. Ho realizzato sia articoli musicali (la musica è la mia passione sia servizi sulle partite in occasione dei Mondiali del 2002 in Corea e Giappone. Ho proseguito sui siti con la descrizione dei match e dei giocatori, facevo anche aggiornamenti notturni ed era un lavoro particolarmente pesante. Da lì sono passata a Milan Channel dove per 5 anni ho fatto l’inviata e la conduttrice. A fine 2008 sono arrivata a Sky”.

Come è nata la collaborazione? Hai inviato un curriculum o sei stata notata per i tuoi precedenti lavori?
“Mi hanno chiamato loro vedendomi su Milan Channel”.

La famiglia ti ha incoraggiato a intraprendere questo mestiere o era scettica all’inizio?
“Era scettica soprattutto per l’aspetto televisivo piuttosto che per quello giornalistico complessivo. I miei sono tradizionalisti ed erano un po’ preoccupati rispetto al mondo della televisione”.

Ti ricordi il tuo primo giorno di lavoro a Sky Sport?
“Passai da un ambiente quasi a conduzione familiare a uno molto grande. Ero abbastanza terrorizzata e l’inserimento è stato condizionato all’inizio da questa paura. Ma ho trovato una redazione familiare e unita e, superato il primo step, mi sono trovata molto bene. Ho fatto un sacco di esperienza e ho imparato tante cose in poco tempo”.

Il servizio o l'esperienza di cui sei più orgogliosa?
“Mi viene in mente subito il Mondiale in Brasile, è stata un’esperienza a tutto tondo sia dal punto di vista professionale sia per l’essere entrata in contatto con altre realtà. Ho avuto l’occasione di fare servizi un po’ sociali, sono stata nelle favelas dove ho conosciuto bambini che sognano di diventare Messi o Cristiano Ronaldo e questo incontro mi ha particolarmente colpito”.

Una gaffe clamorosa che hai fatto e che vuoi citare?
“Le mie passioni sono il calcio e la musica e una volta ho detto Louis Armstrong anziché Lance Armstrong. Chiaramente sono finita su Striscia la notizia. E poi c’è la famosa litigata con Ibrahimovic…”.

Con Zlatan com’è andata a finire?
“Ho ricevuto dei fiori, 19 come i gol che aveva fatto all’epoca. Poi ci siamo incrociati sui campi, quindi è andato al Paris Saint Germain e non l’ho più incontrato. Diciamo che non è un personaggio facile, ci litigherei di nuovo, non è uno degli uomini del mondo del calcio positivi…”.

Qual è il rapporto con i colleghi maschi in redazione? Hai mai avvertito nel mondo del lavoro eventuali pregiudizi sul fatto che tu sia una donna - e anche bella - che si occupa di calcio?
“Io uso una metafora che deriva dai miei studi in Giurisprudenza. Nel nostro sistema giuridico vige il principio di innocenza fino a prova contraria, quando invece si parla di una donna che lavora nel mondo di calcio c’è il principio di colpevolezza fino a prova contraria, ovvero sei stupida o non sai nulla di calcio finché non dimostri il contrario. Invece per gli uomini non è così e subito si dà per acquisito che siano capaci”.

Ma negli ultimi anni possiamo dire che il giornalismo sportivo ha definitivamente sdoganato il ruolo della donna competente e informata?
“Sì, il pregiudizio oggi è decisamente ridotto grazie a tante donne che hanno dimostrato la loro competenza e autorevolezza. Oggi la carriera di giornalista è ambita da molte”.

Qual è il modello di riferimento nel tuo campo?
“Ci sono dei ‘miti’ a cui guardi quando inizi come Paola Ferrari e Simona Ventura, oggi nominerei Monica Vanali e tante colleghe di Sky Sport che hanno una competenza e professionalità davvero alte”.

Come reagisci ai complimenti e alle lusinghe sui social? E a chi si spinge un po' oltre con gli apprezzamenti?
“Sono un disastro con i social, sono l’anti-social. Riconosco che sono strumenti importanti, è anche bello interagire con le persone ma proprio non sono in grado. Ho un profilo Twitter ma ogni tanto mi scrivono ‘Vera, ci sei?’ e degli account Facebook e Instagram ma non li seguo io. L’impegno è di ‘socializzarmi’ un po’ di più”.

In redazione sono spesso nate storie d'amore tra giornalisti. Sei stata "contagiata" da questo virus?
“Ti cito una battuta di un nostro cameraman che dice ‘Dio li fa e Sky li accoppia’. Nel mio caso no, sono avulsa dal sistema di relazioni interne. Forse mi sono creata uno schermo per evitare relazioni sul posto di lavoro, magari ci sono corteggiamenti ma preferisco di no… (ride, ndB)”.

Vorresti cimentarti come presentatrice? Quale trasmissione ti piacerebbe condurre (o già esistente o da inventare)?
“Progetti ce ne sono tanti, mi piacerebbe portare a frutto anche la mia passione per la musica, in passato ho lavorato a X Factor, magari mi piacerebbe condurre un programma originale che sia un mix tra calcio e musica”.

 

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