Daria Bignardi: “Due strisce quotidiane di satira e informazione su Rai 3, Massimo Giannini eroico”

Rai 3, le novità e gli obiettivi di Daria Bignardi. Intervista de Il Foglio.

“Rai 3 vuole diventare la rete del racconto della realtà, dell’informazione, della cultura, che è un modo di fare le cose e non vuol dire solo libri o arti, del confronto quotidiano con un telespettatore che ci chiede di uscire dal derby manicheo fatto di vecchie ideologie contrapposte […] Rai 3 è la rete del racconto della realtà, del territorio, ma anche della sperimentazione”. Così Daria Bignardi prova a spiegare la ‘sua’ Rai 3 a Il Foglio.

Fra un mese esatto conosceremo tutte le novità dei palinsesti del servizio pubblico, qualcosa ci è stato svelato sulle pagine del quotidiano diretto da Claudio Cerasa. “La notizia è che su Rai 3 ci saranno due strisce quotidiane. Una di satira e informazione dopo le 23.30, in seconda serata, e una in access prime time, come si dice, ovvero tra le 20 e le 20.30. Una striscia di informazione politica, con le notizie di giornata commentate”. E poi “nuovi progetti di sei puntate e altri di quaranta puntate. Parleremo anche di esteri, di islam, di religioni. Sperimenteremo serie tv sullo stile di quella che andrà in onda in primavera su Mafia capitale, realizzata da Claudio Canepari”.

Novità anche per Ballarò: “Posso dirlo? Massimo Giannini in questi due anni è stato eroico. Sfido io a trovare un altro giornalista senza esperienza in tv capace di tener botta con un format che era logoro da anni. Quando Floris ha lasciato improvvisamente Rai 3 andandosene con tutti i suoi autori, il mio predecessore Vianello ha avuto tre settimane, c’era pure agosto di mezzo, per mettere insieme una nuova squadra. Hanno fatto tutti i miracoli, ma non si ripensa un format in tre settimane. Quando sarà il momento giusto parleremo di Ballarò e del suo brand, ci sto lavorando in queste settimane, ma la prima persona che saprà cosa diventerà Ballarò sarà Massimo Giannini e non un giornale”.

I talk, sicuramente, cambieranno: “Che senso ha mandare in onda format di talk show chilometrici che appartengono a un’epoca storica diversa, di grande conflittualità e di grandi polarizzazioni che non ci sono più […] Solo in Spagna e in Turchia ci sono talk d’informazione politica che durano più di un’ora. Ma al massimo durano novanta, cento minuti. Dovremmo rinunciare a format tirati per le lunghe a favore di format più corti. Pochi ospiti, velocità, ritmo, messaggi immediati. La notizia è che un talk che comincia alle 21.10 non finisca oltre le 23.30”.

“Mi piacerebbe poter dire che non ci sarà più nessun programma che verrà chiuso o sospeso per questioni legate esclusivamente agli ascolti – prosegue la direttora -. Il servizio pubblico deve credere in quel che fa […] serve tempo, cura, gruppi di lavoro che si mettono in discussione e si reinventano a ogni stagione […] Se bisogna sperimentare lo faremo anche a costo di perdere qualche punto”. L’obiettivo della ‘gestione Bignardi’ sarà anche quello di “abbassare almeno di cinque anni l’età media del telespettatore di Rai 3”.

Guai, invece, a parlare di ‘editto’ per riferirsi al dress code della Bignardi per i volti della sua rete: “Abbiamo ragionato su alcuni cambi di stile. Cambieremo nei programmi del day time le scenografie, le grafiche, le luci, e abbiamo pensato anche di ragionare su uno stile aggiornato per chi andrà in onda. Senza troppe cofane in testa o cravattoni. Accortezze, eleganza. Nessun’imposizione, è una condivisione semmai”.

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