Parallelo Italia, Riotta demolito da Travaglio e Feltri. E su Twitter litiga coi 99 Posse

Parallelo Italia regala a Riotta noie e guai

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Parallelo Italia per Gianni Riotta più che una soddisfazione professionale si sta rivelando fonte di guai. Oltre alle contestazioni ricevute in piazza Municipio a Napoli, con Malika Ayane costretta a interrompere la sua esibizione musicale (ci ritorneremo su questo punto), oltre agli ascolti in caduta libera nella seconda puntata, l'ex direttore del Tg1 deve fare i conti con le critiche che alcuni prestigiosi colleghi gli hanno rivolto sui giornali. A partire da Marco Travaglio, secondo il quale Riotta "ha messo d’accordo i critici e i telespettatori, candidandosi alla palma del Telecane di tutti i tempi per il più brutto talk show della storia della televisione italiana e forse mondiale, in bianco e nero e a colori":

Nella prima puntata, ripeteva a pappagallo: “Questo non è un talk show”. E tutti a domandarsi: e che minchia sarà, allora? Poi è arrivata la risposta: è una boiata. L’ottimismo obbligatorio e la retorica delle“buone notizie” sono noia allo stato puro, specie se la buona notizia è Expo (il più grande flop della storia d’Italia dopo 47-35 Parallelo Italia).

Il direttore del Fatto Quotidiano ha ricordato il passato televisivo di Riotta:

Nel 2007 al Tg1, bucò clamorosamente e volontariamente il V-Day di Grillo (una notizietta di 29 secondi da studio senza lo straccio di un filmato), atto di nascita di un movimento discretamente rilevante. E che poi, intervistando B., gli lasciò dire “Ho fatto di tutto per trattenere Biagi alla Rai, ma lui se ne volle andare per intascare una lauta liquidazione”. E che infine irruppe nel genere horror vantando il“record di ascolti in tutte le edizioni del Tg1 nella giornata del terremoto in Abruzzo”. Un’autopompa funebre rimasta ineguagliata.

Ci è andato più leggero, si fa per dire, Vittorio Feltri, che pure ha bocciato il programma di Raitre che martedì andrà in onda da BariPalermo:

Riotta è titolare di un programma sperimentale. Titolo: 47 35 Parallelo Italia, che sembra perfetto per impedire agli abbonati di capire di che cosa si tratti. Obiettivo raggiunto. Infatti il pubblico, seguita la seconda puntata, non ha ancora compreso un tubo e, come sempre in questi casi, invece di apprezzare gli sforzi sovrumani del conduttore, ha pensato bene di cambiare canale o, addirittura, di spegnere il televisore. Risultato: l'audience è andata a pallino per aria.

Feltri, già durissimo con Francesca Barra, ha scritto ancora:

Riotta ha provato, ce l'ha messa tutta, però il suo tentativo è stato velleitario, quasi patetico, perché gli autori e i dirigenti della stessa Rete non erano impegnati a costruire una edizione evoluta dei normali talk show: volevano soltanto lanciarsi in un azzardo, confidando nel miracolo. Aspetta e spera. San Gennaro è stanco di andare in soccorso di chi non lo merita. Pertanto, il programma è naufragato nella mediocrità.

Intanto su Twitter Riotta (salvato in parte da Aldo Grasso: "Tra la rissa e la noia esiste una via di mezzo fatta di opinioni solide, di analisi concrete e di intelligenza del logos?" (...) "Era la prima puntata e nessuno nasce imparato. Ma c’è molto da lavorare, soprattutto sul ritmo. Bisogna procedere ad asciugare il testo, a sfrondarlo da eccessi. E convincersi che si sta conducendo un talk") è stato contestato (aridaje) dal gruppo napoletano dei 99 Posse. Ne è nato un botta e risposta con - a quanto pare - strascichi giudiziari:





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