Home Interviste Antonio Ornano in esclusiva a TvBlog: “Un comico oggi deve squarciare l’ipocrisia che ci circonda, abbiamo il privilegio di poterlo fare da un palco”

Antonio Ornano in esclusiva a TvBlog: “Un comico oggi deve squarciare l’ipocrisia che ci circonda, abbiamo il privilegio di poterlo fare da un palco”

Antonio Ornano si racconta in esclusiva a TvBlog. Il noto comico è tra i protagonisti della nuova edizione di Zelig, ma anche nei teatri con il suo ultimo spettacolo dal titolo Ingrato. Una carriera ricca di opportunità con qualche sorpresa e tante aspettative.

23 Ottobre 2026 17:19

Un palcoscenico è come un trampolino può lanciarti verso il successo oppure catapultarti nell’abisso. Quando, poi, c’è di mezzo la comicità i margini tra successo e abisso sono ancor più labili. Far ridere è una peculiarità che chiunque vorrebbe possedere, a riuscirci con estro e originalità sono davvero in pochi. I migliori, inoltre, fanno ridere, emozionare e persino riflettere. Coloro i quali che suscitano tutte queste suggestioni insieme in Italia si contano sulle dita di una mano, per questo riempiono palchi e popolano programmi tv.

Uno in particolare ha sempre accompagnato generazioni fra sorrisi spontanei e riflessioni di vario tipo. Si tratta di Antonio Ornano, il quale sta portando in giro il suo tour – nelle varie regioni italiane – dal titolo Ingrato e nel frattempo torna a Zelig tra gli artisti più attesi del panorama televisivo italiano. Come se non bastasse, il prossimo 26 ottobre 2026 sarà ospite del Festival Frequenze in Sardegna dove porterà parte del proprio spettacolo con l’aggiunta di qualche aneddoto sulle sue origini sarde e non solo.

Antonio Ornano ai microfoni di TvBlog

Un artista poliedrico in grado di mettere insieme comicità e teatralità in una combinazione efficace e particolarmente coinvolgente come dimostrano i numeri di riferimento tra pubblico e critica per determinare i suoi successi. Nonostante abbia l’agenda piena, è riuscito a raccontarsi in esclusiva a TvBlog tra aspettative e progetti con qualche piccolo spunto per il prossimo futuro. Teatro, televisione e prospettive lavorative fra un sorriso e un pizzico di sana emotività.

La forza della comicità

Antonio, la forza della sua comicità è sempre stata l’autenticità dei racconti: parte da qualcosa di vero per poi esasperarlo e suscitare un sorriso sincero in chi guarda e ascolta. È sempre difficile trovare spunti, oppure la quotidianità aiuta ancora notevolmente?

“La quotidianità garantisce sempre un ampio margine d’ispirazione: è ovvio che non è un qualcosa che arriva in automatico. Non mi è mai capitato di sedermi e in automatico arriva l’ispirazione, però quando si è particolarmente tranquilli secondo me si possono cogliere tantissimi spunti. La realtà che ci circonda, gli amici, la famiglia. Sono tutte cose utili che fanno scaturire un punto di vista: essere comici vuol dire esasperare un punto di vista. Questo ci sarà per sempre”.

Antonio Ornano a teatro con Ingrato
Antonio Ornano a teatro con Ingrato (Per gentile concessione dell’ufficio stampa) – TvBlog

Gli spunti per le esibizioni

Ormai attinge più dalla sua quotidianità o da quel che vede intorno a lei?

“Secondo me è un cinquanta e cinquanta. Continuo ad avere la mia quotidianità familiare, sono spunti nuovi quelli che affronto perchè i miei figli stanno crescendo, il rapporto con mia moglie è diverso rispetto a quello che poteva essere 15 o 20 anni fa, la mia vita subisce degli eventi che entrano a far parte dei miei spettacoli. Possono essere anche molto difficili, ma riuscendo sempre a superarli è possibile anche scherzarci sopra. Come faccio, appunto, nel mio ultimo spettacolo. Il mio punto di vista sul mondo, invece, è fonte d’ispirazione ma come vedo la società lo applico sempre a quello che vivo giorno per giorno. Le ipocrisie che affrontiamo, la mancanza di autenticità in alcuni aspetti e tante maschere che troviamo lungo il nostro cammino”.

Il nuovo spettacolo teatrale

A tal proposito, la sinossi del suo spettacolo teatrale Ingrato recita: “La sensazione è che siamo talmente impegnati a cercare di diventare quello che il mondo vorrebbe che fossimo che abbiamo dimenticato quello che siamo”. Ecco, secondo lei, chi siamo?

“Siamo un prodotto di input esterni. Rischiamo di essere una somma di quel che ci viene suggerito dagli algoritmi, rischiamo di essere uniformati agli standard omologati che la società ci mette davanti. Il ruolo del comico è smascherare questa velata ipocrisia che circonda ciascuno di noi, abbiamo il privilegio di dare voce ai nostri pensieri più torbidi. Spesso questi pensieri coincidono anche con quelli del pubblico che ci guarda, il quale però non ha la possibilità come noi di avere un palco per sfogarsi in maniera catartica. La mia comicità tende a rompere gli stereotipi e andare contro l’ipocrisia”.

Antonio Ornano da Zelig ai teatri di tutta Italia
Antonio Ornano si racconta in esclusiva a TvBlog (Per gentile concessione dell’ufficio stampa) – TvBlog

Un approccio più fisico

Lei ha sempre avuto un approccio molto teatrale: a differenza di altri suoi colleghi si aiuta molto con il corpo, ogni esibizione sembra quasi di avere l’impressione di essere accanto a lei quando succedono le cose. La comicità, contrariamente al segno dei tempi in cui imperversa la stand-up, è sempre più immedesimazione visiva?

“Intanto grazie perché è un bellissimo punto di vista quello che hai colto (ride ndr). Poi posso dire che questo è il mio stile: la mia cifra che applico in ogni esibizione, ma esistono anche tanti altri colleghi che negli anni hanno utilizzato in maniera pregevole ed efficace il corpo. Comici, ma ancor prima attori: uno su tutti Dario Fo, aveva una dinamicità strepitosa. Raccontava anche con il corpo quel che stava dicendo. La mia è anche una forma di necessità-virtù perchè io non nasco come comico puro. Vengo da una formazione teatrale, come ha colto benissimo. Se io riesco a far ridere la gente, forse, è proprio grazie alla capacità che ho di dipingere immagini con le parole e l’interpretazione. Situazioni e siparietti vengono meglio se aggiungo anche l’immedesimazione fisica. Sono gli strumenti che io ho a disposizione per far ridere la gente. Oggi la stand-up comedy sta lentamente prendendo sempre più consapevolezza di questo: non solo la stasi sul palco, ma anche un vero e proprio coinvolgimento fisico e scenico. Dipende anche molto dalla tendenza del momento, la stand-up comedy oggi in Italia è molto interessante. Chi utilizza il corpo in una maniera favolosa è Luca Ravenna, lui è fermo. Quasi immobile, ma la sua capacità interpretativa è disarmante. È bellissimo da vedere, bastano pochi gesti per darti l’impressione di essere in una situazione insieme a lui. Non è automatica questa attitudine, ma sta scaturendo in molti. Una faccia o un’azione, nel mio stile, equivale a una battuta”.

La Sardegna tra gioventù ed età adulta

Il 26 Ottobre 2026 sarà in Sardegna per la prima edizione di Frequenze: può darci qualche anticipazione in merito, ha preparato qualche aneddoto legato alla Sardegna in generale come spunto comico?
“Io porterò sul palco qualche pezzo dello spettacolo attualmente in scena che è Ingrato. Ci saranno anche riferimenti alla Sardegna perchè sono proprio mezzo sardo, realmente. Mio papà nasce ad Arzachena, è vissuto alla Maddalena, vive a Olbia perciò la mia famiglia da parte di padre è Maddalenina, il ceppo corso della famiglia Ornano è quello a cui appartengo. I ricordi che ho sono quelli insieme a mia nonna, insieme a mia zia. I periodi più spensierati della mia vita: dai 15 ai 24 anni, le estati alla Maddalena, il cibo sardo che è un qualcosa di favoloso. Le ricette di mia zia che non le voleva rivelare neanche fosse un segreto di Stato (ride ndr) e insomma ho numerosi spunti. C’è anche qualche spunto dialettale che mi è rimasto, non escludo che possa improvvisare qualcosa su questo tema”.

Zelig, l’incontro fra generazioni di comici

Parliamo di Zelig: lei si conferma una delle colonne portanti del programma e del progetto, la trasmissione sta vivendo un momento di transizione dopo il cambio di conduzione. Che clima c’è tra voi comici?
“Il clima è sempre molto entusiasmante. Io distinguo tre generazioni di Zelig, c’è la prima con cui è nata la trasmissione. Quella di Ale e Franz, per intenderci. La generazione che ha portato al successo il progetto, ha fatto nascere sostanzialmente una factory artistica. La grandezza di Zelig è stata quella di allevare nuovi comici, poi la comicità è talmente varia e la bellezza è proprio questa. A Zelig puoi vedere tante sfumature di umorismo e gusto comico: da Paolo Rossi a me, fino ai Senso D’oppio e Luca Ravenna. Io devo tantissimo a questo programma che mi ha permesso di fare quello che amo. Premesso questo: dopo la prima generazione di Ale e Franz, la seconda appartiene a Maurizio Lastrico, Nuzzo e Di Biase, Marta e Gianluca per citarne altri. La terza generazione è composta da Vincenzo Comunale e Francesco Migliazza. Il bello di Zelig è proprio questa convivenza generazionale, io non me ne rendo tanto conto ma ormai sono tanti anni che lo faccio. Sono a Zelig da 17-18 anni e sono volati via (ride ndr), questo a dimostrazione che l’entusiasmo attorno al programma non muore mai”.

La rivalità tra comici

Esiste la rivalità tra comici o siete davvero tutti amici come molti fanno credere?
“Esiste, ci mancherebbe altro. Come in ogni ambiente. Io ho tantissimi difetti, ma non sento la competizione. Mi interessa essere visto da gente che stimo. Sento di averne bisogno. Cerco l’approvazione di Gino, di Giancarlo Bozzo, di Michele o di Carlo Turati. Ci tengo al fatto che il mio pezzo piaccia a chi mi sceglie. Sono più dipendente da questo, anche se sto facendo dei passi in avanti (ride ndr). Quindi la rivalità non la sento tanto però c’è una competizione fra comici. Sicuramente. Come in ogni ambiente di lavoro ci sono quelli con cui ti trovi meglio e quelli con cui ti trovi peggio, ma credo sia normale e fisiologico”.

L’inclusione sociale sul palco

Lei ha portato spesso anche argomenti di una certa rilevanza in scena, le seconde generazioni o l’importanza dell’inclusione sociale, quanto è difficile trovare il modo di far sorridere senza imbattersi in polemiche o riscontri negativi?
“Adesso è più difficile, ma il comico ha un compito. A seconda dell’argomento che affronta deve essere preparato: devi essere pronto se tu tocchi un tema di satira politica e sociale. Hai il dovere di essere inappuntabile su quell’argomento, il rischio è cadere in una valutazione superficiale e banale. Basta davvero un attimo perchè poi si va in profondità e il tuo ragionamento crolla di fronte a una battuta. Per questo la satira, rispetto ad altro, richiede molta preparazione. Argomenti come l’inclusione sociale, il razzismo e il rispetto della diversità sono elementi divisivi anche se tu sei la persona più onesta intellettualmente possibile. Bisogna essere consapevoli che ci sarà sempre qualcuno che ti attaccherà, che non la pensa come te e pretestuosamente utilizzerà le tue parole per pungolarti o avvalorare il pensiero contrario. Se ci si fa fermare da questo, però, bisogna cambiare mestiere (ride ndr). Se quello che dici ti appartiene come artista, vai avanti per la tua strada. Non si può e non si deve piacere a tutti. Io ho fatto un pezzo sull’adozione di mia figlia, attraverso quel pezzo io parlo di inclusione. Quando parli in prima persona in pochi possono permettersi di ribattere perchè non hanno vissuto la tua stessa esperienza. In questo modo elimini qualunque pretesto e fai parlare solo il tuo valore e la forza della tua esperienza”.

Il politicamente corretto

È più difficile la comicità in tv oggi: il politicamente corretto è un ostacolo oppure no?
“Certo che è un ostacolo. Noi siamo liberi, però, di dire quello che vogliamo. In teatro c’è maggiore margine di manovra perchè sul palcoscenico è come se ci fosse un patto implicito fra te e lo spettatore. Michela Giraud ha detto una volta un concetto che io sposo in pieno: “Durante un mio spettacolo teatrale è lo spettatore che viene a trovarmi a casa, quindi se vieni a casa mia per vedermi sai anche come agisco e come mi comporto”. Io sposo in pieno questa tesi che ha portato anche Giorgio Montanini. In televisione ci sono parametri diversi anche legati alla disponibilità temporale per ciascuna esibizione, ma un artista non deve scoraggiarsi di fronte al politically correct. L’importante è prendersi la responsabilità del proprio repertorio ed essere convinti di quel che si porta in scena, a prescindere dalla sede di esibizione. Purtroppo non esiste più la misericordia laica dopo uno scivolone, ma non possiamo smettere di performare per paura di rischiare”.

I comici a Sanremo

Pucci è stato chiamato a Sanremo, ma come sappiamo tutti ha rifiutato: lei che farebbe nel caso in cui dovesse arrivare una chiamata?
“Io me la farei nelle braghe perchè è una platea molto impegnativa, sono tutti metaforicamente con il fucile spianato, però ci andrei. Ci proverei anche se credo che Stefano De Martino abbia in mente altre scelte, sinceramente non so se posso essere adatto per una platea del genere. Se dovesse fare delle scelte diverse da me, le condividerei (ride ndr). Lo dico contro il mio interesse, ma è così. Andarci sarebbe comunque emozionante e spaventosa al tempo stesso. È difficile prendere le misure rispetto a una trasmissione così nazionalpopolare”.