Euphoria 3 su Sky Atlantic: un confronto tra hype e aspettative dei fan
Dal 13 aprile la terza stagione della serie HBO Euphoria è su Sky Atlantic, un episodio a settimana in contemporanea con gli Stati Uniti. Quattro anni di attesa, un cast diventato un fenomeno globale, una quantità di hype costruita sui social difficile da sostenere. La domanda vera è se la serie riesce ancora a sorprendere chi la conosce a memoria.
Quattro anni. È il tempo trascorso dall’ultima stagione di Euphoria — ed è anche il tempo in cui il pubblico ha avuto modo di costruire aspettative così alte da diventare quasi impossibili da soddisfare.
L’eterno confronto tra hype e audience
La terza stagione è partita il 13 aprile su Sky Atlantic, un episodio a settimana in contemporanea con gli Stati Uniti, fino al 1° giugno. Una delle cose che il pubblico di fan sta soffrendo di più: l’idea di dovere aspettare una settimana per ogni nuovo episodio evitando così la tradizionale abbuffata. Ma la domanda che accompagna ogni grande ritorno dopo una lunga assenza si ripete anche stavolta: l’hype costruito sapientemente sui social in questi ultimi mesi sarà in grado di reggere davvero davanti allo schermo?
I numeri americani sembrano rispondere di sì. La prima puntata ha raccolto 8,5 milioni di spettatori nei primi tre giorni, secondo i dati Variety — un dato che la colloca tra i ritorni più forti della stagione su HBO. Ma i numeri da soli non bastano a misurare se la serie è riuscita a fare quello per cui era nata.
Euphoria cinque anni dopo: un salto che cambia tutto
La terza stagione di Euphoria riparte con un salto temporale di cinque anni dalla fine della seconda. I protagonisti hanno lasciato il liceo di East Highland, hanno circa venticinque anni, e si confrontano con una vita adulta che non hanno ancora imparato a gestire. Rue — Zendaya (attualmente al cinema con il controverso ma interessante The Drama) — è in Messico nel primo episodio, alle prese ancora con un debito e con una dipendenza che non è mai davvero finita. Cassie e Nate vivono insieme in periferia. Jules costruisce qualcosa di nuovo.
Sam Levinson ha descritto questa stagione come un racconto noir in cui i personaggi cercano una bussola morale in un mondo corrotto. I temi dichiarati sono fede, redenzione e il problema del male — un registro più adulto, più riflessivo rispetto all’urgenza bruciante delle prime due stagioni.

Euphoria, cast confermato
Il cast principale è rimasto quasi intatto: Zendaya, Hunter Schafer, Jacob Elordi, Sydney Sweeney, Alexa Demie, Maude Apatow. Tra le new entry di peso Sharon Stone nei panni di una magnate televisiva per cui lavora Lexi, e Rosalía al suo debutto recitativo, per la verità subito convincente. C’è anche Eric Dane, Cal Jacobs nella serie, scomparso il 19 febbraio 2026 a 53 anni per una grave forma di SLA: aveva appena completato tutte le sue scene poco prima di morire. La sua presenza è diventata involontariamente il momento più toccante dell’intera campagna promozionale.
Euphoria, la questione dell’hype
Euphoria è stata — ed è ancora — una serie costruita anche fuori dallo schermo. I look di Zendaya ai red carpet, gli screenshot dei costumi, le teorie sui personaggi, la musica di Labrinth che è diventata parte dell’identità visiva e sonora dello show. Sul fronte musicale questa stagione porta con sé una rottura dolorosa: Labrinth ha annunciato pubblicamente di aver reciso il rapporto con la serie e con la sua etichetta, e Levinson ha rimosso la musica che aveva composto. Al suo posto Hans Zimmer, che ha preso le redini della colonna sonora che per altro nei primi episodi non ha deluso.
Certo, è un cambio significativo, forse più di quanto sembri. La musica di Labrinth era parte strutturale dell’esperienza emotiva della serie — era quella che trasformava una scena ordinaria in un momento che il pubblico avrebbe rivisto dieci volte su TikTok. Zimmer è un compositore di spessore enorme, ma il tono che porta è diverso, più cinematografico, meno viscerale e virale.
La vera prova per Euphoria 3 non è se parte bene o meno, perché parte sempre bene. È se riuscirà a rimanere rilevante per otto settimane in un panorama in cui l’attenzione si sposta ogni pochi giorni. Nei prossimi lunedì su Sky Atlantic si vedrà se la serie sa ancora fare quello che ha sempre fatto meglio: raccontare qualcosa che il suo pubblico sente vero, prima ancora di capire perché.
Quanto ai temi di Euphoria, quelli non sono cambiati: droga e dipendenze, molto sesso, una ragguardevole somma di debolezze e di fragilità. I protagonisti sono cresciuti, ma non cambiati, non di molto. E questo sposta solo l’asse dei propri problemi che in qualche caso si sono fatti ancora più acuti.