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Bridgerton è il Gossip Girl dell’era Regency (e noi non possiamo smettere di amarlo)

Passioni travolgenti, abiti da sogno e un uso spregiudicato del romance: ecco come Bridgerton ha riscritto le regole del period drama e conquistato i nostri cuori per sempre

19 Gennaio 2026 19:30

C’è stato un momento preciso in cui Bridgerton ha smesso di essere “solo” una serie tv di successo ed è diventata un fenomeno culturale globale. È accaduto quando il pubblico ha capito che quella Londra Regency color pastello, piena di balli, sguardi rubati e scandali sussurrati (mica poi tanto), parlava molto più del presente che del passato. O forse è stata la scena del cucchiaino in cui è protagonista il Duca di Hastings, chi può dirlo. Comunque da quel momento, stagione dopo stagione, la serie prodotta da Shondaland per Netflix ha costruito un rapporto quasi sentimentale con il suo pubblico, riuscendo a tenere insieme romance classico, glamour sfacciato e patinato e una narrazione pop perfettamente calibrata per i tempi dello streaming.

Ora che sta per tornare con una quarta stagione – in cui finalmente vedremo il più libertino dei fratelli Bridgerton (Benedict) protagonista di una storia d’amore sospirata – è giunto il momento di fare il punto della situazione. E capire come sia possibile che la serie ci abbia conquistato così perdutamente e irrimediabilmente.

Bridgerton, una serie in costume che parla al presente

Bridgerton
Bridgerton

Sveliamo subito le carte: Bridgerton è la versione in costume di Gossip Girl, siamo tutti d’accordo no? Certo, nasce sulla carta come adattamento dei romanzi di Julia Quinn, ma sullo schermo diventa immediatamente qualcos’altro. Non è un period drama tradizionale, non è un semplice racconto romantico, non è nemmeno una soap in costume. È una serie che prende l’immaginario dell’Inghilterra ottocentesca e lo rimescola con una sensibilità contemporanea, fatta di inclusività, ritmo veloce, ironia e sensualità dichiarata.

La presenza di Lady Whistledown, narratrice onnisciente e voce del gossip cittadino è il primo segnale chiaro: Bridgerton parla di reputazione, desiderio, apparenza e controllo sociale esattamente come farebbe una serie ambientata oggi. E a noi che guardiamo piace sempre spiare dal buco della serratura per scovare qualcosa di succulento di cui (s)parlare.

Daphne, il Duca e l’eros: gli ingredienti della prima stagione

Bridgerton Daphne Duca di Hastings
Bridgerton: Daphne e il Duca di Hastings

La prima stagione introduce il mondo dei Bridgerton partendo da Daphne (Phoebe Dynevor), la primogenita femmina della famiglia, al debutto in società. Il suo incontro con Simon Basset, il Duca di Hastings (Regé-Jean Page), è l’innesco perfetto: un accordo di facciata che dovrebbe favorire entrambi e che invece si trasforma in una passione travolgente. Il successo di questi episodi è immediato e clamoroso.

Da una parte c’è una storia d’amore classica, fatta di ostacoli e fraintendimenti, dall’altra c’è un erotismo esplicito ma mai gratuito, che ha ridefinito il modo di raccontare il romance in una serie mainstream. Non a caso, a produrre la serie c’è Shonda Rhimes, che sa bene come tenere alta l’attenzione e sul mostrare i sentimenti non è seconda a nessuno (Grey’s Anatomy vi dice qualcosa?). Il Duca di Hastings diventa così, in pochi giorni, un sex symbol universalmente riconosciuto, mentre Bridgerton dimostra di saper parlare al pubblico femminile (e non solo) senza paternalismi.

La seconda stagione: Anthony e Kate, il desiderio del proibito

Jonathan Bailey
Jonathan Bailey nella seconda stagione

La seconda stagione cambia prospettiva e anche protagonista, svelando al grande pubblico tutto il talento di Jonathan Bailey. Al centro della narrazione c’è infatti il maggiore della famiglia, Anthony Bridgerton, visconte e capo famiglia, alle prese con l’idea di un matrimonio più razionale che romantico. L’arrivo di Kate Sharma (Simone Ashley) ribalta tutto: tra i due nasce un conflitto fatto di scontri, silenzi e attrazione repressa. È una stagione che si basa sull’espediente enemy-to-lovers ed è meno esplicita sul piano fisico ma molto, molto più intensa emotivamente, costruita su una tensione costante che accompagna lo spettatore fino all’inevitabile resa. Anthony e Kate diventano una delle coppie più amate dell’universo Bridgerton proprio perché incarnano un’idea di amore maturo, proibito e combattuto, imperfetto.

Penelope, Colin e l’amicizia che diventa amore

Penelope e Colin
Penelope e Colin

Con la terza stagione la serie Netflix compie un altro passo importante, spostando il focus su Penelope Featherington e Colin Bridgerton. È una storia di amicizia che diventa amore, ma è anche una storia femminista che parla di identità e di sguardo sul mondo. Penelope (Nicola Coughlan) non è più soltanto la ragazza invisibile innamorata da anni dell’amico di sempre: è anche Lady Whistledown, la penna più temuta dell’alta società, quella che osserva tutti senza mai essere davvero vista. La stagione lavora molto sul peso delle parole, sul potere del racconto e sulle conseguenze che una voce, seppur anonima, può avere sugli altri e su se stessi.

Il conflitto tra ciò che si è e ciò che si mostra diventa così il vero cuore della narrazione, rendendo questa terza tranche la più intima e riflessiva della serie. Un cambio di passo evidente, che dimostra come Bridgerton sappia funzionare anche quando rallenta, quando mette da parte lo scandalo puro per scavare nelle fragilità emotive dei suoi personaggi e nel loro bisogno di essere finalmente riconosciuti.

Perché Bridgerton è diventata un cult

Il successo di Bridgerton non si spiega solo con le storie d’amore o con il fascino dei suoi protagonisti, per quanto il Duca di Hastings e Anthony Bridgerton abbiano avuto un ruolo fondamentale in questo senso. La serie ha creato un immaginario riconoscibile, fatto di costumi iconici (che hanno influenzato la moda contemporanea con infinite capsule collection ispirate alla serie), colonne sonore pop rivisitate in chiave classica e una messa in scena volutamente esagerata. È una serie che invita a essere guardata, commentata, condivisa. Funziona sui social, alimenta discussioni, genera attesa. Soprattutto, riesce a parlare di desiderio, potere e libertà femminile in modo accessibile, senza rinunciare all’intrattenimento puro.

Cosa sappiamo della quarta stagione

La quarta stagione uscirà in due parti su Netflix (la prima il 29 gennaio, la seconda il 26 febbraio) e sarà dedicata a Benedict Bridgerton, il fratello forse più libertino, irrisolto e sfuggente della famiglia. La sua storia, ispirata al terzo romanzo La proposta di un gentiluomo, porterà lo spettatore dentro un racconto che gioca apertamente con l’immaginario della fiaba di Cenerentola: un incontro folgorante durante un ballo in maschera, una donna misteriosa che scompare lasciando dietro di sé più domande che certezze e un amore che nasce fuori dalle rigide regole dell’alta società.

Benedict (Luke Thompson) si troverà diviso tra ciò che sente e ciò che il suo mondo gli impone, in una stagione che promette di parlare di classi sociali, identità nascoste e desiderio di libertà, senza rinunciare al glamour e alla sensualità tipici della serie. L’attesa è alta, anche perché Bridgerton ha dimostrato di sapersi reinventare a ogni ciclo narrativo, cambiando protagonista ma non spirito. In un panorama seriale sempre più affollato, la serie resta un punto fermo: una comfort serie che continua a rinnovarsi, romantica senza risultare antiquata, sexy senza essere gratuita, pop senza diventare superficiale.