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Raoul Bova ad Atreju, celebrità e politica si mescolano: come cambia la credibilità mediatica

Raoul Bova è stato ospite ad Atreju e ha parlato della gogna mediatica subita dopo la fine della storia con Rocio Munoz Morales. La politica incontra le celebrità: come cambia mediaticamente la credibilità pubblica.

12 Dicembre 2025 17:24

Raoul Bova arriva ad Atreju e comincia a raccontare la sua verità. Quella di un uomo che si sente attaccato: un interprete che avrebbe subìto una gogna mediatica ingiustificata. Questo è quanto – alla sua maniera – ci tiene a ribadire. Non lo fa, però, da un palco qualsiasi. Si trova alla manifestazione principale del partito di maggioranza. Fratelli D’Italia, non da oggi, ha la propria kermesse.

Atreju è come un meeting allargato che permette agli elettori di un determinato partito di incontrarsi, tendendo una mano anche a coloro che magari sono soltanto interessati ad ascoltare per capire qualcosa in più. Questo tipo di manifestazioni servono a implementare l’appeal mediatico sui territori. Lo fa Fratelli D’Italia, con Giorgia Meloni capofila, ma lo fanno anche gli altri partiti. Il PD, ad esempio, quando Renzi era Segretario del partito, aveva la Leopolda.

Raoul Bova sul palco di Atreju

Ora ci sono altri tipi di eventi, ma lo scopo di certi raduni è sempre lo stesso: fare la conta di quanti aderiscono e quanti vorrebbero aderire a un movimento o partito per sposare una causa. Ultimamente, però, la politica sta vivendo – indistintamente – una fase particolarmente complessa. A ogni chiamata alle urne vince l’astensionismo: gente che vota, in Italia, ce n’è ancora. Molta meno, però, è quella che si fida delle proposte dei partiti.

Il divario tra politica e gente comune è sempre più netto nello Stivale. Come fare per recuperare credibilità? Servono piccoli grandi passi dal punto di vista istituzionale, ma anche dimostrazioni di rilevanza mediatica. Essere presenti non vuol dire soltanto far parlare di sè, ma significa anche portare gli altri ad affrontare gli stessi temi di partito con modalità differenti ma utili alla causa. Tradotto: se Raoul Bova parla ad Atreju, in platea e davanti alla televisione, durante i servizi dedicati, ci saranno anche gli estimatori (o gli haters) di quella persona per capire cosa dice e dove lo dice. Con l’occasione potrebbe diventare riferimento di quel dato evento e, magari, coinvolgere anche persone che inizialmente avrebbero guardato o scelto altro.

I media e la politica

Insomma, i personaggi famosi sono utili alla causa pubblica degli schieramenti: la politica non attecchisce più con i metodi tradizionali, sono necessari quelli che in gergo tecnico vengono definiti testimonial. Figure di spicco della società civile che portano visibilità e consenso. Non nel senso elettorale del termine: proprio dal punto di vista mediatico.

La manifestazione viene rilanciata soltanto se al suo interno ci sono persone che portano un nutrito stuolo di seguaci, siano essi affezionati o haters. Questa è una regola che vale per Atreju, ma anche per tutte le altre manifestazioni. La politica ha prestato il fianco ai mass media. Quindi, se Bova parla della propria relazione finita e degli attacchi subiti su un palco dove fino a un attimo prima si è parlato di società civile, la notizia diventa di dominio pubblico perchè il personaggio in voga fa da traino.

La ricerca di nuove icone

Ecco perché alla manifestazione di Fratelli D’Italia ci saranno anche personalità del calibro di Carlo Conti e Mara Venier. Volti noti della televisione, dello spettacolo e dello sport per dare spazio a quella che, all’epoca di Berlusconi, veniva definita meta-televisione. Ovvero tutto quello che le risorse del piccolo schermo potevano dare, offrire e garantire fuori da esso.

Un ulteriore gradino della propaganda. Oggi siamo su un altro livello: la politica non utilizza più i media come cassa di risonanza. Usa le proprie icone di riferimento per adattarsi al fenomeno televisivo o cinematografico più in voga. La politica recupera consenso e presenze grazie alla televisione e al cinema (quel che ne resta). I principali schieramenti si servono di rappresentanti televisivi per cercare di riguadagnare la visibilità e credibilità necessaria per costruire le prossime strategie.

La tv come propulsore

L’attendibilità, in politica, passa anche dal tipo di narrazione che si vuole veicolare. Una volta queste decisioni venivano prese soltanto all’interno delle sedi di partito, oggi invece serve anche il propulsore televisivo ad agire da forza motrice. La politica non è più soltanto l’arte del possibile, ma è diventata la disciplina dell’appetibile. Quel che si propone vale soltanto se a ribadirlo sono le persone giuste, ovvero quelle che restano maggiormente riconoscibili televisivamente.