L’Altro Ispettore e la disabilità in tv: cosa manca per migliorare il racconto dell’integrazione sociale
Il racconto della disabilità nelle fiction Rai punta a scardinare certi tabù, ma la narrazione degli eventi eccessivamente standardizzata finisce per offrire una visione miope rispetto a chi convive con una patologia.
L’Altro Ispettore cerca di affrontare una tematica spinosa come quella dei morti sul lavoro, con particolare attenzione agli incidenti che possono succedere durante l’orario lavorativo. La morte è una tragedia da evitare, ma anche le altre situazioni vanno prevenute. Il concetto è chiaro, così come è altrettanto chiaro che – nella trama della fiction Rai – ci sono delle cose da rivedere.
Quella più evidente riguarda la figura di Alessandro, amico di famiglia del protagonista della serie interpretato da Cesare Bocci, rimasto in sedia a rotelle a causa di un incidente sul lavoro subìto diversi anni prima in cui ha perso la vita anche il padre di Mimmo. Personaggio principale della serie interpretato da Alessio Vassallo.
La disabilità in tv
Bocci, tornando alla tipologia di carattere da interpretare, vive la disabilità (per esigenze di copione) sulla propria pelle. Lo mostrano in carrozzina che entra ed esce dagli ambienti. Scelta ammirevole, non coraggiosa, perchè oggi la disabilità di qualunque tipo non dovrebbe essere più un tabù neppure in televisione.
Quindi rappresentarla, con i dovuti modi e le necessarie accortezze, è un dovere oltre che una necessità. L’integrazione sociale – e questo è un dato di fatto – si costruisce anche attraverso un determinato risvolto mediatico: più se ne parla, in maniera corretta e senza fraintendimenti, e meglio è. Il mondo della disabilità è vasto e bisognoso di ascolto, per garantire una visione comune (qui non c’entra solo l’Auditel) in grado di non lasciare indietro nessuno.
Una narrazione distorta
Tornando alla serie di Raiuno, Bocci – nei panni di Alessandro – vive una quotidianità in sedia a rotelle, ma l’errore del regista è mantenere la prospettiva di chi è in carrozzina uguale a quella di chi cammina. Occorre spiegarsi: l’integrazione sociale impone che tutti vengano considerati alla stessa maniera, nel senso che le prerogative di ciascuno e le relative qualità non vengano offuscate dalla propria condizione sociale e psicofisica. Siamo tutti sullo stesso pianeta e tutti in grado di fare, potenzialmente, qualsiasi cosa. Quindi, va benissimo – nello specifico – rappresentare una persona con disabilità realizzata, che lavora, che è riuscita a ricostruirsi un futuro come counselor dopo l’incidente. Questo – all’interno de L’Altro Ispettore – può essere definito un esempio positivo di resilienza.
Ci sono, tuttavia, anche tanti errori nella messinscena da correggere: la figura delle persone con disabilità proposta dalle fiction Rai è ancora eccessivamente standardizzata. Si capisce che la persona in carrozzina vive una vita differente dalla realtà, chi è effettivamente tutto il giorno su una sedia a rotelle sa bene che quanto ha visto all’interno de L’Altro Ispettore non è autentico.
Dagli ambienti alle barriere architettoniche
Bocci viene mostrato soltanto in ambienti dove non ci sono gradini, oppure prevalentemente in scenari interni. Questo non è possibile. Una persona che vive effettivamente la propria disabilità, anche in autonomia, convive con delle barriere architettoniche importanti in Italia. Il personaggio di Alessandro, invece, sembra aver evitato qualsiasi tipo di problema. Merito del montaggio serrato, anche quando si mostra in macchina. Alessandro, per esigenze di copione, compare già al volante posizionato nella propria auto. Come se non avesse compiuto alcun tipo di operazione o passaggio posturale per trovarsi in quel frangente.
Mostrare, invece, tutte queste operazioni intermedie – senza tediare il pubblico, naturalmente – ma facendo capire che dietro ogni gesto ci sono sacrifici ben precisi e regole (da parte della collettività) che vanno rispettate, come ad esempio la presenza di rampe in prossimità di gradini presenti all’esterno di esercizi commerciali e ambienti all’aperto, affinché chiunque (a cominciare dal pubblico a casa) capisca effettivamente quanta strada c’è da fare perchè l’integrazione sociale si sviluppi ulteriormente.
L’autenticità del racconto
La disabilità (anche in televisione) non farà più paura – né verrà trascurata – nel momento in cui sarà rappresentata nella maniera più autentica possibile. A partire dai gesti più semplici per poi arrivare alle sfide più complicate, come ad esempio trovare un parcheggio riservato a disposizione senza che sia occupato indebitamente.