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Da Monica Vitti alla Melato, da Raffaella Carrà ad Anna Marchesini. 10 artiste che hanno riscritto l’identità della donna italiana attraverso la Tv e il cinema

Dal cinema alla TV, dalla musica al teatro: un viaggio attraverso le artiste che hanno ribaltato cliché e mostrato le nuove possibilità delle donne in Italia

pubblicato 18 Novembre 2025 aggiornato 24 Novembre 2025 19:57

C’è un’intervista di Enzo Biagi a Monica Vitti che a distanza di oltre 50 anni, dice molto di più del presente che del passato. In pochi minuti, l’attrice parla apertamente a tutti in Italia di donne, emancipazione, lavoro, autonomia economica, parità. E lo fa con parole semplici, moderne. Soprattutto, lo fa perché qualcuno (uno dei più grandi giornalisti italiani) glielo ha chiesto. “Perché si batte per il femminismo?“, chiede Biagi. “Perché forse è ora“, risponde Vitti. 1971.

Eppure erano gli anni in cui la televisione a colori non era nata e il femminismo doveva ancora conquistare molti dei diritti che oggi diamo per scontati. Da quella riflessione nasce una domanda: quali sono le donne dello spettacolo italiano che hanno contribuito a cambiare la percezione della donna nel nostro Paese? Quelle che attraverso il loro lavoro, ognuno nel suo ambito, hanno reso visibile un altro modo di essere donna, rompendo abitudini sociali e immaginari consolidati?

Magnani, Loren, Vitti, Melato: quattro modi di essere donna al cinema

10 artiste che hanno rivoluzionato lo sguardo sulle donne
Sophia Loren

Negli anni del dopoguerra Anna Magnani irrompe sullo schermo come una potenza autentica, schietta. Non era una diva costruita, non ammiccava al pubblico ma parlava con lo sguardo, con un temperamento che nessuna regola dello star system riusciva a contenere. Le sue donne non erano figure idealizzate: erano madri che lottano, mogli ferite, popolane che resistono. Donne reali, tangibili. In lei c’era già il seme della rivoluzione che il femminismo avrebbe portato molto più tardi: raccontare la donna reale senza nascondere nulla. Con quel suo modo diretto di stare al mondo e di non scendere a compromessi, Magnani ha insegnato che non serve levigare i contorni per essere amate.

A modo diverso, Sophia Loren ha proseguito quella scia. La sua bellezza mediterranea poteva relegarla nel ruolo della “sensualità prorompente”, e invece l’attrice ha trasformato quel corpo in uno strumento. Nei film di De Sica, nella commedia all’italiana, perfino nelle produzioni hollywoodiane, ha interpretato donne capaci di ribaltare il proprio destino, di scegliere, di opporsi. Madre coraggiosa, donna innamorata, figura popolare: sempre con una consapevolezza che superava i confini del personaggio. A partire da quegli anni, grazie anche a lei, la protagonista femminile smette di essere funzione del maschile e ritrova il centro del racconto.

10 artiste che hanno rivoluzionato lo sguardo sulle donne
10 artiste che hanno rivoluzionato lo sguardo sulle donne

E poi c’è Monica Vitti, che porta una nuova sensibilità. Attrice colta, ironica, sorprendente, è riuscita a incarnare allo stesso tempo la donna moderna spaesata dei film di Antonioni e la protagonista brillante delle commedie. Il suo modo di ridere, di prendersi in giro, di rimanere sempre un passo di lato rispetto alle etichette, ha permesso a molte spettatrici di riconoscersi in una figura femminile libera da ruoli fissi. Proprio come raccontava a Biagi: un’indipendenza prima di tutto interiore, che passa anche – e non è dettaglio da poco – dalla possibilità di costruire la propria autonomia economica.

In questo percorso non possiamo non parlare anche di Mariangela Melato, la cui forza scenica ha raccontato negli anni Settanta ancora un’altra sfumatura dell’identità femminile: non la donna decorativa, non la compagna devota, ma la donna che discute, che sceglie, che vuole essere altro. Melato, al cinema come a teatro, ha dato alle sue interpretazioni una libertà rara, divertita e allo stesso tempo politica, che ha lasciato un segno profondo.

La rivoluzione delle donne in Italia passa dalla TV: Raffaella Carrà e Mina

10 artiste che hanno rivoluzionato lo sguardo sulle donne
Raffaella Carrà

Poi arrivano loro: le regine della modernità del tubo catodico. La televisione degli anni ’60/’70, che entrava nelle case mentre il Paese cambiava pelle, ha portato con sé due voci femminili potentissime. Raffaella Carrà, con la sua allegria esplosiva e l’ombelico al vento ha fatto più per la liberazione dei costumi di intere generazioni che molte campagne culturali. Mostrare la pancia, ballare con energia contagiosa, parlare d’amore e di desiderio senza sensi di colpa erano gesti piccoli e allo stesso tempo giganteschi, perché restituivano al corpo femminile la possibilità di esistere senza scandalo, senza pregiudizio. La Carrà è stata una pioniera: conduttrice di prima serata quando per le donne in Italia era un’impresa quasi impossibile, artista completa, presenza iconica capace di aprire immaginari nuovi.

Mina, dal canto suo, ha rivoluzionato la musica e molto di più. Quando la RAI la sospende per la sua gravidanza fuori dal matrimonio, per lei avrebbe potuto essere la fine. Invece diventa un nuovo inizio: il pubblico la segue, il Paese la riconosce, la sua voce domina un’intera epoca. Mina ha mostrato che una donna può prendere decisioni non conformi e continuare ad avere un ruolo al centro della scena. Ha cantato desiderio, dolore, indipendenza, trasformando ogni brano in un racconto emotivo che autorizzava le donne ad avere voce, a dire “io”, a non nascondersi. Ma poi, cosa c’è di più rivoluzionario di decidere di ritirarsi all’apice del successo?

La comicità è una cosa seria (ed è donna): Franca Valeri, Sandra Mondaini, Anna Marchesini

10 artiste che hanno rivoluzionato lo sguardo sulle donne
Franca Valeri (la Sora Cecioni)

Se c’è un territorio in cui le donne hanno dovuto conquistarsi ogni centimetro, quello è la comicità. In Italia, per molto tempo, far ridere è stata considerata un’arte maschile, eppure alcune artiste hanno ribaltato questa idea molto prima che diventasse evidente. E se oggi ci sono Paola Cortellesi, Emanuela Fanelli, Michela Giraud, Luciana Littizzetto è tutto merito di chi, prima, ha spianato la strada.

E quindi partiamo proprio da lei, Franca Valeri: ironica, elegante, intelligente, ha creato personaggi femminili che erano satire viventi della società. La Signorina Snob e la Sora Cecioni sono figure diventate parte della cultura popolare, che attraverso la risata demolivano cliché e ipocrisie. Franca Valeri ha spalancato le porte a tutte le comiche successive senza alzare mai la voce, con una modernità sorprendente per l’epoca.

Anna Marchesini (la sessuologa)

Sandra Mondaini, popolarissima e amatissima, ha poi portato la comicità femminile nel cuore della TV generalista. Accanto al marito Raimondo Vianello costruiva un gioco perfetto di tempi, pause, battute, in cui il ruolo della moglie non era quello dell’eterno contorno, ma della spalla fondamentale. Con Sbirulino ha mostrato che anche una donna poteva fare comicità fisica, cambiando struttura e linguaggi, con la sit-com Casa Vianello infine è diventata iconica anche per le generazioni più giovani.

Infine c’è lei, Anna Marchesini, un’autentica fuoriclasse della mimica, della voce, del trasformismo. Il Trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi è stato un fenomeno generazionale, ma era chiaro a tutti (ai due colleghi per primi) che lei era un talento speciale. Dall’imitazione di Gina Lollobrigida alla Madre Badessa de I promessi sposi, fino all’indimenticabile sessuologa, Marchesini ha portato sulla scena una comicità capace di parlare anche della vulnerabilità e dell’imperfezione delle donne, in un’Italia che ancora negli anni ’80 e ’90 le voleva perfette.

Il coraggio della parola: Franca Rame e la politica delle donne in Italia

Non poteva mancare il teatro, in questo viaggio. E quando si parla di teatro e donne c’è un nome imprescindibile: Franca Rame. L’attrice e attivista ha fatto qualcosa che ancora oggi risuona con forza: ha portato in scena ciò che la società non voleva vedere. Ha detto ciò che nessuno voleva sentire. Vittima di una violenza brutale, trasformò il dolore in un monologo che non era solo testimonianza, ma atto pubblico di libertà. Lo Stupro (1975) è stata la prima voce collettiva di molte donne che fino ad allora non avevano avuto la possibilità di raccontarsi. Rame ha usato il teatro come strumento per smontare la cultura che colpevolizzava le vittime. Le sue parole sono state il punto di partenza di un cambiamento che oggi sembra ovvio, ma allora era rivoluzionario.

Dieci donne, dieci strade diverse, un’unica direzione: cambiare lo sguardo sul femminile in Italia. A volte con un gesto, a volte con una scelta personale, a volte con un’intera carriera. Hanno mostrato possibilità nuove, hanno aperto la strada alle donne che sono venute dopo. E forse la loro eredità più grande sta proprio qui: non nell’essere icone, ma nell’essere state, prima di tutto, se stesse.