Home Interviste The Traitors, intervista a Tess Masazza: “Nella vita saper leggere gli altri può mandarci in paranoia. Alessia Marcuzzi? Portava il Sole in quel castello buio”. E su Tale e Quale Show…

The Traitors, intervista a Tess Masazza: “Nella vita saper leggere gli altri può mandarci in paranoia. Alessia Marcuzzi? Portava il Sole in quel castello buio”. E su Tale e Quale Show…

Tess Masazza si racconta a TvBlog prima della messa in onda di The Traitors, il nuovo reality game di Prime Video.

29 Ottobre 2025 11:56

Nata come fenomeno web con la serie cult Insopportabilmente donna, Tess Masazza ha tradotto il successo digitale in una carriera solida e poliedrica. Dallo schermo di uno smartphone, la sua ironia ha raggiunto il palcoscenico teatrale, la narrativa e il grande schermo. Oggi si confronta con altri ruoli e sfide e, in questa intervista a TvBlog, parla di una nuova esperienza che ha messo ancora una volta alla prova la sua capacità di adattarsi passando con disinvoltura dal registro comico a dinamiche televisive completamente inedite. Lei è infatti una dei concorrenti del nuovo reality game The Traitors, condotto da Alessia Marcuzzi e disponibile su Prime Video a partire dal 30 ottobre.

Ha raggiunto il successo in Italia grazie alla web serie Insopportabilmente donna, subito virale in rete. Come si è avvicinata a questo mondo?

All’epoca lavoravo già per una web tv e stavo studiando il mezzo del web scrivendo articoli e realizzando interviste per la rete. Mi sono innamorata del mondo del web perché mi sono ad un certo punto resa conto della potenza di questo strumento. Per me è un ritorno al mio amore per la recitazione, una disciplina che studio sin da bambina. Ho quindi creato un video divertente intitolato Quello che dicono le rompiscatole, un insieme di sketch ironici sul mondo delle donne. La clip è andata virale e da lì ho capito che in questa idea poteva esserci qualcosa di interessante, tanto che ho scritto in seguito una serie intera, portata avanti negli anni. Insopportabilmente donna è diventato anche uno spettacolo teatrale, con cui abbiamo girato l’Italia e che è stato una prova di come questa storia potesse vivere fuori dal web. Da lì è diventato anche un libro; l’obiettivo è ora farlo diventare un film, in modo da chiudere il cerchio.

All’inizio temeva che l’esagerazione comica potesse allontanare le donne, o, al contrario, che gli uomini fraintendessero la satira, percependo i suoi sketch come una semplice conferma dello stereotipo della “rompiscatole“?

Il mio pubblico era all’inizio soprattutto femminile. Io giocavo con luoghi comuni e stereotipi ma, nell’andare a esasperare, non c’era mai sarcasmo. Erano temi molto leggeri e delicati, ma soprattutto non c’era mai l’intenzione di prendere in giro le donne, anche perché mettevo me stessa come primo esempio. Credo che questa cosa sia stata percepita sin da subito.

La sua partecipazione a LOL è stata un banco di prova per l’improvvisazione pura. Quanto è stato difficile affrontare una comicità senza copione, a differenza dei suoi sketch che sono invece estremamente scritti e precisi?

Sì, è stato complesso. Non mi ritengo una comica ma una che fa commedia. I miei sketch sono scritti per lo schermo, e non sono pezzi da stand up. Per me è stato quindi sicuramente molto complicato, soprattutto perché mi sono trovata in un’edizione con personaggi incredibili che hanno una grande esperienza sul palco, come Virginia Raffaele e Corrado Guzzanti. Per me è stato difficile soprattutto gestire l’ansia da prestazione: al di là del dover performare, bisogna non ridere ma far ridere. Quindi sì, ho avuta moltissima ansia.

Come l’ha affrontata questa ansia? 

In questo caso, la tensione mi ha abbastanza “frizzato“, essendo anche un programma in cui è il proprio corpo a mettersi in gioco. Quando cercavo di non ridere, mi facevano male persino le guance: il mio cervello voleva istintivamente farmi muovere la bocca, e quindi per me è stato molto strano. Sul momento l’ho vissuta come una prova, anche per la mia introversione. Io sono in realtà introversa, ma dipende molto dalle situazioni in cui mi trovo. Se mi chiudo, tendo a rimanere chiusa, ed è successo questo a LOL.

Dal 30 ottobre la vedremo su Prime Video con il reality game The Traitors, di cui è concorrente. Cosa l’ha spinta ad accettare questa sfida così lontana dalla sua “comfort zone” comica?

Io sono appassionata di giochi di società e, quando mi è stato proposto un gioco del genere, è stato amore a prima vista. Avevo già visto le altre versioni internazionali, e questa dinamica mi ha spinto a mettermi in gioco a tutti gli effetti. Il mio obiettivo era divertirmi.

Senza fare spoiler, cosa deve aspettarsi il pubblico?

Questo è un gioco molto psicologico, perché ci ritroviamo in una situazione in cui dobbiamo analizzare ogni piccolo gesto degli altri, basandoci in realtà sul nulla. È quasi impossibile sapere se l’altro stia fingendo o recitando, se si emozioni per davvero, anche perché noi concorrenti non ci conoscevamo affatto. Noi siamo stati sempre in allerta, abbiamo messo in discussione molte cose e secondo me sarà molto intrigante per il pubblico.

A suo parere, il meccanismo di The Traitors, basato su tradimento e sospetto, riflette fedelmente la nostra società?

Io l’ho vissuto in realtà come un gioco, non come un esperimento sociale. Nella vita saper leggere gli altri può sicuramente proteggerci e aiutarci ma, a volte, mandarci anche in paranoia. Io spero che venga visto come un momento per staccare un po’ la testa da una società che non sta andando benissimo; ben vengano i momenti in cui ci si diverte e si gioca. Siamo persone e ci sono dinamiche autentiche all’interno del format: ci sono molti attori ma sicuramente anche molte reazioni vere.

Alessia Marcuzzi ha assunto un tono volutamente più distaccato a The Traitors. Come ha percepito lei, da concorrente, questa sua nuova veste? In alcuni momenti ha sentito il bisogno di una sua maggiore umanità per alleggerire la tensione psicologica?

Alessia è un personaggio di suo molto solare; non l’avevo mai conosciuta personalmente ma ho sempre pensato che fosse una donna davvero dolce. Per quanto lei fosse la dama del castello, la sua presenza era molto carismatica. Già solo vederla, portava un po’ di Sole in quel castello buio. Sono stata molto felice quando lei ha svelato il suo viso sotto il cappuccio, anche perché avevo sempre desiderarlo conoscerla.

Il suo nome è stato quindi una sorpresa per tutti…

Sì, esatto. Non sapevamo nulla, ce lo avevano tenuto nascosto fino allo svelamento in diretta.

Dopo aver sperimentato The Traitors e LOL, c’è un reality di convivenza più tradizionale, come il Grande Fratello, che potrebbe tentarla in futuro? 

Il mondo del reality non mi ha mai attratto. Il Gf? Assolutamente no, è molto distante da me, non ho la giusta personalità. Tale e Quale Show si avvicina sicuramente molto di più alle caratteristiche del mio lavoro, della mia personalità e delle mie capacità. Vorrei scegliere in base a quello che sono capace di fare: più si invecchia, più si capiscono i propri limiti.

Un grande impatto ha avuto il cortometraggio Mamma di cui è protagonista e che ha ottenuto un ottimo riscontro da parte della critica. Ha trovato “liberatorio”, oppure difficile, esprimere l’ansia e il terrore di un personaggio senza poter ricorrere all’ironia?

Per me è stato assolutamente liberatorio, a livello emotivo – per una serie di cose che sono successe nella mia vita e per la persona che sto diventando – e a livello tecnico. Io ho in realtà studiato arte drammatica e recitazione, e sono partita proprio dall’arte del dramma.

tess masazza intervista
Intervista a Tess Masazza – tvblog.it

La commedia rispecchiava la donna che ero in quel momento: introversa, ma comunque goffa e buffa, a cui succedono sempre cose. Per quanto la malattia di Alzheimer non la conoscessi bene, in quel momento dovevo interpretare una giovane mamma che ha paura e che deve proteggere il suo bimbo. Tutto quello che avevo dentro, l’ho tirato fuori con il personaggio di Anna.

Si percepisce tutto il suo flusso emotivo…

Quello è stato un ruolo bello e che è arrivato al momento giusto. Gli sceneggiatori e il regista hanno fatto questa scelta rischiosa, perché volevano che il pubblico vivesse quello che vive realmente un paziente di Alzheimer, senza cadere nell’empatia o nella tenerezza.

Futuri progetti?

Tra i miei obiettivi c’è il film di Insopportabilmente donna; ci stiamo lavorando. Per il cinema è un periodo un po’ complesso ma io non mollo, anche perché si tratta di una storia senza tempo. Gireremo i Festival con il corto, che potrebbe diventare in futuro un lungometraggio. Sono inoltre molto felice di tornare a teatro, con uno spettacolo diverso: è un racconto di quello che mi è successo negli ultimi anni. Parlerò di depressione e lutto, ma con momenti più leggeri e altri più emotivi. Questa è sicuramente la cosa più intensa che abbia scritto.

Il teatro che diventa terapia…

Il palco è per me il posto più bello del mondo. Avendo fatto danza classica già dall’età dei 3 anni e poi avendo studiato recitazione, ho sempre definito il teatro come la mia casa. Sono molto grata alla produzione di avermi dato un’opportunità bellissima, quella di poter guarire insieme al pubblico.