La prima serata cambia orario e il pubblico si adegua: pro e contro del nuovo prime time risucchiato dal preserale
La prima serata cambia orario: la televisione italiana fa i conti con i nuovi parametri tra le esigenze del pubblico e la necessità delle aziende. Come si modifica il sistema televisivo.
Il Festival dello Spettacolo, che è una vera e propria reunion degli addetti ai lavori della televisione, ha fatto emergere una nuova consapevolezza. Non ci sono più le prime serate di una volta. Tutto comincia più tardi rispetto al passato. Oggi i programmi di cartello iniziano alle 22.00, in quella che gli esperti definiscono fascia prime time. Nell’access prime time, invece, troviamo quello che un tempo veniva definito preserale.
I giochi o i quiz prima del Varietà o altri tipi di show. Persino i film e le fiction devono adeguarsi a questo nuovo trend. Essere o non essere, trasmettere o non trasmettere? Questo è il problema. In altre parole: la prima serata, secondo la maggior parte degli utenti, inizia troppo tardi. Infatti in risalita sono, tra le altre cose, anche i servizi on demand. Sia Rai che Mediaset puntano tutto sulla riproposizione dei contenuti in streaming.
Com’è cambiata la prima serata
I titoli più importanti delle rispettive aziende vengono ricaricati all’interno delle app ufficiali che funzionano anche nelle smart tv. Così, se qualcuno avesse perso la puntata del suo programma preferito, può ritrovarla con un semplice click. Dal computer o dal telecomando di casa. Insomma, con l’innalzamento della prima serata gli utenti devono adeguarsi. Nell’eterna lotta dello Share vince – in questo momento – l’on demand.

L’intrattenimento televisivo è quello che maggiormente sta cambiando per via dei nuovi orari. L’informazione, infatti, c’è sempre alla stessa ora. I giochi nel preserale si sono allungati e questo determina un nuovo tipo di fruizione televisiva. Fiorello, presente al Festival dello Spettacolo, ha detto che i Varietà di una volta non possono più essere concepiti perché – per la tipologia di show – se si comincia alle 22.00 si deve necessariamente terminare all’1.00.
Vince l’on demand
Orari impensabili per il pubblico che, appunto, sceglie di recuperare le puntate il giorno successivo. Non esiste più l’attesa per un evento televisivo, tranne rare eccezioni. Anche su questo Fiorello, la personalità maggiormente interpellata durante il Festival dello Spettacolo, ha le idee chiare: “Non ci sono più i linguaggi di una volta in tv. Se al pubblico vanno bene gli orari di adesso, per la prima serata, bisogna accettarlo e cambiare strategie”.
Il punto, però, è che sentendo – tra commenti social e non solo – gli utenti in media sono quasi tutti insoddisfatti. In Rete si legge soltanto di gente insoddisfatta perchè la fiction preferita o il programma tanto atteso inizia troppo tardi per finire tardissimo. È tutto un: “La gente va a lavorare il giorno dopo, abbiate rispetto di questo”. Così i commenti più diffusi diventano appelli reiterati, ma le cose sembrano non cambiare. Di recente Affari Tuoi, su consiglio della Rai, ha scelto di terminare prima per lasciare più spazio alla prima serata. Un’inversione di tendenza che potrebbe fare scuola, ma basterà a cambiare le carte in tavola? Anzi: in tv?
Nuovi parametri, vecchi valori
La risposta è forse. Nel frattempo si continua sulla stessa lunghezza d’onda. Ora solare o legale, il risultato non cambia. La prima serata parte alle 22.00. Prima spazio al preserale. Non è un caso che i programmi più seguiti, in termini di numeri escludendo i telegiornali di rete, siano due giochi.
Quando iniziano i programmi di cartello, il pubblico potrebbe essere già pronto per rimboccarsi le coperte. Sul piccolo schermo, invece, devono rimboccarsi le maniche. È vero: i tempi cambiano, ma l’obiettivo – in tv – resta sempre lo stesso. Per tutti. Evitare di farsi spegnere o cambiare canale. A prescindere da ora, durata e genere. L’importante è che il grande romanzo popolare televisivo abbia ancora gli strumenti e la forza di scrivere pagine importanti. La voglia di “leggere” e guardare non è ancora finita.