Intervista esclusiva – Giovanni Vernia e la parodia di Cremonini: “Amo i miei personaggi, sono innocui e vogliono solo divertire”
Protagonista con i suoi numerosi personaggi dell’esordio della sesta edizione di GialappaShow, Giovanni Vernia spiega come nascono le sue parodie e racconta alcuni dettagli di come ha creato la sua versione di Cesare Cremonini
Intervistare Giovanni Vernia è una impresa. Non tanto per raggiungerlo, perché con la consueta disponibilità fissa l’appuntamento per il giorno dopo. E nemmeno per farlo parlare, perché dopo mezz’ora di chiacchierata ti intrattiene mettendoti a disposizione uno show privato da custodire gelosamente.
Intrattenitore vero, il comico genovese è stato per l’ennesima volta la vera sorpresa del GialappaShow che ha preso il via lunedì scorso su SKY. L’impresa è sembrare seri quando il tuo interlocutore fa di tutto per farti sghignazzare…
Non ce ne vogliano gli artisti coinvolti nella prima trasmissione della sesta edizione che riporta in scena numerosi cavalli di battaglia proponendo diverse novità – strepitoso Pier Silvio Berlusconi di Ubaldo Pantani – ma nel gruppo che vede aggiungersi anche Michela Giraud spicca proprio Vernia che alla sua carrellata di parodie aggiunge un fantastico Cesare Cremonini. La resa è spassosa…
Giovanni Vernia diventa Cesare Cremonini
Vale la pena approfondire con il diretto interessato il lavoro alle spalle di ogni parodia che è davvero molto accurato e minuzioso. Come nasce l’idea di un personaggio come Cremonini? “Quasi sempre per caso – spiega Giovanni Vernia – non sono il tipo che dice ‘adesso faccio questo, adesso faccio quello’. Guardo anche io la televisione, seguo i social, vedo cose che mi incuriosiscono e mi divertono. E quando ho visto Cesare Cremonini spiegare in diretta, con la chitarra, come era nata Marmellata #25 ho pensato che avrei potuto prendere spunto”.
Il tormentone è ‘poetico’: “Cremonini l’ho visto proprio come l’ho fatto, con gli occhiali da sole durante un podcast. Mi chiedo spesso perché i cantanti abbiano gli occhiali da sole quando vengono intervistati, o sono chiusi in uno studio. E siccome spiegava in modo molto dettagliato la genesi della canzone ho pensato di esasperare la cosa. Al pubblico pare sia piaciuto…”
Parodie e non imitazioni
Cremonini, che ha scritto Marmellata #25 dopo essere stato mollato dalla fidanzata di allora, parlava proprio di una ispirazione nata di notte, con la finestra aperta nella sua casa di Bologna: “Il tema era quello – spiega Vernia – mi sono limitato a colorarlo un po’ elaborando spunti che sono sempre necessari a una parodia. Non ho nemmeno scritto il testo, diciamo che il testo era suo…”
Parodia, e non imitazione: “Mi piace che ci sia questa distinzione. Io non sono un imitatore, diciamo che mi piace giocare con i personaggi, evidenziarne alcuni aspetti. Non mi piace l’idea di una imitazione che cada nel volgare o nella presa in giro. Io non prendo in giro nessuno, non mi permetto. Le mie parodie voglio siano sempre rispettose: una delle cose che continuo a ripetermi è che nel mio lavoro bisogna sapere essere umili e mettersi al servizio del personaggio. Quando la cosa piace anche al protagonista, cosa che mi è successa abbastanza spesso per fortuna, e lui stesso ride con me divertendosi, allora ho fatto davvero centro. L’idea è quella di divertirsi tutti. Di farlo insieme”.
In questo senso i social sono un aiuto, un punto di vista importante: “Proprio perché credo di essere una persona piuttosto umile, ma anche sempre attenta e critica alle cose che fa, leggo e ascolto tutti. I complimenti mi fanno sempre piacere. Le critiche meno. Ma se un personaggio non piace cerco di cogliere che cosa non funziona, mi confronto con i giudizi soprattutto se sono garbati e circostanziati”.

Da Mengoni a Lauro a Cremonini
Abbiamo perso il conto dei suoi personaggi. Uno dei video virali di Giovanni Vernia è quello in cui fa la parodia di Marco Mengoni che entra in scena parodiando se stesso sul testo di L’Essenziale riveduto e corretto dal comico. Andò in onda a Zelig: e fu strepitoso… “Marco fu straordinariamente gentile e disponibile. È bello quando ci sono artisti così pronti a cogliere un’occasione del genere. Ma è successo anche con Stash dei The Kolors per Italofisco. Ormai a ogni singolo viene in studio da me a RDS e ci divertiamo”.
Sui testi il lavoro di Vernia è maniacale: “La canzone va rispettata in quello che è la sua metrica, i suoi accenti. Troppo facile riscriverla da capo, si stravolgerebbe perdendo la sua essenza. Su questo sono molto rigoroso: i testi che scrivo devono essere ritagliati perfettamente su quello che è il ritmo del brano”.
Il pianoforte suonato Live
Una cosa che forse non molti hanno notato è che nella parodia di Cremonini è lo stesso Vernia a suonare il piano: “Ho studiato musica, o meglio. Avrei dovuto. Non ho mai voluto imparare a leggere le note e ho sempre suonato a orecchio. Potevo essere un discreto musicista, ma alla fine mi è servito lo stesso”.
E poi c’è il senso generale della parodia. Se Cremonini è ‘poetico’ Achille Lauro è ‘drammatico’: “Io l’ho pensato così, sofferente. La musica italiana molto spesso offre spunti fortemente sofferenti e mi piaceva l’idea di giocarci sopra. Mi hanno aiutato molto con il trucco e i vestiti, lo show lavora con professionisti incredibili. E una volta che sei vestito in quel modo e truccato in quel modo ti riesce più facile entrare nel personaggio. Io controllo tutto al monitor, movimenti, primo piano, atteggiamenti, movenze. E cerco sempre di migliorare, di limare le cose che mi convincono meno”.
“Se si offendono non me lo dicono”
Non si hanno notizie di come Cesare Cremonini abbia accolto la sua parodia. Ma Giovanni Vernia dice che al momento nessuno dei suoi molti alter-ego sembra essersi offeso: “Se è successo non me lo hanno detto. E poi io sono innocuo. Le mie parodie non sono mai troppo cattive, non cedo mai alla caduta di stile. La porta è sempre aperta: non voglio che nessuno si offenda. Anzi… mi piacerebbe come è successo con Stash e Mengoni che venissero a giocare con me”.

Ti stimo Jonny
Al momento il personaggio che lo ha imposto all’attenzione generale, Jonny Groove, lo stralunato discotecomane con occhiali bianchi e pantaloni muccati è in panchina: “Lo amo sempre, gli sono affezionatissimo. Ma bisogna anche sapersi distaccare dai propri personaggi. Oggi Jonny è un po’ in crisi, le discoteche non vanno più come prima. Ora va la trap. Al semaforo non si sente più l’unz-unz della cassa in quattro. Ma è tutto gangsta, sparo, fotto, spacco. Sono tutti cattivi nella trap. Jonny non si sentirebbe a suo agio. Non sarebbe mai un fan della trap”.
Jonny fu il grande protagonista dell’esordio cinematografico di Giovanni Vernia, Ti Stimo Fratello (2012). Ma il cinema al momento può attendere: “C’è la radio che impegna tanto e tutti i giorni, poi la TV. Il Cinema è una cosa estremamente seria e profonda. Quando ho accettato di fare le prime cose credo di avere anche commesso qualche errore: ora aspetto qualche opportunità di un bel progetto da realizzare con un bel team. Il cinema vuole attenzione, profondità, spessore. Non voglio fare una cosa tanto per dire ‘l’ho fatta’…”
Genova per noi
Il giornalista genovese trapiantato a Milano da trent’anni si congeda dal comico genovese trasferito a Roma da quindici. E si parla di una città che spesso Giovanni ha inserito nel suo repertorio: “Quando torno a Genova è sempre bellissimo, la città è splendida e si fa ammirare solo da chi ha davvero voglia di scoprirla. Noi genovesi siamo così. Sembra quasi che ci dia fastidio farci trovare. Aerei pochi, treni con parsimonia, niente Eurostar. Strade trafficatissime, i Giovi, la Cisa. Siamo così. Ma i genovesi hanno anche un’autoironia feroce: ed è anche per questo che molti comici straordinari dai quali ho imparato tanto sono nati qui”.
A Roma è in onda su RDS tutti i giorni con i suoi personaggi. Da otto anni… “Per uno come me che si stanca facilmente e che deve sempre cambiare è qualcosa di importante. La radio mi piace tantissimo e mi consente di fare cose nuove ogni giorno. All’inizio, sono sincero, non so nemmeno perché mi abbiano chiesto di condurre. Mi sentivo del tutto inadeguato. Poi piano piano si impara. E oggi mi ascolto volentieri. La radio mi ha insegnato ad avere un tempo di reazione immediato, ad essere reattivo, a sentire gli umori e il pensiero delle persone. E questo mi serve anche a teatro”.
A maggio Giovanni Vernia tornerà in teatro con una breve serie di spettacoli di uno dei suoi cavalli di battaglia, Vernia non Vernia, ovviamente con un copione rinnovato.