Ema Stokholma, l’intervista: “Non ho più paura della solitudine, Roma mi ha dato una vita felice. Chi vince Ballando? Se non dico Andrea Delogu…”
TvBlog incontra Ema Stokholma in vista del Festival del Cinema di Roma, di cui sarà conduttrice durante le cerimonie di apertura e chiusura.
Dj, conduttrice, attrice, scrittrice e cantante. Ema Stokholma ha dimostrato negli anni di saper fare arte a 360 gradi, con partecipazioni televisive, programmi radiofonici e quel ruolo – tanto desiderato – nel film Vita da Carlo 3 di Carlo Verdone. Mercoledì 15 ottobre e sabato 25 condurrà invece la cerimonia di apertura e di chiusura della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Un ruolo che le calza a pennello e che consacra, ancora una volta, il grande amore della conduttrice per la città di Roma, un luogo che le ha regalato rinascita, opportunità lavorative e felicità.
In questa intervista a TvBlog, svela qualche retroscena della sua partecipazione a Ballando con le Stelle, raccontando anche le aspettative in merito al futuro.
Conduttrice radiofonica, Dj, volto televisivo, attrice, pittrice. Quale di questi ambienti le regala massima libertà di espressione?
La pittura è la cosa che mi fa stare veramente nel mio mondo e che mi permette di non fingere. Se un giorno mi sveglio con la luna storta e devo andare in onda, devo essere comunque sempre sorridente. Tutti i lavori a contatto con le altre persone portano sempre a snaturarsi, ma quando si è da soli con sé stessi non serve nessuna maschera. Quando dipingo, sono completamente senza filtri.
Il suo libro, Per il mio bene, ha tra l’altro avuto un enorme impatto per la crudezza e l’onestà con cui ha raccontato la sua infanzia. La sua storia è una testimonianza di forza. Sente che questa esperienza abbia influenzato in qualche modo anche la sua arte?
Tutto quello che ho vissuto da bambina mi ha sicuramente portato a rifugiarmi in un mondo diverso. Mi sono avvicinata al cinema, ai libri e soprattutto alla musica, con cui da ragazzina ho sempre avuto un approccio più immediato. Le esperienze che faccio sono tutte conseguenze di un mondo che mi ha attratto e che mi ha tirato fuori da quella che era la mia vita. Mi ha aiutato anche la radio: quelle che sentivo per me erano delle voci amiche, mi raccontavano storie e mi facevano compagnia di notte. Tutte queste forme d’arte sono state fondamentali per la mia vita e, senza di loro, non ce l’avrei fatta.
Quella forza interiore che l’ha sempre contraddistinta è nata proprio da quei momenti lì?
Esatto. Non ho più avuto paura della solitudine, che oggi apprezzo tantissimo, proprio perché riesco a riempirla con un libro, con un film o con una canzone che mi piace.
La radio ha anche in sé il fascino dell’ascolto e del silenzio.
Per me la radio è davvero una voce amica. Se si ascolta un album, c’è il rischio che ci si senta ancora più soli. La radio ha invece quella capacità di tirare sù il morale di chi ascolta.
Parlando di cinema, nella sua carriera c’è stata anche la collaborazione con Carlo Verdone nella serie Vita da Carlo. Che valore ha per lei poter avere un rapporto umano con un artista che ha sempre ammirato?
Mi sono sentita super fortunata. Lascio sempre che sia il destino a scegliere per me e, dopo aver partecipato al casting del film, ho sperato davvero tanto nell’arrivo di quella telefonata. Raramente mi succede di sperare, forse perché non voglio crearmi molte aspettative, ma quella roba lì l’ho desiderata come poche cose nella vita. Quando è successo, mi sono sentita fortunatissima. Non sono un’attrice, non ho mai studiato recitazione e dovevo quindi assorbire tutto quello che veniva fuori da Verdone.

La prima scena era un piano sequenze e lui mi ha imitato, tanto che io ho poi provato ad imitare la sua imitazione. Quella ripresa è andata bene e per me è stato bellissimo, anche perché erano presenti tutti gli attori. Per me è stato un battesimo nel cinema. Oggi è sicuramente sempre molto bello poter parlare con Carlo Verdone di qualsiasi cosa, dal gossip a “quale medicina mi consigli se mi sento male“.
Pensa che possa esserci in futuro un’altra collaborazione con lui?
La spero tantissimo, sarebbe fantastico.
Lei è arrivata a Roma da adolescente per iniziare una nuova vita. Ora è la padrona di casa di uno dei maggiori eventi culturali della Capitale, il Festival del Cinema. Cosa significa per lei, a livello personale, questa esperienza?
Roma mi ha regalato la possibilità di crearmi una vita felice; io sono pazza di questa città. Per me è una grande opportunità e forse me ne renderò conto il giorno successivo. Se oggi penso a quanto possa essere importante per me questa esperienza, mi sale l’ansia da prestazione.
Preferisce non lasciarsi sopraffare dalla pressione…
Cercherò di essere spensierata, vorrei non sbagliare le pronunce.
Passare alla conduzione di un evento di tale prestigio focalizzato sul cinema rappresenta un nuovo territorio per lei. Qual è la differenza emotiva o di preparazione che percepisce tra condurre un programma televisivo o radiofonico e guidare un festival cinematografico?
Non ci sono molte differenze, perché in entrambi i casi bisogna essere chiari e concisi. Non si deve perdere troppo tempo, e in questo la radio mi serve tantissimo. Mi aiuta ad avere il ritmo giusto in un’occasione del genere. I due mondi si incontrano, ma forse l’unica differenza sta nel mio outfit. Lì sarò sicuramente vestita meglio.
Un grande impatto ha avuto anche la sua partecipazione a Ballando con le Stelle. Per lei è stato più difficile l’impegno fisico, la gestione dello stress della diretta oppure l’esposizione mediatica a cui i concorrenti vengono inevitabilmente esposti?
Per me è stato molto divertente, perché anche l’esposizione mediatica è abbastanza sana. Il periodo in cui ho partecipato a Ballando è in realtà stato molto pieno anche a livello personale. In quei mesi avevo fatto il passo più lungo della gamba, avevo venduto e comprato casa e fatto un trasloco. Nonostante tutto, è stata un’esperienza bellissima, che rifarei se potessi tornare indietro. Ballando ti cambia la vita e cambia la percezione che le persone hanno di te. Nel mio caso, ero sempre stata vista come “la ragazza francese con il vocione e i tatuaggi“. All’improvviso le signore hanno però iniziato a fermarmi per strada dicendomi “mia madre è tua fan“. Lì sono letteralmente impazzita e ho capito che il programma è seguito tanto e che si ha la possibilità di farsi conoscere per la persona che si è realmente.
La danza butta giù le barriere, le maschere e i filtri di tutti i concorrenti…
Esatto, è una specie di “glow up“, che avviene sia dentro che fuori lo studio.
Com’era invece il clima nel backstage?
Noi ci siamo divertiti un sacco, nella mia edizione non mi è parso che ci fosse così tanta competizione. Io ho fatto il mio cercando di non dare fastidio a nessuno ma di imparare tantissimi balli. Io che ho lavorato sempre nella musica, ho scoperto un sacco di cose che non sapevo.
Chi farebbe vincere di questa edizione e perché?
Farei vincere Andrea Delogu. Perché? Chi se la sente, se non dico il suo nome… (ride n.d.r.). Da quello che ho visto, mi piacciono inoltre moltissimo Barbara D’Urso, Rosa Chemical e Filippo Magnini. In questa edizione ci sono grandi donne, grandi esempi di ragazze, sono tutte “forti e indipendenti“. Sono tutte donne che insegnano a non aver paura.
Le piacerebbe prendere parte ad altri talent show, come Tale e Quale Show?
Magari, ma non so cantare. Dopo Pechino Express e Ballando con le Stelle, posso però dire che ho fatto i talent show che mi piacciono di più. A Pechino mi sono divertita troppo, a Ballando ho potuto imparare la danza, il mio sogno da quando ero bambina. Sono felice così, anche se mai dire mai. Non penso però che Carlo Conti mi accetterebbe nel cast di Tale e Quale.
Ha invece futuri progetti da raccontarci?
Vivo molto alla giornata. Sto andando a New York, perché devo condurre New York Canta, che va in onda su Rai 2 e Rai Italia e che è seguito anche da Radio 2. C’è inoltre Social Club, ma in genere spero di costruire tutto man mano.