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Questo nostro amore: su Raiuno Neri Marcorè ed Anna Valle diventano “concubini”

Su Raiuno Questo nostro amore, la fiction con Neri Marcorè ed Anna Valle nei panni di una coppia “concubina” negli anni Sessanta

pubblicato 28 Ottobre 2012 aggiornato 4 Settembre 2020 00:41

Il 1967 è l’anno prima dello scoppio delle contestazioni in Italia, l’ultimo anno in cui ci si può godere il boom economico, in cui tutto sembra essersi messo a posto dopo gli anni della Seconda guerra mondiale. Ma sono anche anni di forte arretratezza sotto alcuni punti di vista. E ci sono famiglie costrette a fuggire di città in città, accusate di essere irregolari. E’ questo lo sfondo in cui si calano le vicende di “Questo nostro amore”, la fiction di Raiuno in onda questa sera alle 21:30 e martedì alle 21:10, per un totale di dodici episodi e sei prime serate, di cui trovate tutte le informazioni su Blogapuntate.

Le coppie “concubine”, composte da due persone di cui almeno una precedentemente sposata ma impossibilitata a divorziare (le legge ad hoc sarebbe arrivata nel 1970), ai tempi erano delle vere e proprie coppie da escludere dal contesto sociale italiano. Colpevoli di vivere nel peccato, per loro non c’era non solo la possibilità di sposarsi, ma anche quella di riconoscere i propri figli.

E’ la situazione che deve affrontare Vittorio (Neri Marcorè), sposatosi da giovane con Francesca (Debora Caprioglio), donna che l’ha lasciato poco dopo facendo perdere le proprie tracce. La sua storia s’intreccia con quella di Anna (Anna Valle) di cui, vent’anni prima dei fatti raccontati, s’innamora e con cui forma una famiglia composta da tre figlie, Benedetta (Aurora Ruffino), di diciotto anni, Marina (Karen Ciaurro) e Clara (Noemi Abbrescia). Tre ragazze che, però, Vittorio per legge non può riconoscere come sue figlie.

Questo nostro amore
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La famiglia Costa è costretta, dicevamo, a fuggire di città in città, una volta che i vicini di casa scoprono il loro segreto. Così succede anche nella prima puntata, con i protagonisti presi a traslocare a Torino, nella speranza che una città grande e moderna come questa possa accettare la loro condizione.

Nel condominio in cui vanno a vivere, i Costa si ritrovano ad avere come vicini di casa un’altra famiglia emarginata, gli Strano, composta da meridionali immigrati, come tanti loro conterranei ai tempi, al Nord. Salvatore (Nicola Rignanese) e Vittorio non si piacciono, ma cercando di andare d’accordo, accomunati dal disprezzo che nutrono gli altri verso di loro. Salvatore è sposato con Teresa (Manuela Ventura) ed hanno quattro figli, tutti maschi: tra loro, Bernardo (Dario Aita) diventa amico di Benedetta, che nel frattempo s’innamora di Maurizio (Gabriele Anagni), suo compagno di classe ribelle e che non piacerà a Vittorio.

Le vicende delle due famiglie si intrecciano, raccontando le difficoltà di inserirsi nella società degli Strano, allontanatisi dai loro luoghi natali per trovare lavoro e crescere i loro figli, e dei Costa, con Anna che vorrebbe affrontare il concorso magistrale e diventare insegnante. Senza dimenticarsi della storia principale, con i protagonisti che faticano a nascondere l’irregolarità della loro relazione, e personaggi che si daranno da fare per smascherarli invece che aiutarli, e con Alberta (Marzia Ubaldi), madre di Anna, a rappresentare il dissenso della maggior parte della popolazione di quei tempi.

“Questo nostro amore” è una produzione Raifiction e Paypermoon (la stessa di un’altra serie ambientata negli anni Sessanta, “Raccontami”), col soggetto di Stefano Bises (“Tutti pazzi per amore” ed “Una grande famiglia”) ed Elena Bucaccio, che hanno firmato la sceneggiatura con Francesco Cioce e Fidel Signorile, per la regia di Luca Ribuoli. Quest’ultimo ha ammesso di volersi ispirare alla commedia all’italiana, ed in particolare ad alcuni film degli anni Sessanta che, secondo lui, rappresentano al meglio lo specchio della società di quegli anni:

“Nei film prodotti in quegli anni ho trovato parecchie fonti d’ispirazione. Cito quelli che mi hanno fornito un’ ispirazione diretta e sono tutti di Pietro Germi: Signore e Signori, Il Ferroviere, Divorzio all’Italiana. Poi, La Famiglia di Ettore Scola e La Donna della Domenica di Luigi Comencini.”

Non solo uno sguardo al passato, però: Ribuoli ha anche cercato di prendere qualche lezione da produzioni più recenti, in questo caso straniere:

“Ho cercato poi delle ispirazioni contemporanee, in registi che hanno raccontato ‘oggi’ gli anni sessanta. Cercavo, in questo senso, un approccio moderno ad un genere consolidato come quello della commedia all’italiana. Il mio principale scopo era di evitare fughe nostalgiche o scimmiottamenti del genere. Devo dire che in questo caso ho trovato più ispirazione nella cinematografia straniera, e nelle serie televisive straniere (An Education, Mad Men, In the mood for Love, The Reader, I love Radio rock, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori).”

Chi si aspetta con “Questo nostro amore” una fiction realistica, che porti il pubblico negli anni complessi dell’Italia pre-Sessantotto e che racconti il disagio degli immigrati meridionali in città settentrionali, però, resterà deluso. Il regista è al corrente che quegli anni non erano perfetti, ma l’idea sua è stata quella di raccontare una storia che estraesse solo l’ottimismo di chi, nonostante le difficoltà, ha cercato di puntare sempre in avanti:

“In Torino Nera di Carlo Lizzani ho potuto vedere l’orrore di quegli alloggi di fortuna, soprattutto mansarde, povere, bollenti e ghiacciate a seconda delle stagioni. Per aiutare la commedia, ho abbandonato la via del verismo, che mi avrebbe costretto ad un’ immagine nera che per altro non avrei potuto dare perché la Torino di oggi, postindustriale, è una bellissima città, accogliente e, come si dice solo per le piccole città o dei villaggi sperduti nella natura, a misura d’uomo.”


Questo nostro amore

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