Caso Travaglio a Che tempo che fa: bordate bipartisan

Il nuovo "Caso Travaglio" ha scaldato la politica italiana e ha animato in maniera inusuale le cronache legate alla tv lungo tutta la giornata. Nella puntata di questa sera di Che tempo che fa sono arrivate le "scuse" di Fabio Fazio, nel pomeriggio erano arrivate le reazioni politiche alle parole di Marco Travaglio intervistato sabato sera mentre presentava il suo ultimo libro "Se li conosci li eviti" e lo spettacolo teatrale di cui è autore, "Promemoria: 15 anni di storia d'Italia".
I termini della questione sono ormai noti, il polverone si è alzato sulla scia della citazione alle amicizie e ai rapporti d'affari intrattenuti dall'attuale Presidente del Senato, Renato Schifani, con personaggi che anni dopo sarebbero stati condannati per Mafia.

Quello che è oggettivamente interessante rilevare sta proprio nella natura delle reazioni politiche. Il tono delle dichiarazioni da in modo chiaro la misura di quanto fosse azzeccata la risposta di Travaglio, risposta nella quale ha inserito il riferimento alle frequentazioni poco rispettabili dell'attuale seconda carica dello Stato. In questo post potete ritrovare il video diviso in tre parti dell'intera intervista a Travaglio, la domanda sulla quale è utile tornare, non solo perchè si tratta della "pietra dello scandalo", è in coda all'ultimo video.

Fazio domanda al giornalista se non sia eccessivamente impietoso, nei confronti della sua stessa categoria, sottolineare con la sua crudezza quanto sia "alterata" la scala delle priorità legate alla scelta delle notizie da porre all'attenzione dei telespettatori e dei lettori. Travaglio spiega con estrema chiarezza che il dilemma del giornalista sta proprio nella convenienza a riportare fatti "spiacevoli" (per quanto veri) legati ad un politico quando entrambi gli schieramenti, da destra a sinistra, preferirebbero che questo genere di argomenti non venisse affrontato.

A rileggere le dichiarazioni di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Partito Democratico, e quelle di Altero Matteoli, neo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, si ha la prova provata dell'ostilità di tutta la politica italiana nei confronti di questi temi. Nonostante le circostanze legate alle frequentazioni di Renato Schifani siano da riferire giornalisticamente come "fatti" privi di oppugnabilità per nessun politico (unica eccezione Antonio Di Pietro) è corretto vengano date in pasto ai telespettatori/cittadini.

Suonano decisamente dissonanti alcuni passaggi della dichiarazione della Finocchiaro, in particolare il riferimento all'assenza di "contradditorio". Si tratta di uno dei classici argomenti che negli "anni bui" della Rai, quelli della contemporanea cacciata di Biagi, Santoro e Luttazzi immediamente successivi alla vittoria elettorale del centrodestra nel 2001, venivano diffusi per dare legittimità a scelte editoriali che hanno tutto il diritto di essere definiti per quello che sono: "censura" e "ritorsione".

In questo clima quali potranno essere le conseguenze per i futuri palinsesti Rai? Saremo di nuovo costretti ad assistere alla sistematica defenestrazione di personaggi e giornalisti ormai evidentemente invisi sia alla "sinistra" che alla "destra"?

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