Il Candidato, Ludovico Bessegato a Tvblog: "È un mix tra una web serie e una serie tradizionale. Ci siamo ispirati a Parks and Recreation e Veep"

Tvblog intervista Ludovico Bessegato, showrunner e regista de Il Candidato, la serie che parte questa sera su Raitre all'interno di Ballarò.

Parte questa sera, al termine della puntata di Ballarò intorno alle 23.50, la serie satirica Il Candidato che, in 20 puntate di 5 minuti ciascuna, ci racconterà l’esilarante corsa alla presidenza del consiglio di Piero Zucca (Filippo Timi), un ex postino ingenuo, modesto e senza alcuna esperienza politica. Zucca può però contare sull’aiuto di un team di spregiudicati esperti della comunicazione (Lunetta Savino, Bebo Storti, Antonio Catania, Christian Ginepro, Marina Rocco, Flavio Furno), intimamente convinti che un candidato si possa fabbricare e vendere come un prodotto di consumo.

A raccontarci questo nuovo progetto, a metà strada da web serie e serie tradizionale, è l'ideatore e regista, Ludovico Bessegato, già noto agli amanti del genere per essere stato regista e showrunner di Kubrick – Una Storia Porno, web serie di successo del 2012, e nel 2013 della serie web indipendente Le Cose Brutte. Non solo. Ludovico ha anche seguito come responsabile creativo per la Cross Productions (un tempo Magnolia Fiction) le fiction Una Grande Famiglia, Violetta, il Segreto dell’Acqua e Una Grande Famiglia 20 Anni Prima, la prima serie web della Rai. Dopo l'esperienza maturata sia con le serie web che con quelle tradizionali, Bessegato si è quindi lanciato in questo nuovo progetto, nel quale crede tantissimo e che ci presenta con entusiasmo svelandocene anche il dietro le quinte.

ludovico-bessegato

Come nasce l’idea de Il Candidato e soprattutto l’idea di inserirla in un programma come Ballarò?

Sono due idee molto distinte! Nel tempo e nelle teste in cui sono maturate. La prima mi riguarda completamente. La seconda per nulla. Il Candidato nasce in qualche modo quando 5 anni fa ho scoperto la serie francese Henaut President, ovvero il format da cui il Candidato è tratto. L’idea di raccontare la campagna elettorale di un idiota, in pillole da 5 minuti mi sembrava geniale. Ne ho parlato con Rosario Rinaldo, il produttore con cui lavoro da 6 anni. Non erano ancora però arrivate le web serie e la grande curiosità che invece c’è oggi per formati più innovativi. E in più avevo 25 anni e non ero molto credibile. Due anni fa però lo scenario è completamente diverso. Io e Cross Productions venivamo dal successo di Kubrick – Una Storia porno. Sentivo il bisogno di fare una serie più matura, che incanalasse lo stile di Kubrick e lo declinasse verso un tema più largo e più semplice da fruire. Non è semplice vendere una serie sul porno, sapete? Così io e Rosario Rinaldo abbiamo lavorato bene sul concept, abbiamo coinvolto Filippo Timi e Lunetta Savino e messo a fuoco lo stile. Per adattare i copioni ho quindi chiamato gli sceneggiatori con cui avevo lavorato su Kubrick, la Buoncostume, e con loro abbiamo lavorato all'adattamento del format. Più passava il tempo, più il Candidato assumeva una sua identità. Devo dire che gli sceneggiatori hanno fatto un bel lavoro creando anche molti copioni del tutto originali. Rai Fiction, così come Raitre, dopo avere visto il pilota, ha creduto subito moltissimo nel progetto. Rimaneva qualche incognita però sulla collocazione nel palinsesto. Il cambio di conduzione di Ballarò credo abbia creato la necessità di rinnovare il programma con elementi di discontinuità. Da qui la scelta di usare il Candidato all’interno di Ballarò. Però i dettagli della scelta andrebbero chiesti in viale Mazzini.

Quali sono le caratteristiche de Il Candidato che pensi possano far apprezzare la serie dal pubblico?

La prima caratteristica è tanto semplice quanto efficace: fa ridere! Almeno, a me ha fatto ridere mentre lo scrivevamo, mentre lo giravo, mentre lo montavo. Il tentativo era di fare commedia mischiando tanti diversi tipi di comicità. Dallo slapstick, al grottesco, al surreale, a quella di stampo anglosassone, a momenti di improvvisazione attoriale pura, quasi da commedia dell’arte. L’argomento è caldo, si ride, il cast è fantastico e il ritmo è altissimo. Qualche carta ce l’abbiamo. Poi le ragioni di un successo sono imperscrutabili. Incrociamo le dita.

C’è chi vi ha definito l’House of Cards italiano, ma so che tu non sei d’accordo con questa definizione. Ce ne puoi spiegare i motivi?

Credo che il colpevole sia stato Freccero! Ci ha chiamati “la risposta idiota ad House of Cards” durante la conferenza stampa del suo Roma Fiction Fest. Noi abbiamo riso. Poi abbiamo capito che in tanti lo hanno preso sul serio. E allora ci siamo preoccupati. House of cards è una serie meravigliosa. Ma paragonargli il Candidato è come dire che Topolino è la risposta a fumetti della Fattoria degli Animali di Orwell... A parte il tema politico di fondo penso non ci siano molte altre somiglianze. La nostra è una serie comica, grottesca. Se dobbiamo dire a quale serie ci siamo ispirati direi sicuramente Parks and Recreation e Veep, che sono due serie comedy americane che raccontano, seppur in modo molto diverso dal nostro, il dietro le quinte della politica americana. Per quanto riguarda l’umorismo poi i totem sacri sono sempre Scrubs, Friends e ovviamente i Simpson. Quando con Timi dovevamo mettere a punto l’idiozia del personaggio, siamo partiti da Peter Sellers, ma alla fine è stato Homer Simpsonil vero riferimento. Tutte le volte che il personaggio di Zucca doveva fare qualcosa di troppo stupido, io e Filippo ci chiedevamo: “Homer sarebbe stato così stupido?” Se la risposta era sì, la giravamo.

Il Candidato cosa ha in comune con le web series, a parte la durata delle puntate, e cosa c’è invece di diverso?

Il Candidato è un sapido mix tra Web Serie e Serie tradizionale. Della web serie ha la bassa età di chi lo ha realizzato, la totale libertà creativa, l’uso spregiudicato di un certo tipo di linguaggio visivo e musiche e una certa leggerezza della troupe e dell’impianto produttivo. Della serie tradizionale ha sicuramente un budget che ha permesso di pagare tutti e di lavorare bene. Ha un cast importante e probabilmente ha una maggiore predisposizione, rispetto ad altri progetti che posso avere fatto, ad essere apprezzato e amato anche da pubblici più tradizionali.

Il Candidato - fotogallery


Tra i protagonisti della serie troviamo attori ormai navigati e giovani promesse della recitazione, ragazzi che tra l’altro hanno una certa esperienza in web series. Come hai scelto il cast?

Oh, è stato bellissimo. Dicevo al produttore: “Per il protagonista sarebbe bello Filippo Timi”. Ma quasi per iperbole. E lui chiamava l’agente di Filippo Timi. E così per tutti! Sembrava di giocare ad un videogioco di calcio in cui poter creare con grande facilità una squadra con Cristiano Ronaldo e Messi. Filippo e Lunetta sono stati i primi ad essere scelti.Stimo entrambi molto come attori e mi piaceva l’idea di dirigerli in ruoli opposti a quelli che avevano sempre interpretato. Poi sono arrivati gli altri. Tutte scelte molto ragionate. Sono molto orgoglioso del mio cast che a mostri sacri come Timi, Savino, Ghini, Catania, Storti, Mascino, affianca attori di uguale talento, come il mio attore feticcio Flavio Furno, Christian Ginepro e Marina Rocco. Ci sono tante chicche anche tra i protagonisti di puntata, dove spaziamo da Maccio Capatonda a Ivana Spagna. Dai Pills a Margherita Vicario. Senza dimenticare le belle performance di Stefano Fregni, Maurizio Lombardi e Claudia Vismara.

Quale è stata l’accoglienza che vi è stata riservata al Roma Fiction Fest? E pensi possa poi coincidere con l’apprezzamento del pubblico da casa?

Era una sala enorme e poco prima della proiezione c’era stata la premiazione del premio Bixio, quindi la sala era piena dei nomi più importanti del settore televisivo. Per fortuna hanno riso e alla fine, tra i tanti complimenti, mi hanno fatto particolarmente piacere quelli di Riccardo Milani e Ivan Cotroneo. Sono stato per 4 anni il loro editor su Una Grande Famiglia, il loro abbraccio è stato quindi una bella vertigine. Se può piacere al pubblico a casa? Non lo so. È banale dirlo, ma non so fare serie che piacciono al pubblico a casa. Non so chi sia in realtà il pubblico a casa. Le poche cose che giro, le giro perché piacciano a me. Personalmente credo sia l’unico modo di amare questo lavoro. E questa credo sia la grande differenza tra l’approccio americano dello showrunner e quello delle produzioni tradizionali. In queste ultime si vengono a creare spesso delle lunghe catene decisionali in cui di fatto viene a mancare un vertice creativo. Qualcuno che si senta davvero responsabile creativamente di un prodotto e con cui abbia un rapporto identitario. Che non vuol dire comportarsi da autori. Ma vuol dire prendersi tutte le responsabilità di un progetto. Io ho un rapporto identitario con Kubrick, con il Candidato, con le Cose Brutte. Sono mie. Sono intrise del mio stile, delle mie scelte del mio amore. Dei miei sbagli probabilmente. Ma è la mia prospettiva. Se piace al pubblico, potrò continuare a fare questo lavoro. Altrimenti cambierò lavoro. Che è l’unica cosa che posso cambiare. Perché in fondo non si può cambiare il pubblico e non si può cambiare sguardo sul mondo. A meno di mentire.

In una nostra precedente intervista parlavamo di Kubrick – una storia porno, precisando che più che una web serie era da considera il pilot di una serie televisiva. Ci sono novità su quel fronte?

Abbiamo recentemente superato un milione di views solo sul primo episodio. Una specie di record in Italia per una web serie. Eppure non ci sono novità. Spero che un eventuale successo del Candidato possa riaprire il discorso Kubrick. Magari al cinema. Speriamo!

Rispetto ad allora, e considerando che Il Candidato va in tv e non sul web (così come poi era accaduto anche per Una grande famiglia – 20 anni prima), credi sia cambiato qualcosa?

Beh forse rispetto ad allora è diventato molto più chiaro che il web può essere solo una vetrina e non certo la destinazione finale di un progetto.

Dimenticando per un attimo che sei di parte, perché secondo te il pubblico dovrebbe guardare Il Candidato?

Ok, vediamo... Perché è piuttosto divertente. Perché a livello stilistico ci sono un sacco di cose che non si sono mai viste, certamente non in Italia almeno. Perché c’è un cast fantastico. Perché è ideato, diretto e girato da giovani. Perché se non lo guarda nessuno, non mi faranno mai più fare una serie in vita mia, e perché alla fine di una puntata c’è un mini gatto di 3 settimane. Troppo poco? Speriamo di no!

Il Candidato - fotogallery

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: