Un recente dibattito sollevato dal post su Fiction Tv, il nuovo mensile dedicato alle serie tv italiane e straniere, impone di fare chiarezza su una questione piuttosto controversa inerente all’onomastica seriale.
Spesso e volentieri, infatti, si fa confusione tra termini mutuati dal modello americano e significato acquisito nella dizione nostrana.
Andiamo con ordine partendo dal nome fiction.
Trattasi di un vocabolo onnicomprensivo atto a indicare lo spettacolo di finzione in generale, ovvero una messa in scena interpretata da attori e fondata su una sceneggiatura di matrice autorale.
Il genere in questione nasce in radio assumendo da subito un modello seriale, ovvero fondato sulla periodicità più o meno quotidiana a seconda della tipologia di racconto.
La fiction si suddivide, a tal proposito, in soap, sitcom, series fino a inglobare i più recenti serial.
La
soap nasce originariamente come commedia radiofonica sentimentale dall’infinito numero di puntate (30′), sempre imperniate sulle traversie amorose di pochi personaggi fissi. Già nel nome il prodotto denuncia una fronte impronta commerciale, riconducibile ala sponsorizzazione da parte dell’industria dei detersivi.
La soap fu via via adattata alla televisione e programmata ogni giorno a orari fissi (a striscia) per venire incontro a un target per lo più composto da casalinghe (11-16.30). La prima,
The guiding light (in Italia, Sentieri), approdò dalla radio alla tv nel 1952 ed è la più longeva della tv visto che è ancora in onda.
Poi ci sono le
sitcom (situation comedies), collocate in orari più pregiati, come il tardo pomeriggio, sempre a striscia, in puntate di 30′. I loro personaggi sono più caratterizzati psicologicamente e l’impianto narrativo è basato sul botta e risposta di battute vivaci all’insegna di un dialogo scoppiettante, talvolta accompagnato da un sottofondo di risate e applausi finali. La prima,
I love Lucy, descriveva la vita di una coppia intellettuale di New York impersonata da due attori che erano marito e moglie anche nella vita, pronti a intrecciare con successo realtà e finzione.
Il terzo genere della fiction televisiva è rappresentato dalle serie tv (
series) cicli di episodi in cui a personaggi fissi e a situazioni costanti si aggiunge, di volta in volta, qualche guest star legata a una dato avvenimento, che modifica il quadro fisso per poi sancirne la ricomposizione a fine puntata.
La caratteristica di series come
Lassie o
Perry Mason sta nel fatto che ogni episodio deve assomigliare agli altri perchè lo spettatore possa riconoscervisi (serialità intesa non come pezzi tutti uguali come avviene nella produzione industriale, ma tanti prototipi ciascuno diverso dagli altri, anche se simile).
In tutti questi generi i protagonisti sono senza memoria, l’episodio è chiuso in sè e la successione della messa in onda può essere alterata senza che nessuno se ne accorga.
Tal presupposto viene, invece, capovolto nei più recenti
serial americani, ispirati da vicende narrative ben più complesse e articolate, in cui ogni puntata è concatenata alle precedenti e alle successive, pur avendo un significato a sè stante, e la narrazione può procedere per anni introducendo nuovi personaggi ed eliminandone altri, come in
Dallas o in
Dinasty.
La differenza tra una serie tv e un serial sta, insomma, in un concetto molto semplice: nel caso del secondo, perdersi una puntata può risultare fatale e l’evoluzione della trama è all’ordine del giorno, mentre in una serie tv si può ritrovare i propri beniamini in qualsiasi momento senza temere di essersi lasciati sfuggire qualcosa (valore aggiunto in termini di passaggi televisivi che fa della
Signora in giallo una delle series più replicate della storia assieme all’
Ispettore Derrick).
Con la speranza di avervi fornito un quadro esaustivo, vi diamo appuntamento al prossimo dossier!
[Fonte La televisione di Enrico Menduni]
Francesco
30 dic 2006 - 14:50 - #1Ma non si poteva conservare il termine sceneggiato?
Fiction fa più figo?
Lord Lucas
30 dic 2006 - 14:55 - #2Lo sceneggiato è un genere molto specifico, Francesco, e per certi versi è tutto italiano. Per sceneggiato è da intendersi quel prodotto della categoria edutainment su cui puntava molto la tv di stato nella fase pioneristica per rappresentare in televisione grandi trame tratte da romanzi o pieces teatrali. Insomma, era un modello seriale molto impegnato e di grande levatura culturale.
La Rai e la Bbc vi hanno investito molto anche in termini di immagine, per differenziarsi dal modello americano da subito orientato sull’investimento pubblicitario e di forte impronta commerciale.
Avanguard
30 dic 2006 - 16:06 - #3Tra l’altro Sentieri tra meno di un mese compirà 70 anni.
Fabio
30 dic 2006 - 16:14 - #4Auguri !
Sario
30 dic 2006 - 16:44 - #5una soap della durata di 70 anni secondo me nn è concepibile, perchè ovviamente non ha più un senso con quello che è stato. Capisco l’avvicendarsi di trame e personaggi sempre diversi tra loro (Centovetrine è un esempio xkè i personaggi cambiano sempre), ma nel caso di Sentieri, non si potevano creare degli spin off nel corso del tempo? almeno la dignità…..
Sissio
30 dic 2006 - 16:49 - #6W Reva Shaine! Nonchè Lella Costa.
Ale
30 dic 2006 - 16:56 - #7Io non ho capito una cosa. Se quelli tipo la Signora in giallo, dove l’impianto è sempre lo stesso puntata dopo puntata (nel caso specifico, l’indagine della vecchietta) si chiamano series, e quelli tipo Dinasty si chiamano serial, quelli che noi in Italia chiamiamo telefilm (alla Lost, er ecc), come si chiamano? Mi sono persa un pezzo della spiegazione?
Avanguard
30 dic 2006 - 17:04 - #8Sario Sentieri è nata in radio e si è evoluta nel tempo. L’edizione radiofonica non è paragonabile a quella televisiva.
zeppo
30 dic 2006 - 17:40 - #9ottimo
Alfredo
30 dic 2006 - 18:08 - #10Fatemi capire, Dr House e CSI sarebbero serie tv mentre Grey’s anatomy, Lost, Er e DH dei serial?
Lord Lucas
30 dic 2006 - 18:36 - #11Non sta a me, ora, definire il genere dei telefilm uno a uno. Io ho provato a ricostruire il fenomeno in chiave teorica.
Personalmente, credo che Will & Grace sia una sitcom nel vero senso del termine, Lost un serial americano nel vero senso del termine…
Quanto al discorso sulle series tv, lì ci introduciamo in un discorso più complesso. Non vi nascondo che non ho mai visto Dr House, ma mi hanno spiegato che ci si può inserire in un qualsiasi momento e non c’è un’evoluzione seriale. Perciò penso proprio sia teoricamente una series, come del resto anche CSI.
Purtroppo, c’è molta confusione o si applicano dei sottogeneri come categorie. Prendete Oc. In molti lo definiscono una teen opera ma in realtà è un Drama che di telenovelico ha l’intreccio, ma non la periodicità quotidiana e a striscia.
Presto vi prometto che discutiamo i sottogeneri :)
Manlio
30 dic 2006 - 18:39 - #12Bentornato Avanguard. era da un pò che nn commentavi!
MarcoLovesBrittney
30 dic 2006 - 18:43 - #13@Alfredo
A parte che queste definizioni le coniano(chissà perchè) solo noi italiani,perchè negli Usa dividono la “fiction” in drama,comedy,dramedy,sit-com,soap,tv movie e miniserie,i telefilm da te citati sarebbero:
“Dr House”/”Grey’s anatomy” :medical drama
“CSI” : investigative drama
“Desperate Housewives” : primetime soap
Alfredo
30 dic 2006 - 18:45 - #14Lord Lucas non hai mai visto un fenomeno televisivo come Dr House???Mi stupisci..anche se mi rendo che stare dietro a tutto sia impossibile, ti consiglio prima o poi di darglielo uno sguardo, fosse pure per puro interesse “giornalistico”.
MarcoLovesBrittney
30 dic 2006 - 18:58 - #15@Sario
Non è questione di dignità.Le soap Usa sono istituzioni decennali e studiate apposta per avere vita lunga. “Sentieri” è la soap più longeva,ma tante altre,non più trasmesse in Italia,hanno solo pochi anni in meno e procedono nel loro cammino.In Italia non funziona così,perchè hanno produttori e sceneggiatori poco lungimiranti che non guardano oltre. “Vivere” ha imboccato da tempo la china discendente,perchè ha perso smalto e la concezione stessa che l’aveva originata.
Una soap ultradecennale deve saper gratificare gli spettatori di lunga data,facendo riferimento e rievocando passate storylines,deve accattivarsi il pubblico nuovo con l’introduzione di personaggi accattivanti e in linea con lo spirito della soap stessa e deve evolversi non perdendo però il leit movie originario.
Alcune soap Usa come”Febbre d’amore”,mantenendo questo spirito,sono riuscite a stare sempre al vertice. Altre,come “Sentieri”,che hanno avuto maggior avvicendamento di produttori e sceneggiatori,sono state preda di numerosi alti e bassi.
Avanguard
30 dic 2006 - 19:56 - #16Grazie Manlio, bentrovato anche a te :)
Ale
30 dic 2006 - 20:22 - #17Lord Lucas: quello che ti hanno spiegato non è proprio esatto. Volendo fare i pignoli, nella prima serie è come ti hanno detto, ma nella seconda e soprattutto nella terza c’è evoluzione nella trama (nonostante di base le puntate mantengano il loro schema malato-ipotesi-cura).
è che è più sottile degli altri telefilm, i cambiamenti che intervengono nel personaggio passano spesso per particolari, o comunque sono più lenti che altrove.
Lord Lucas
30 dic 2006 - 22:26 - #18Innanzitutto, dico tranquillamente che non ho visto House perchè pur interessandomi di tv ho le mie priorità e anche i miei impegni. E’ sicuramente tra le cose da fare, ma mi piace vedere i telefilm senza l’ossessione del fenomeno di ascolti o della “contemporanea”.
Insomma, sono molto più pigro di voi e spesso in ritardo rispetto alle stesse generaliste. ^_^
Per quanto riguarda la differenza tra series e serial, come vi dicevo è molto sottile e credo si possa prendere sempre meno in considerazione. Nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte a fiction americane divise in categorie e anch’io conoscevo la definizione di House come Medical Drama… Mi sono concesso da solo il beneficio del dubbio, perchè quello che ci diciamo nei commenti è sicuramente meno ufficiale di quello postato in home.
Sono il primo ad essere pronto ad un confronto. Io penso che, nel caso di House, la definizione più appropriata è quella di medical drama, ma con una serialità più allentata rispetto a quella di lost che fa del primo una series ospedaliera e dell’altro un serial thriller:)
Meltin'Pot
30 dic 2006 - 22:32 - #19NN CI CAPISCO PIù UNA MAZZA!
Lord Lucas
30 dic 2006 - 22:39 - #20Da Wikipedia-> Negli ultimi anni le serie televisive, sempre più spesso, si sono avvicinate alla struttura narrativa del serial televisivo; sempre più frequentemente nella serie televisiva sono presenti temi narrativi che si dipanano per più episodi, per stagioni intere, o anche per l’intera durata della serie (vedi serie serializzata), rendendo così più difficile seguire la narrazione se non si sono visti tutti gli episodi. In maniera sempre più massiccia si è fatto uso del cliffhanger alla fine degli episodi o delle stagioni creando così incisivi cambiamenti narrativi. Tutto questo per aumentare l’interesse nel pubblico, per fidelizzare lo spettatore, visto che il telefilm è finanziato dalla pubblicità e la pubblicità finanzia una produzione televisiva in base agli ascolti che riscuote.
Questo per spiegare il fatto che un Dr House, che nasce come series, finisce per diventare un ibrido, mentre la series tv per eccellenza fedele al nome è La Signora in Giallo. ;) è più chiaro?
DierRe
31 dic 2006 - 02:27 - #21A mio parere House è serie per le prime 10 puntate della prima stagione, poi è serial. Intendiamoci c’è sempre un paziente di mezzo, però dalla 10 in poi si inizia a focalizzarsi sulla vita dei protagonisti, cosa che in una serie non avviene (eg. Murder she wrote, TJ Hooker etc…).
CSI invece è serie perché quelle poche volte che si parla di un qualcosa relativo a qualche protagonista è sempre per qualcosa che riguarda un caso (eg. la figlia del detective della omicidi)
Hosh
31 dic 2006 - 02:28 - #22nei telefilm manca quella che viene definita “trama orizzontale” (altra voce per il glossario :P)
b
31 dic 2006 - 18:28 - #23I telefilm in USA vengono chiamati genericamente TV SHOWS. C’è poi solo la sudduvisione in comedy e drama (come da categorie dei premi Emmy, Golden Globe, etc)