#cosadiraCelentano? Il vero rischio per la Rai? La stretta finale

Adriano Celentano - Quarta serata

Cosa dirà Celentano? E' il tormentone della giornata, al punto da diventare TT sull'amato-odiato Twitter, con l'apposita hashtag priva di accento: #cosadiraCelentano. Poi non si dica che non c'è attesa per il secondo monologo del molleggiato, anche se su Twitter è l'ironia che la fa da padrona.

Ora, del primo qui si è già detto in abbondanza: alcuni fra i commentatori erano d'accordo, altri no, com'è naturale che sia. Dopo il salto, vi fornisco anche un video in cui Qualcuno dice veramente Qualcosa. A titolo di esempio.

Adesso parliamo del secondo e dei pericoli ad esso connessi, considerando la Rai e il Servizio Pubblico nel suo complesso. Pericoli, sì. Perché ieri la cattolicissima Lorenza Lei ha lanciato il monito mettendo tutti in guardia. Qualche giorno fa Elsa Fornero lanciava strali contro la tv e oggi la Mirigliani annuncia che Miss Italia si farà, ma con le Miss vestite.

Cosa sta succedendo? E cosa c'entra tutto questo con il monologo serale di Celentano? C'entra eccome. Perché ad Adriano, ancora una volta, viene consegnata una possibilità straordinaria: 30 minuti. Trenta minuti in diretta per dire cose di fronte a una platea potenziale di 16, 18 milioni di telespettatori. Vi rendete conto dell'immensità di questo spazio e di quest'occasione? Se la confrontate con la quantità di "verità" che avrebbe tirato fuori il molleggiato secondo alcuni, forse si capirà la provocazione del "non ha detto nulla". Cosa avrebbe potuto dire, cosa potrebbe dire? Forse poco: Celentano è un cantante, non un filosofo, né un grande pensatore. Pensate cosa potrebbe dire, che so, Umberto Eco (i cui pezzi degli anni settanta, raccolti in Sette anni di desiderio raccontano la realtà italiana di ieri e di oggi meglio di qualunque Celentano). Come dite? Eco non canta? Ecco. Appunto. Vi siete risposti da soli.

Foto © TM News


Il fatto è che con le sue presunte bordate, per nulla rivoluzionarie, anzi, violentemente conservatrici, Celentano ha offerto - e probabilmente offrirà - a tutti, dall'ultimo dei censori baciapile al primo responsabile di tutto il servizio pubblico (con le minuscole) la possibilità di stringere ancora di più la morsa (secondo la stessa retorica: spacco volgarissimo e volontario di Belen - che aveva mostrato molto di più sul web, involontariamente -, cui segue «Miss vestite»).

Siamo di fronte a un enorme problema culturale: bisognerebbe stigmatizzare la deriva verso l'appiattimento, la mancanza di qualità, la tirannia del televoto, l'assenza di pensiero. Invece si prendono a pretesto le presunte (e banalissime) bordate di un cantante ultrasettantenne per tirar su gli indici d'ascolto e poi per commissariare ancora di più la Rai e il pensiero. In questo senso, poco importa cosa dirà Celentano: è diventato - volente o nolente - un ingranaggio della macchina. E come tale, strumento (ma anche personaggio strumentalizzato) di quello stesso sistema che, secondo altri, contribuisce a spaccare.

Fermo restando che, se per una volta Celentano dicesse davvero qualcosa, saremmo i primi ad applaudirlo.