TV OGGI (4)- A Sanremo più che la follia ha dominato l'Insensatezza


Per fare un pò di luce sulle polemiche al e dal Festival di Sanremo, il Gr3 di "venerdì 17", ottima data, ha trasmesso una intervista al prof. Vittorino Andreoli, psichiatra, autore di pregevoli libri sulla follia, personaggio televisivo in talk shw nei quali si discute di "matti" o di "manicomi". Ho messo le virgolette a queste ultime parole fuori uso non a caso: sono i talk show che sempre più spesso si trasformano su tutti i canali nazionali in "manicomi" e da "matti". Come spesso accade, le tv e i loro autori restano volentieri indietro con l'orologio.
Il Gr3, diretto da Antonio Preziosi, ha chiaramente chiamato Andreoli come esperto per ricavare qualche saggia opinione sul gran casino rimbalzato dal celebre monologo di Adriano Celentano grazie agli attacci alla stampa cattolica, al "deficiente" Aldo Grasso e così via, secondo una pianificazione di temi e di moti che soltanto Celentano sa coniugare così bene in nome del suo interesse di superprotagonista.

Lo cercano per riceverne pesci in faccia. Lo vogliono perchè solo i pesci in faccia sembrano in grado di fare"contenuti". Lo corteggiano, lo pretendono, lo anelano e lo varano come una corazzata o meglio una portaerei di ascolti. Vette ascolti. L'ascesi televisiva dei mediocri, dei mediocrissimi che sono in gran parte i soloni incompetenti gerarchi della televisione, nel fatto specifico la Rai sempre più irriconoscibile.

Ecco il punto che voglio porre. Voglio difendere la Rai, quella Rai che non ha nulla in comune con quel che è accaduto e sta accadendo nei giorni delle dirette o indirette (paginate dei giorni dopo) dalla città dai fiori de male.

Voglio dire che, nel bel mezzo di una crisi che dura da anni, la Rai ha in gra parte, ancora, tutto quanto- dalla storia e molte delle sue strutture e numerosissimi suoi addetti- per non assomigliare alla Rai di questo e di altri Sanremo che remano contro la tradizione e contro il buon senso.
Ed ecco il secondo punto. Riprendo Andreoli e al suo intervento alla radio.

Andreoli è - ho letto diversi suoi libri-uno psichiatra che misura le parole. Quando gli chiedono come si può spiegare un delitto, ad esempio, commesso da una persona colta da raptus o da qualcosa che non si può sintetizzare i due battute in onda, riconosce di avere mezze opinioni o di non averne ancora nessuna. Devo studiare il caso, devo capire meglio, dice umilmente.
Il giornalista che lo intervistava ha usato ,per il casino sanremese ,la parola "follia": "E' folle quel che sta capitando al festival?".

Andreoli ha risposto subito che si va ben oltre alla follia. La follia, secondo questo maestro delle analisi, la si può capire, viene da profondità che possiedono una loro logica o si scatenano imprevedibilmente facendo emergere aspetti di malattia psichica che sono decifrabili col tempo, con una prolungata osservazione. Andreoli ha precisato che al Festival di Sanremo non domina la "follia" ma l'insensatezza".

Il dominio comincia fuori dal Festival, alligna nella televisione che lo ospita, e continua nel suo svolgimento; e non potrebbe andare diversamente, dato che le condizioni del celentanismo o di ogni altro morbo sono dettate da chi, da coloro che non sanno dove andare a battere la testa per conciliare qualità (sempre opinabile) con progetto, sviluppo e concretizzazione dell'allestimento. Lo psichiatra, con le sue parole dure, durissime, non ha salvato nulla e anzi ha dato una fotografia allarmante di una situazione governata dalla improvvisazione e dalla incompetenza. Una condanna totale.

Io difendo la televisione e la Rai, sono convinto che è stata e potrebbe essere migliore. Se magari fosse non "insensata" nelle sue scelte e soprattutto in quelle dei cosiddetti dirigenti chiamati a creare prodotti "artistici", e fosse invece "folle" potrebbe almeno cercare un metodo in questa "follia". Senza citare l"Amleto" scespiriano Andreoli si accontenterebbe, e noi con lui, insieme al pubblico, di un "metodo" in questa "follia". Ad esempio, adottare come "metodo" quello di lasciare a casa i facitori di ascolti a colpi di "insensatezza" anche se i loro proventi vengono promessi alla beneficienza.

Non prendiamoci in giro. Questa "insensatezza" è più di un "metodo": è la condanna a opera di chi la prepara, la caldeggia, la enfatizza, gonfia i muscoli per lo scandalo che crea la mistica dello share. Lo share che manda al rogo, per i fuochi fatui di Andriano SottoSavonarola, la Rai, la televisione, il pubblico (anche quello che si diverte a immolarsi nei roghi insensati per lui, sensatissimi che ci marcia oggi, domani e dopodomani. Soprattutto dopodomani quando qualche asino del futuro farà la classifica storia dei successe e il "re o il santo degli Ignoranti", l'Adriano sempre meno rock, sarà ricordato da questi asini come un eroe nazionale. Tanto tutto è senza senso, ed è bene che vada avanti così, incontro al futuro, neofuturismo tv.

Italo Moscati

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