Giuliano Ferrara deride Ilda Boccassini (Video)

Giuliano Ferrara, nel suo Qui Radio Londra si prodiga in uno scontato esercizio dialettico e retorico a proposito della sentenza Meredith (non ultimo programma televisivo che ne parla, ovviamente), che non è nient'altro che quel che ha fatto oggi Angelino Alfano: utilizzare quel che accaduto fra il primo grado e l'appello (ovvero il secondo grado di giudizio) per attaccare la giustizia italiana.

Dimenticando di parlare della clamorosa pressione mediatica che si è abbattuta sul processo (e sui 6 giudici popolari e 2 togati), dell'incredibile campagna di delegittimazione delle indagini e dell'altrettanto inedita campagna assolutoria. Raccontando il processo a modo suo e dimenticandosi, per esempio, dell'esistenza di un terzo grado di giudizio, la Cassazione. Ma va be': ormai ci siamo abituati, a un racconto della verità neolinguistico (nel senso orwelliano del termine).

Siamo abituati anche alla retorica che ovviamente va a parare sulla politica: si paragona la giustizia per Amanda Knox e Raffaele Sollecito (si noti anche che Ferrara non parla mai della vittima, Meredith. Per lei non vale, dunque, la richiesta di giustizia?) alla giustizia per i politici. Si citano le intercettazioni (contro le quali si batte quello che Ferrara definisce il partito degli uomini liberi. Sostenute, invece, dal partito dei ficcanaso: ancora la neolingua che si ripete all'infinito per screditare, a mezzo tv, un'importante strumento di indagine e per riscrivere la realtà secondo un pensiero che si vorrebbe unico). E anche a questo siamo abituati, ormai. Come siamo abituati al fatto che tutto ciò si ripeta liturgicamente - su altri argomenti, naturalmente, ma secondo gli stessi dettami del rito del pensiero unico - su RaiUno, rete ammiraglia del servizio pubblico, senza contraddittorio.

Quello a cui non siamo abituati - e a cui, forse, dovremo abituarci - è la violenza finale. Ferrara cita Ilda Boccassini che ha fatto notare l'uso improprio delle intercettazioni ad opera dei giornali. E poi, come potete vedere (e sentire) dal video, ha fatto partire, come commento, una risata registrata. Una risata che, a sentirla e risentirla, ha proprio lo stesso suono di una manganellata mediatica.