Paolo Del Debbio: "Parlare semplice a Quinta colonna è un obbligo morale"

"Il fare paternalistico nei vox populi di Paolo Del Debbio è da orticaria da sempre". Scrivevo questo, nella mia recensione su Quinta colonna targato Salvo Sottile, ma con Del Debbio urticante ospite fisso.

Alla fine il sottoscritto, come gran parte dei telespettatori, è stato per lungo tempo vittima del pregiudizio di Secondo voi, quell'orrida striscia propagandistica spalmata in tutte le strisce Mediaset, specialmente al ridosso delle elezioni.

La tecnica era quella del parere popolare orientato, visto il montaggio preregistrato, e Del Debbio chiudeva il tutto con la sua indignazione spicciola. Ricordate la meravigliosa parodia che gli dedicò Gene Gnocchi qualche Quelli che il calcio fa? Si chiamava Parla per te.

Poi è arrivato Mattino Cinque, dove - sospetti di faziosità a parte - Del Debbio ha già iniziato a farsi apprezzare per la sua aria un po' perbene, un po' sbottonata. Memorabili i suoi sbadigli anti-etichetta, gli occhiolini sornioni alla telecamera e quel tipico fare da avventore di osteria. Poi, però, te lo ritrovavi opinionista Videonews e la sua bonarietà lasciava il passo a una militanza troppo infervorata per non risultare sospetta.

Finché non è arrivata la promozione di Del Debbio a Quinta colonna, su cui persino Rete4 credeva poco (al punto da prevederne solo quattro puntate fino a fine settembre). E invece è diventato un appuntamento fisso del lunedì sera, dove distacca fortemente L'infedele di Gad Lerner. Persino ieri sera ha tenuto botta, mantenendo la sua lusinghiera media del 7% di share, con La7 ferma al 2%.

Tv Sorrisi e Canzoni ha, quindi, deciso di intervistare la vera rivelazione di stagione, almeno quanto all'informazione, definendolo "un professore universitario dall'aria seria e compassata, giornalista, economista e teologo, che ha una grande presa sulla gente". Ecco i suoi segreti del successo di Quinta colonna:

Paolo Del Debbio birichino a Mattino Cinque



"Sono sostanzialmente due. Il primo è dar voce alla gente sui problemi che affrontiamo di volta in volta. Il secondo è usare un linguaggio semplice. C'è chi considera comunicare con semplicità un limite, io invece specie in televisione lo considero un obbligo morale. Bisogna essere semplici, ma non banali. Il crinale è quello: saper creare un rapporto di fiducia con gli spettatori. E la fiducia si basa sul fatto che quello che dici lo capiscono e poi verificano che è anche vero".

Così Sorrisi ci svela la sua storia personale, quella di un uomo nato e cresciuto in un quartiere popolare di Lucca e in una famiglia molto semplice, dove è l'unico che ha studiato:

"Mia madre faceva la casalinga e mio padre il rappresentante. Non mi sono mai potuto permettere di parlare difficile perché i miei amici del cuore non mi avrebbero capito. Quando torno a Lucca gioco con loro a briscola, perché con la gente comune mi trovo bene. Tra una cena di intellettuali, una partita a briscola con i miei amici e la lettura de La Gerusalemme liberata metto al primo posto i miei amici, al secondo La Gerusalemme liberata e all'ottavo la serata con gli intellettuali milanesi. Ai salotti milanesi di destra o di sinistra preferisco uscire con i tecnici del mio studio".

Quando gli ricordano che nel '94 ha partecipato alla stesura del programma di Forza Italia dice che non tornerebbe oggi a fare politica:

"Preferisco fare il giornalista e guadagnarmi il pane così. Mi piace ragionare di politica, ma se dovessi scegliere non saprei con chi andare. In Italia non c'è più una forza liberale e liberista".

A chi lo definisce il Santoro di destra dice di sentirsi onorato:

"Penso sia insuperabile, è uno dei miei modelli. Mi piace la sua visceralità. Lui è un super-laureato del settore, mentre io sono ancora al liceo. Anche Formigli è molto bravo. Mi aveva invitato a Piazza pulita come opinionista, ma io ho poco tempo per spostarmi tra Roma e Milano. Però mi ha fatto molto piacere".

Quali gli ospiti che cerca a Quinta colonna?

"Scelgo quelli che non si lamentano con me perché li faccio parlare poco, perché dicono che li ho tratti male o che sono anticasta. Se poi questo profilo coincide con i segretari politici, quelli proprio non li voglio. Anche perché un segretario non è più credibile di un altro esponente dello stesso partito. Però ho notato che c'è una generazione di politici giovani che hanno molta voglia di riscatto. Preferisco avere loro in trasmissione".

Quanto ai politici delle primarie, gli piacerebbe averne solo uno:

"Mi piacerebbe avere Bersani perché è un uomo colto che sta facendo un titanico sforzo di transizione per traghettare una base a fortissima tradizione comunista a qualcosa ancora da definire. Sarebbe interessante capire dove vuole portare la sua gente".

Tutto si può dire, tranne che Del Debbio non sia competente. E, anche quando fa il populista, riesce a non essere mai superficialmente trash. Il suo ghigno intellettual-popolare è quello che mi ha fatto più ricredere sul suo conto, specialmente perché, da Fiorito all'Idv, quest'anno non ha risparmiato nessuno. Per non parlare dell'irresistibile apertura dietro le quinte, con lui che si ripassa il trucco (ma senza inganno).

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