La nostra fiction, sì certo, compete all'estero

La meglio gioventù

Non c'è pace fra gli ulivi. Non si può nemmeno godere di una giornata di mare senza incorrere nell'urgenza di scrivere qui su TvBlog. Perché oggi Repubblica è uscita con un pezzo che parla dello stato dell'arte della fiction italiana - vi vorrei ricordare, e ve lo riproporrò in autunno, il nostro dibattito Di cosa parliamo quando parliamo di fiction italiana - in maniera quantomeno discutibile. Titolo del pezzo: Fiction di esportazione.

Si parla di La meglio gioventù; di Montalbano, di Orgoglio, Caravaggio, de I Viceré, e si sciorina un bell'elenco di paesi in cui sono stati venduti questi prodotti nostrani.

Si cita Carlo Nardello, amministratore delegato di RaiTrade, che, forse giustamente, spara alto:

La nostra fiction è in grado di competere con quella internazionale.

Ma se le dichiarazioni di un diretto interessato, che poi sciorina titoli e successi, è quantomeno curioso leggere nel pezzo, non virgolettato

La fiction italiana è competitiva e sfida lo strapotere degli americani

Di cosa stiamo parlando? Di ascolti (in crescita)? Di fatturato (in crescita)? Di investimenti (non proprio in crescita)? Stiamo parlando di questo?

O stiamo parlando di qualità del prodotto?

Perché se è di qualità del prodotto, che si parla, allora qualsiasi paragone con gli americani è impietoso, ingiusto, scorretto e pretenziosi. Supponente, addirittura.

A meno che qualcuno, qui, non voglia farmi credere che stiamo facendo prodotti superiori a (e cito serie vecchie) Friends, Sex & The City, Seinfeld, Oz, per dire. O ancora, Lost, Desperate Housewives, The Shield, The Wire, Sopranos, Prison Break. Devo contiunuare?

Spero di no.

Ciò non toglie che anche il sottoscritto, come Silvia Fumarola, autrice del pezzo su Repubblica, sia lieto di sapere che Giovanni Falcone viene venduto anche in Vietnam e in Cina, che Elisa di Rivombrosa sbarcherà (wow) in Albania, Serbia, Canada, Europa occidentale, che Il capo dei capi e Il generale Dalla Chiesa arrivino nei Paesi Bassi, in Norvegia, in Svezia, in Danimarca. Contentissimo, ci mancherebbe altro.

Ma resterei più contento se si trovasse il coraggio di cui abbiamo abbondantemente parlato, da queste parti. Il coraggio di osare, il coraggio di criticare e di dire le cose come stanno.

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