“Si è spenta la tv”. Pippo Baudo e l’addio alla prima (vera) televisione, quella che continua a mancarci
Con Pippo Baudo se ne va una parte fondamentale di televisione italiana, ma soprattutto il motivo per cui è nato tutto questo.
“Si è spenta la tv. Si è spento un faro, un punto di riferimento importantissimo“. Carlo Conti mette a tacere le innumerevoli voci che lo vedono erede di Pippo Baudo, il conduttore tv che negli anni si è distinto per essere un vero colosso della scena audiovisiva italiana. Lo fa parlando apertamente ai microfoni di Superguida Tv, in occasione della camera ardente allestita al Teatro delle Vittorie di Roma, dopo la scomparsa del conduttore siciliano, avvenuta lo scorso 16 agosto. “Sarà per me un onore entrare in quel camerino” – continua – “E’ stato un grande esempio trasformare un presentatore in conduttore che detta i tempi, è stato il primo. Baudo è troppo grande: non ha eredi“.
Allora viene da pensare quanto lui sia stato in grado di lasciare – anno dopo anno – un piccolo pezzo di quel puzzle che è oggi la televisione italiana. E anche quanto ora a molti sembra che sia tutto finito, che quel modo di fare tv non tornerà più. E ad ammetterlo sono proprio i fautori della tv di oggi, coloro che la costruiscono giorno dopo giorno e che hanno attinto – sebbene in parte – alla genialità e semplicità di un uomo che è stato, prima di tutto, un grande professionista.
Un passo indietro: il 1966 e un Pippo Baudo giovane e coraggioso
Sono stati tanti gli insegnamenti che Baudo ha lasciato alle generazioni odierne e a coloro che sono arrivati dopo di lui. Il primo fra tutti è il coraggio, essenziale per chi vuole perseguire oggi i suoi stessi obiettivi professionali. Era il 1966 quando, a soli 30 anni, ha contattato uno dei dirigenti della Rai per proporre un nuovo programma televisivo, Settevoci. Lui – del resto – la Rai l’ha vista nascere e crescere, ma soprattutto sbocciare quando era solo un sogno, un’idea nella mente di chi c’è stato sin dall’inizio. All’epoca il mondo era tutto racchiuso in una stanza, e le famiglie ancora non sapevano che avrebbero potuto sognare guardando uno schermo, che sarebbero rimaste unite solo per un Sanremo in più e che assistere alle storie raccontate avrebbe significato trasformare le proprie giornate e, forse, anche salvarle.

Settevoci è quindi stato l’inizio di una lunga carriera che, anno dopo anno, ha portato Baudo a diventare un verso colosso della televisione italiana, ma soprattutto un fautore di talenti. Albano, Massimo Ranieri e Orietta Berti in primis, ma anche Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Giorgia, Lorella Cuccarini. Tutti loro sono solo alcuni dei personaggi televisivi figli del coraggio di Pippo Baudo che, con un solo sguardo, è riuscito a percepire il futuro professionale di chi credeva nei propri sogni e nel proprio modo di fare arte.
I Sanremo di Pippo Baudo: una tv che faceva la differenza
Eleganza, semplicità e serietà: sono stati questi i tre elementi che hanno contraddistinto, sin da subito, i Festival di Sanremo capitanati da Pippo Baudo. Un modo di condurre che forse non è più tornato, ma che ha fatto sì che la televisione diventasse un luogo magico. Tredici le volte in cui il conduttore ha diretto una kermesse musicale che è ancora oggi molto importante, ma che sembra aver indossato negli anni dei vestiti tutti distinti. Anche lui non è di certo stato fuori dalle polemiche o dalle accuse di corruzione, che hanno portato un’ombra non indifferente sul Festival. Negli anni 2000 Baudo ha tra l’altro condotto quattro edizioni che non hanno ottenuto il risultato sperato, si pensa a causa del cambiamento della discografia italiana, che ha inevitabilmente portato una novità anche sulla manifestazione musicale più importante del Paese.

La tv italiana si divide del resto in due periodi storici: il prima e il dopo Pippo Baudo. Con la sua uscita di scena dai programmi tv, a molti è sembrato di aver assistito a una svolta – non sempre positiva – dei palinsesti, e alla ricerca incessante di ascolti che possano portare una rivoluzione della tv. Una rivoluzione che tarda però ancora ad arrivare. Che la colpa sia da attribuire al trash? O all’avvento di una tv che è sempre più definita “spazzatura” e che punta alla quantità piuttosto che alla qualità? Quel che è certo è che l’approccio che Pippo Baudo ha avuto con il suo pubblico è diventato sempre più raro. Forse anche impossibile da ritrovare.
Il dopo Pippo Baudo e l’avvento del “trash”. Cosa è successo davvero alla tv italiana
È vero che la tv è tv in ogni caso, e che migliaia di telespettatori continuano a restare incollati ad uno schermo tra un momento della giornata e l’altro. È vero anche che i risultati ci sono, e che gli ascolti arrivano, che i palinsesti televisivi continuano a fare enormi sforzi per costruire una spettacolarizzazione che sia soprattutto unica. Obiettivi che spesso vengono raggiunti, e che portano le persone a credere – ogni giorno – nel potere della comunicazione, del giornalismo ma soprattutto dell’arte. Questo è ciò che accade nello schermo in ogni momento, ma è vero anche che, in questi ultimi anni, la tv ha subito una trasformazione radicale e non sempre positiva.
Il trash – che molto spesso viene definito “tv spazzatura” – continua a crescere e ad avere numerosi ascolti, tanto che nel corso del tempo è diventato il vero protagonista di una televisione che non appartiene più al motivo per cui è nato tutto questo. E la morte di Pippo Baudo ci ha ricordato, ancora una volta, che al di là dei numeri, dei talenti “forzati“, della ricerca incessante di ciò che è superfluo, c’è anche una tv nata con lo scopo di dare valore alle persone che, in un modo o nell’altro, credono nei propri sogni e talenti. E che grazie ad essi, è ancora possibile costruire tutto il resto.