Pray Away, lo sconvolgente racconto su Netflix delle “teorie di conversione” per gay (ignorate dalla tv italiana)

Sulla piattaforma la storia della Exodus International. A parte un servizio de Le Iene del 2013, la televisione italiana ignora le teorie riparative.

Nel 1976 cinque uomini della Chiesa evangelica con alcuni dubbi sul proprio orientamento sessuale decidono di fondare un gruppo per abolire “lo stile di vita gay“. Da qui nasce Exodus International, la più grande organizzazione che si è prefissata per anni l’obiettivo di “curare” gli omosessuali. Di questo parla Pray Away, il documentario disponibile su Netflix dal 3 agosto.

Pray Away è diretto dalla regista Kristine Stolakis e tra i produttori esecutivi vanta Ryan Murphy, creatore di Glee, Nip/Tuck, The Politician, American Horror Story e tante altre serie tv, ma anche Jason Blum, che ha all’attivo horror del calibro di Paranormal Activity e The Purge.

Il documentario, presentato al Tribeca Festival nel giugno di quest’anno, possiede un ritmo molto accattivante con una narrazione molto limpida, quasi a voler scoperchiare il vaso di Pandora su una vergogna di dimensioni mondiali di cui si è parlato sempre troppo poco. Non si vedono violenze come elettroshock, in quanto la violenza esercitata era più subdola in quanto esercitata con espedienti di natura psicologica.

I protagonisti di questa organizzazione sono infatti persone che oltre ad aver rovinato la vita a un numero enorme di ragazzi, si sono dichiarati alla fine ex-ex gay o LGBT, facendo pubblica ammenda. Nessuno di loro quando militava in Exodus ovviamente era diventato eterosessuale.

Il controverso John Paulk ad esempio, ritenuto per molto tempo “l’ex gay più celebre al mondo“, fu cacciato dall’organizzazione per essere stato sorpreso con un altro uomo (il diretto interessato spiegò ai tempi che stava solo andando in bagno). L’uomo aveva sposato una presunta ex lesbica, Anne Paulk, dalla quale aveva avuto due figli. La moglie negli anni Novanta era presente nei talk show tv prendendo posizione contro le famiglie omogenitoriali.

Nella televisione italiana il racconto delle teorie riparative nei riguardi della comunità LGBT è stato quasi del tutto assente. Una piacevole eccezione è costituita da un servizio de Le Iene del 2013 a cura di Matteo Viviani.