Pio e Amedeo e l’appoggio di Salvini. Un ‘abbraccio’ che danneggia più delle polemiche

Polemiche per il monologo di Pio e Amedeo, ma a danneggiare i comici è il sostegno di Salvini. Un endorsement che i due avrebbero volentieri evitato

Pio e Amedeo. Il monologo sul politically correct fa discutere e divide. Ma, alla fine della fiera, questa dovrebbe essere l’ultima preoccupazione per i comici pugliesi. Che avrebbero spaccato il pubblico in due lo sapevano, anzi, a dirla tutta ci speravano. Perché se vuoi generare dibattito e finire in prima pagina, una buona fetta di denigratori devi possederla.

Il testo recitato a Felicissima Sera è noto a tutti. Nel pentolone sono finiti gay, neri ed ebrei. “La cattiveria non sta tanto nelle parole quanto nelle intenzioni”. Questo, in estrema sintesi, il senso del loro intervento.

Le comunità Lgbt sono insorte e non solo loro. Le polemiche, prevedibili, non sono però il vero succo della questione. Pio e Amedo ci sguazzano, fin dai tempi di Emigratis. Il problema, semmai, sta negli endorsement, soprattutto se ad accoglierti sotto la sua ala protettrice è Matteo Salvini.

Già venerdì sera il leader della Lega aveva strizzato l’occhio al duo (“Figli a letto, piatti lavati, un mirto e… Pio e Amedeo”), per poi ripetersi ventiquattr’ore dopo, a bufera esplosa: “Giù le mani da Pio e Amedeo. Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo”.

Un abbraccio ingombrante, per motivi facilmente immaginabili. Un comico che subisce la carezza del potere viene automaticamente disinnescato. Così come lo spirito satirico, che per definizione, deve essere inviso al potere.

Salvini sembra “adottare” il duo. Ne difende la libertà, tuttavia lascia intendere di averli dalla propria parte. Eppure, Pio e Amedeo una bella stoccata all’ex ministro l’avevano lanciata. “Bisogna fare i paraculi, per questo sogniamo un profilo Instagram così”. Ecco allora post in difesa dei crocifissi nelle scuole accompagnato dall’hashtag #primaicristiani e tante altre uscite ad effetto, con l’omaggio finale all’ispiratore, al re incontrastato, al “maestro”. Sì, proprio Salvini.

fedez primo maggio

Il fatto che nessuno abbia più a mente questo passaggio spiega, di fatto, il corto circuito in atto, aggravato da un altro episodio, immediatamente successivo, che Pio e Amedeo non potevano davvero preventivare: l’esplosione del caso Fedez al Concertone del Primo Maggio.

Ed è qui che scatta il secondo tempo della storia, con Pio e Amedeo finiti, imprevedibilmente, in una sorta di dualismo ideologico: Fedez uguale sinistra, Pio e Amedeo uguale destra. D’altronde, il rapper è salito sul palco a sponsorizzare quel Ddl Zan che tutelerebbe le vittime delle discriminazioni sessuali, mentre la coppia foggiana consiglia di affidarsi all’autoironia: “Se vi insultano, voi sorridete”.

Contrasti evidenti, lampanti, dei quali Pio e Amedeo non hanno alcuna responsabilità. Rimane la grana dell’etichetta. E forse rappresenta il vero handicap della faccenda.

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