Lol, lo spoiler e la pretesa di restare legati ai principi della tv generalista

Lol ha messo in evidenza i difetti di un pubblico ancora legato al principio del rito collettivo, distante dalle dinamiche delle piattaforme

Sposare le piattaforme, ma restare legati ai principi della tv generalista. E’ accaduto, accade e probabilmente accadrà ancora, a riprova di come la tradizione resti un punto fermo nelle abitudini e nella cultura dello spettatore.

A riproporre il dibattito è stato Lol – Chi ride è fuori, show di Amazon composto da sei episodi distribuiti in due blocchi, da quattro e da due, a distanza di una settimana. Se nel primo caso tutto è filato liscio, trattandosi di una fase intermedia che non svelava né epilogo, né vincitore, qualcosa – se non tutto – è cambiato in occasione del rush finale, con tanto di incoronazione del vincitore.

Inutile soffermarsi sul contenuto del programma – anche perché non è fondamentale creare un’ulteriore divisione tra entusiasti e scettici – né tantomeno sulla questione degli sketch più o meno originali. Ad interessare è piuttosto lo strano atteggiamento messo in atto dai fruitori, decisi a imporre tempistiche e orari giusti per il cosiddetto spoiler.

Giovedì scorso è dunque nata la polemica su quale fosse l’ora giusta per cominciare a parlare apertamente di Lol, senza timori, senza panico e senza l’ansia di raccogliere insulti a destra e a manca.

Con le puntate a disposizione dalla mezzanotte, volendo ci si sarebbe potuti lanciare in giudizi già alle 2, o all’alba. Invece no. “Non pensate a chi lavora?”, hanno lamentato in molti. “Giusto aspettare stasera”, è stato deciso dal tribunale dei social, come se le esigenze di panettieri e metronotte sulla bilancia valessero meno di quelle degli altri.

In qualunque caso di spoiler non si sarebbe trattato. Perché l’anticipazione riguarda qualcosa che non è a disposizione di tutti, non il commento di un prodotto che tu – per scelta o necessità – hai deciso di posticipare o mettere in stand-by.

Che poi, a ragionarci bene, un simile atteggiamento va proprio a cozzare con il principio originario delle piattaforme e del servizio on-demand che manda in soffitta l’idea del palinsesto fisso ‘imposto’ dall’alto, a tutto vantaggio dei gusti e delle esigenze soggettive. Tradotto: vedi quello che vuoi, come vuoi, quando vuoi.

Al contrario, il pubblico sembra ancora dipendere dalla pratica del rito collettivo, del ‘qui e adesso’. Vale per la Rai, per Mediaset, per La7, ma pure per Sky che su Sky Atlantic o Sky Uno spesso e volentieri opta per la ‘contemporaneità’, con scalette munite di ‘prime visioni’ collettive.

Altrove la moda dovrebbe essere un’altra. Perché se utilizzi la piattaforma come se fosse la vecchia e cara televisione, stai forse sbagliando qualcosa.