Le Ragazze non tradiscono

Le Ragazze sono tornate su Rai 3 e non se ne ha mai abbastanza: sei storie a puntata per raccontare l’Italia oltre gli stereotipi.

Le Ragazze non tradiscono mai. Anche senza la voce narrante di Gloria Guida, il programma tiene ferma la barra dell’attenzione e soprattutto dell’emozione: un’emozione lontana dalla retorica, un’emozione che definirei di testa, più che di pancia e sulla quale si gioca buona parte del valore testimoniale e narrativo di questo fomat che si conferma un piccolo capolavoro di racconto tv, una chicca del palinsesto Rai. Non solo di Rai 3.

 

Uno dei grandi meriti di questo programma è che, pur arrivato alla  quarta stagione, non avverte la ‘fregola’ di cambiare pelle: la cura per la confezione si raffina, ma non viene stravolta, lasciando una riconoscibilità anche visiva nei canoni del racconto, dal disegno del set alla grafica, dallo specchio alla scatola delle fotografie, che restano le chiavi più suggestive per entrare nelle vite delle protagoniste. Il farsi corpo, immagine, luce di quello che viene raccontato e che di fatto accompagna un altro dei pregi di questo programma, ovvero quello di far sparire il tempo, sotto diversi punti di vista. Lo fa sparire perché vorresti che ciascuna storia non finisse mai; lo fa sparire perché le donne protagoniste perdono qualsiasi connotazione d’età e ne resta solo la vera essenza. E in questa prima puntata l’esempio per me è dato da Luciana Romoli, 86 anni di passione sociale e di lotte antifasciste, che si commuove pensando alla morte del Partito Comunista e che adesso ospita un ragazzo immigrato che considera suo nipote. Un perfetto esempio di “Prendeteli a casa vostra”, di coerenza di pensiero e di azione, di partecipazione civile e di impegno personale.

E sono queste le storie e gli esempi che rendono Le Ragazze un programma imprescindibile, da spacchettare e trasmettere a loop. Perché se un ‘problema’ c’è è esterno al programma in sé, ovvero nella pezzatura del prime time italiano che rischia di indebolire, causa lunghezza, la potenza di tutte le storie scelte e anche il climax costruito per ogni puntata, ciasuna strutturata per andare dagli anni ’40 a oggi. Un potenziale indebolimento che riguarda la tenuta del prime time, ma non intacca le singole storie che infatti potrebbero durare ore vista la caratura delle protagoniste e la capacità di far venir fuori la loro sostanza più autentica e non la retorica della nostalgia. Anzi. Per ribadire un concetto già in parte espresso, uno dei punti forti di questo racconto è quello di rendere contemporanee storie e protagoniste, proprio perché capace di portare alla luce i valori, le passioni, i desideri, le idee, le motivazioni, i sentimenti che hanno mosso le vite e le azioni delle protagoniste e che le rendono così vicine a noi, in molti casi molto più avanti di noi.

Confezione raffinata ed efficace (“Siamo scienza, non fantascienza” si potrebbe dire citando uno spot anni ’80), capacità di andare in profondità, a rappresentare dinamiche ed esistenze senza tempo, e soprattutto una straordinaria capacità di casting sono senza dubbio le colonne di questo programma, che non viene scalfito dal tempo e riesce sempre a sorprendere proprio per quella capacità di portare al grande pubblico storie apparentemente minime di grande interesse, sia sul piano strettamente ‘narrativo’ – con protagoniste dal background, archi di evoluzione, conflitti e risoluzioni degne degli eroi vogleriani – che storico-sociale.

https://www.facebook.com/leragazzerai/videos/1052970678455687/

Menzione speciale in questa prima puntata per Franca Cancogni: 100 anni di meravigliosa freschezza, 100 anni di ‘avanguardia’, 100 anni vissuti tra le traduzioni per Einaudi – selezionata direttamente da Cesare Pavese – e il primo romanzo dato alle stampe a 98 anni. Se non è una storia esemplare e appassionante questa…

Bentornate, Ragazze. E grazie di esserci.

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