Fatto con la cannabis, su Netflix si cucina con l’erba

Ormai da tempo nel catalogo italiano, Fatto con la cannabis è un format curioso per scoprire le caratteristiche dell’erba, ma la noia regna.

Un cooking show a base di erba con sfide tra chef rinomati nell’uso e nel dosaggio di THC e CBD: questo il succo di Fatto con la cannabis, una vera e propria gara tra esponenti noti della ‘weeds cooking’ provenienti da tutti gli USA ormai da qualche tempo disponibile su Netflix.

Il format originale, Cooking with Cannabis, è del 2020 ed è arrivato nel catalogo italiano un annetto dopo. Non sembra aver colpito molto i benpensanti, visto che a tanti mesi dalla sua apparizione non ha scatenato reazioni inconsulte tra quanti guardano ai programmi tv ancora come ‘proiettili magici’.

Ma in cosa consiste questo programma? In ogni episodio tre chef provenienti da diverse aree degli Stati Uniti – non tutte dispobibili all’uso ‘intrattenitivo’ della cannabis va detto – sono chiamati a realizzare un menu di tre portate in cui le diverse specie di erba siano protagoniste ed esaltatori di gusto. Il menu si compone di un antipasto, di un piatto principale e di un dolce: il giudizio è affidato a una giuria composta da varie celebrities mentre alla conduzione c’è la coppia composta da Kelis da Leather Storrs. In palio 10.000 $ da investire nel proprio locale. Ogni puntata è a tema e scegliere il ‘barbecue’ come sfida in uno studio tv chiuso non sembra essere una buona idea lavorando con l’erba.

L’elemento interessante del programma è nella scoperta delle tante varietà utilizzate dagli chef, selezionate in base al gusto, all’aroma e al profumo; interessante anche la gestione dei principi attivi, microdosati in ogni piatto e scelti a seconda degli effetti che si vuole abbia il piatto. E così una delle variabili nella costruzione del menu è il mantenimento dell’equilibrio delle dosi: ci sono chef che vanno in crescendo, altri che preferiscono mantenere livelli costanti dei principi, altri che optano per il THC in apertura per poi contrastare l’effetto psicoattivo con quelli medicinali, calmanti del CBD.

Per il resto il programma è piuttosto noioso: non potendo replicare a casa le ricette e non potendo percepire nulla di quello che accompagna l’assaggio delle pietanze, l’aspetto cooking finisce per essere piuttosto fine a se stesso. Non è un caso che ne sia stata realizzata una sola edizione da 6 puntate di mezz’ora circa. Un titolo ‘curioso’ ma non particolarmente interessante sul fronte narrativo, che per certi versi ha più una funzione ‘celebrativa’ che intrattenitiva, legata all’approvazione dell’uso ricreativo dell’erba per gli adulti in vigore dal 2018. Lo scorso anno peraltro è stata approvata anche la nascita di un’etichetta di denominazione di origine regionale per i prodotti a base di cannabis: attendiamo programmi sui prodotti tipici…