Com'era la sigla di... Automan

Il bello di un blog è che per avviare rubriche e iniziative ci si può far ispirare dalla vita vera, consultarsi via mail con la redazione e poi, il giorno dopo, avviare la rubrica nuova.

Ora, anteponete a questa osservazione sull'agilità una serata fra amici in cui uno a un certo punto chiede 'Ma come faceva la sigla di...', immaginatevi ore di amarcord e avrete idea di come nasce questa rubrichetta che spero vi piaccia.

La sigla è un elemento fondamentale di introduzione a un immaginario altro - e di chiusura, di uscita da quell'immaginario - anche se molto spesso viene sacrificata per imponderabili ragioni di ascolti e per l'ossessione del ritmo.

Da oggi, proporremo una rassegna di sigle vecchie e nuove, commentandole insieme a voi. E, soprattutto, vi invitiamo a fare richieste: che sigle vorreste rivedere e commentare su TvBlog? Ovviamente, potete richiedere tutto: dal telefilm al varietà al cartone animato. Noi cominciamo con un grande classico, la sigla di Automan.

Dopo il salto, una piccola analisi della stessa.



Automan è una serie americana degli anni '80 di cui esistono solo 13 episodi, anche se la memoria collettiva italica - chissà perché - ne ricorda molti di più. Il tema principale è firmato da Morton Stevens e
Stu Phillips, come tutta la colonna sonora. La sigla è narrativa - anche se non spiega le origini di Automan e del suo programmatore, e mette in evidenza sia la parte action sia quella comedy della serie (quasi tutta affidata a Cursore, una sorta di io bambino di Walter Nebicher, programmatore di scarso successo che vede materializzarsi - a causa di un sovraccarico di corrente - i frutti dei suoi sforzi, concentrati su un videogame, nella realtà.

Si può ammirare, nella sigla, la Lamborghini Countach che, come tutti i mezzi disegnati da Cursore nel mondo reale, non è soggetta alle normali leggi della fisica.

tron L'abito fluorescente di Automan (Chuck Wagner) è ottenuto con la stessa tecnica di Tron (un fotogramma, nell'immagine), celebre film della Disney del 1982 in cui la maggior parte delle scene veniva filmata in bianco e nero e poi colorata fotogramma per fotogramma (la cosiddetta backlit animation).

In Automan, però, non si utilizzava questa tecnica: l'attore indossava semplicemente dei materiali fluorescenti, illuminati da proiettori portatili.

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