Le avventure di Pinocchio: lo sceneggiato ritorna su Raitre

Ho appena visto lo spot in tv e ho avuto un tuffo al cuore. Le avventure di Pinocchio di Comencini ritorna su Raitre, giovedì 24 aprile alle 21.05. Quanto ho amato quello sceneggiato, un pezzo della storia della tv. Il film (é la riduzione cinematografica tratta dal fiction televisiva) è tratto dal racconto di Collodi

Pinocchio di Comencini su Raitre Ho appena visto lo spot in tv e ho avuto un tuffo al cuore. Le avventure di Pinocchio di Comencini ritorna su Raitre, giovedì 24 aprile alle 21.05.

Quanto ho amato quello sceneggiato, un pezzo della storia della tv. Il film (é la riduzione cinematografica tratta dal fiction televisiva) è tratto dal racconto di Collodi tra i più educativi di tutti i tempi (secondo la mia opinione). La storia sul burattino di legno che Geppetto, il padre, si costruisce con le proprie mani, tanto è grande il desiderio di avere un figlio che gli faccia un po’ di compagnia. Ma il vero protagonista per Comencini è il bambino in carne ed ossa che nel film tv si trasforma da burattino molto presto (rispetto al libro dove il burattino diventa bambino solo alla fine della storia). Nello sceneggiato, invece, solo in alcuni momenti Pinocchio diventa burattino (per merito o demerito della fata Turchina), quando viene punito per non essersi comportato bene.

Ricorderete senz’altro il cast strepitoso con Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Gina Lollobrigida nelle vesti della Fata Turchina, Franchi e Ingrassia in quelli del Gatto e la Volpe, e una piccola parte di Vittorio De Sica nel ruolo del giudice. E poi, naturalmente, l’allora esordiente e delizioso Andrea Balestri nel ruolo di Pinocchio.

Lo sceneggiato andato in onda per la prima volta sul canale rai nel 1972 nasceva da una sceneggiatura a due mani di Suso Cecchi D’Amico e Comencini. Ricordo gli spazi immensi dove Pinocchio fuggiva incalzato da quella colonna sonora di Fiorenzo Carpi (qui c’è la sigla di testa) che ancora si ripete nella nostra testa ( per me ha un effetto dirompente, ogni volta che la sento piango).

Lo sceneggiato è come un piccolo capolavoro cinematografico per la grande qualità, le molte sequenze girate in esterno, la grande attenzione ai particolari. E’ un film che ti incolla davanti allo schermo e vorresti non finisse mai. E poi, come non prendere le parti di quel bel bambino biondo che aveva come unica colpa quella di essere un bimbo che veniva privato della libertà dall’autorità degli adulti?

Che meraviglia scorrere le fughe tra i campi di Pinocchio o che sofferenza per quelle scene in cui il bambino trasformato in asinello, dopo la ‘pacchia’ vissuta nei Paese dei Balocchi, viene gettato, con un masso al collo, in mare. E come dimenticare la meravigliosa dimora della Fata Turchina sul lago quando a Pinocchio viene data quella medicina tanto cattiva?

Nel film oltre alla novità della continua presenza di Pinocchio-bambino c’è la figura ricorrente del povero falegname Geppetto. Viene sottolineato il rapporto doloroso tra padre e figlio, e Nino Manfredi dà un’ interpretazione grandiosa nelle vesti di quel babbino che per amore si rassegna alle marachelle del su’ figliolo .

Lo sceneggiato, all’epoca della messa in onda, ebbe un grande successo: ciascuna delle cinque puntate fu seguita, in media, da 16 milioni e mezzo di telespettatori. Non credo che si riuscirà a ripetere quei numeri. Ma i piccoli di oggi non possono non vedere questa poesia per immagini.

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