Eppure, io salvo il Festival



Gli ascolti sono impietosi. I nudi numeri, al di là di qualsiasi interpretazione si voglia dare loro, condannano il Festival di Sanremo. Eppure, io salvo il Festival. Lo salvo come evento televisivo. Lo salvo perché quest'anno mi sembra particolarmente curato - non esitai a massacrarlo, quando fu il caso -, lo salvo perché Baudo è un signore della televisione italiana, lo salvo perché Chiambretti c'è, perché si sente la mano di Brachetti, perché la scenografia è bella, le luci pure e a parte qualche svarione e qualche scelta che non amo - odio, per esempio, letteralmente, le parole che appaiono alle spalle dei cantanti - la regia è buona.

Lo salvo per il Dopofestival - si era capito - e perché Baudo è stato coraggioso, anche se non mi sono piaciute le "vallette" e avrei preferito una primadonna. Lucilla Agosti, magari, visto che è brava, competente e simpatica, oltre a essere bella? -, lo salvo perché è una televisione fatta con qualità.

Poi, certo, ci sono le pecche e i problemi. La musica, per esempio. Chi si ostina a dire che la canzone italiana dev'essere melodica, dev'essere fatta in quel modo, semplicemente ignora le realtà musicali, ma Baudo ci ha provato anche qui, bisogna dirlo, è evidente a partire da certe scelte. Se poi il ridicolo braccio di ferro con le discografiche porta a un Festival della Musica Italiana fermo a trent'anni fa, be', le responsabilità non sono certo dello show televisivo.

Voi cosa ne pensate? E cosa vorreste per il Festival?
Io mi permetto di avanzare un dubbio, legittimo: non è che il Chiambretti resta troppo di nicchia e a tratti troppo innovativo, per il tradizionale pubblico di una kermesse endemicamente anziana?

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