Il Funzionario Rai e il contadino di Poggio Versezio

Quale TV per il pubblico italiano? E’ una domanda che quotidianamente si pongono i funzionari della televisione pubblica e di quella privata; menti che si spremono per trovare i formati giusti da proporre al grande pubblico e mentre in quella commerciale la mission è piuttosto chiara, acchiappare quanto più pubblico possibile nei target pregiati per

di Hit

Quale TV per il pubblico italiano? E’ una domanda che quotidianamente si pongono i funzionari della televisione pubblica e di quella privata; menti che si spremono per trovare i formati giusti da proporre al grande pubblico e mentre in quella commerciale la mission è piuttosto chiara, acchiappare quanto più pubblico possibile nei target pregiati per gli inserzionisti pubblicitari, più complesso è il discorso che riguarda il servizio pubblico.

Un discorso che si trascina da quando è nata la televisione commerciale, quale deve essere il ruolo della Rai. Come sappiamo in questo momento la nostra televisione di Stato è un mostro a due teste, una finanziata dal canone e una dalla pubblicità; un ibrido che fa alzare la voce, da una parte di chi vuole, appunto fondando le sue ragioni sui finanziamenti pubblici, una TV più attenta alla programmazione di servizio/cultura e meno a quella di acchiappa ascolti, dall’altra però ci sono gli inserzionisti che ovviamente chiedono alla Rai grandi ascolti per giustificare i propri investimenti in termini pubblicitari.

In questo dibattito si inserisce la proposta del presidente della repubblica francese, che propone di togliere la pubblicità dalla TV pubblica, che verrebbe finanziata con una tassa sui media. In Italia questa eventualità ha già incontrato diversi pareri negativi (non ultimo quello di Piersilvio Berlusconi che si dichiara contrario) francamente ci sembra un’idea troppo radicale che non dirime nella sostanza il vero nocciolo della questione, che è e rimane quello della programmazione.

Offrire al pubblico un prodotto semplice e facilmente fruibile, quindi adatto a raccogliere i grandi numeri, oppure andare a percorrere strade forse apparentemente più tortuose ma alla lunga più caratterizzanti per il “ruolo” di un servizio pubblico? Una domanda antica e moderna allo stesso tempo, la cui risposta sembra sempre dietro l’angolo ed il relativo dibattito perennemente aperto.
A questa domanda tentarono di dare una risposta nel lontano 1975 Italo Terzoli ed Enrico Vaime che scrissero uno splendido sketch televisivo che Vi propongo qua sotto, era protagonista il grande Raimondo Vianello che si recava presso un funzionario Rai per proporre una scenetta, ma questa veniva bocciata perché ritenuta troppo “alta” per il pubblico televisivo, credo che in questo bel momento di televisione sia racchiusa l’essenza del tema che abbiamo cercato di proporre in questo post, buona visione.

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