Lo Sciopero degli sceneggiatori? In Italia diventa un’altra ragione per dilatare l’Access Prime Time

Che fine ha fatto il famoso dibattito che lo scorso anno aveva animato il mondo della tv italiana? Dove sono finite le virtuose dichiarazioni d’intenti che volevano il ritorno alla “sana” tv del passato, quando l’access prime time terminava rigorosamente alle 21 (se non prima) per dare spazio ai veri programmi del Prime Time, la

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Che fine ha fatto il famoso dibattito che lo scorso anno aveva animato il mondo della tv italiana? Dove sono finite le virtuose dichiarazioni d’intenti che volevano il ritorno alla “sana” tv del passato, quando l’access prime time terminava rigorosamente alle 21 (se non prima) per dare spazio ai veri programmi del Prime Time, la fascia oraria regina dei palinsesti?

Esatto, perchè di questa questione sembra nessuno s’interessi più, mentre i ruoli si confondono e i programmi della prima serata slittano pericolosamente in avanti terminando in orari assolutamente improponibili, soprattutto quando si tratta di film e grossi show. Le trasmissioni della seconda serata, quelle sulla carta con una maggiore attenzione alla qualità e alla cultura, finiscono inevitabilmetne oltre la mezzanotte con la concorrenza alle signorine delle linee erotiche dei tanti canali locali.

Ora sarà lo Sciopero degli Sceneggiatori americani ad aiutare nella silenziosa impresa dei Direttori di Rete, vittime e carnefici della sfida dell’Auditel che spingono per stiracchiare Striscia ogni volta che i “pacchi” fanno un paio di minuti in più e viceversa. Nelle domeniche della primavera 2008 Massimo Donelli, direttore di Canale 5, non vuole certo rinunciare al Dr. House, primo telefilm/programma di punta della rete, ma gli episodi disponibili sono pochi e c’è poco da doppiare e mandare in onda. Quindi, che fare?

Semplice! Ridurre gli episodi trasmessi in una singola serata dai due canonici ad uno, così come avviene negli Stati Uniti dove le stagioni di una Serie Tv da 24 episodi vengono programmate per un minimo di 20 settimane. La conseguenza più ovvia per l’Italia è il totale via libera ad un access prime time che termina alle 21.30.

Nel caso specifico, qui sta il paradosso, si otterrebbe comunque un effetti positivo: l’episodio di House si chiuderebbe alle 22.30/40 e la seconda serata de Il Senso della Vita di Bonolis riacquisterebbe la sua naturale collocazione, ma cosa succederà quando il programma di prima serata non sarà un telefilm da 45 minuti effettivi ma un film da oltre 120?

Il rischio di un nuovo deleterio “effetto domino” è dietro l’angolo.

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