Pilot della tv sperimentale: promossi o bocciati?

Il numero zero, per definizione dell’Enciclopedia della televisione, è: “la prima puntata di una serie o puntata di prova di una produzione, utilizzata per testare il gradimento del pubblico e per decidere la più opportuna collocazione del programma nel palinsesto. La produzione del numero zero (in gergo anche pilot) tutela inoltre i diritti dell’autore della

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Il numero zero, per definizione dell’Enciclopedia della televisione, è:

“la prima puntata di una serie o puntata di prova di una produzione, utilizzata per testare il gradimento del pubblico e per decidere la più opportuna collocazione del programma nel palinsesto. La produzione del numero zero (in gergo anche pilot) tutela inoltre i diritti dell’autore della trasmissione, a cui, proprio in virtù del numero zero, viene riconosciuta la paternità dell’idea originale. Nel 1996 è stato organizzato il primo Festival del Numero zero, occasione di incontro e di scambio di idee tra gli operatori del settore”.

Le vacanze natalizie appena concluse si sono rivelate un terreno fertile per la sperimentazione di format stranieri. Mai come nelle ultime settimane abbiamo visto in palinsesto un così gran numero di puntate pilota. E’ avvenuto, insomma, lo sdoganamento del testing a telecamere spente, che vede il pubblico sempre più sovrano nel decretare il successo di un prodotto. Una sola serata ne decide le sorti, senza alcuna possibilità di appello. Prima di lasciarvi a un articolo speciale, in cui ripercorriamo dati d’ascolto e valutazioni sulle singole trasmissioni, lasciamo a voi decidere quali promuovere e quali bocciare (se non volete farvi condizionare potete non proseguire la lettura).

chi fermerà musicaDopo l’overdose da fiction e reality, per non parlare dei talent show fatti con lo stampino, sul prime time della tv generalista si è imposto il quiz d’importazione. A inaugurare questo trend, un numero zero ispirato al format americano The Singing Bee, ovvero l’ape canterina, in onda sulla rete Nbc. Il titolo italiano, mutuato da una storica canzone dei Pooh, era Chi Fermerà la musica ed è andato in onda sui nostri schermi domenica 16 dicembre (collocazione difficile per l’intrattenimento, perchè il pubblico è abituato alla fiction). Il gioco prevedeva tre manche con 12 concorrenti, sei uomini e sei donne. Un’orchestra eseguiva brani famosi, dei quali i partecipanti alla trasmissione dovevano conoscere perfettamente il testo, inserendo delle parole mancanti o ricordando delle singole frasi. Non era necessario cantare bene, quindi, ma avere soprattutto una buona memoria. Il programma si è rivelato gradevole e familiare, grazie all’apporto tutto italiano della band di Demo Morselli e la scelta di un cast genuino. La formula – va detto – era a metà tra una sagra paesana e il divertentismo da villaggio turistico, incarnato dallo stile spensierato di Pupo, ma forse è stato proprio questo il segreto del successo su una rete ammiraglia come Raiuno, dall’identità rassicurante.

canta e vinciDal quiz ruspante passiamo a un gioco a premi dal ritmo più serrato, trasmesso martedì 18 dicembre (ovvero a due giorni dalla trasmissione di Pupo per certi versi speculare). Canta e Vinci (da Don’t Forget the Lyrics, comprato da Fatma Ruffini) è il classico game show, che applica la filosofia coinvolgente del karaoke alla tensione ansiogena del Milionario. Il concorrente, infatti, deve ricordare le parole delle canzoni, anche in questo caso interpretate da una live band, e in più entrare a tempo quando la musica si interrompe. L’obiettivo è quello di scalare il montepremi formato da 10 gradini che vanno da 500 Euro fino appunto a 500.000. Anche qui l’importante era ricordare tutti i testi e in più entrare a tempo quando la musica si interrompe. Amadeus, va detto, ha fatto la sua parte egregiamente, onorando una gavetta da dj e conduttore musicale. La fotografia era degna di Italia 1 e decisamente più congeniale per un target giovanile. Qualche riserva sulla regia, che ha commesso un vero disastro nel montaggio condannandoci a qualche minuto di fuori sync tra l’audio e il labiale (per non parlare della dimenticanza di non far più scorrere in sovrimpressione il karaoke nella parte finale). Anche in questo caso, però, va detto che il risultato è stato complessivamente discreto e il pubblico non ne ha disdegnato la visione.

pupo insegno panicucci

Passiamo al disastro annunciato, sia in termini di qualità che di ascolti. Stiamo parlando di Mi Raccomando, programmato mercoledì 26 dicembre (già la collocazione da giorno rosso del calendario denota la scarsissima fiducia in esso riposta). Dal redivivo genere del sing show, si passa al teen show che riporta in scena i bambini. In Mi raccomando, una puntata pilota di un varietà presentato da Federica Panicucci (dalle pupe ai pupi) e Dario Bandiera, vanno in scena delle missioni affidate a bambini di 6 anni circa: i genitori danno ai loro figli un compito (come portare il telefono cellulare al papà in ufficio) e il pubblico segue, grazie a telecamere nascoste, le prime avventure fuori casa dei ragazzini, per poi assistere a un dibattito in studio con grandi e piccini. Mai idea poteva essere più sconclusionata e diseducativa, nonostante i ripetuti moniti della conduttrice a non ripetere quanto si è visto in tv. Vedere dei bimbi così piccoli girare da soli per strada con degli incarichi decisamente inadeguati è di quanto più irreale ci possa essere. E non si capisce perché il telespettatore, dal target non identificato, debba appassionarsi a una follia simile, che solo i giapponesi potevano creare dando vita al format I’m old enough. Non a caso, è stato un flop e neanche l’approccio materno della Panicucci è servito a risparmiargli le feroci critiche di Norma Rangeri sul Il Manifesto: “Manodopera prelevata direttamente dall’asilo infantile. Una serata interminabile, dalla durata proporzionata allo sbadiglio”.

Ancora peggio, in quanto a sgradevolezza, è stato I magnifici 7 con Pino Insegno, ovvero la versione cattivista di Genius andata in onda martedì 1 gennaio. Il conduttore fece già flop con il numero zero di Personality Show e aveva già presentato un programma per bambini non troppo fortunato, ovvero Piccole Canaglie con Simona Ventura su Canale 5. In questo caso si è misurato con un quiz dove sette agguerriti bambini sfidano altrettanti adulti su argomenti di cultura generale. Mai scelta di cast fu più volutamente repellente, dal momento che si sono visti dei bambini spocchiosetti e atteggiati ad adulti senza scrupoli. In più, l’atmosfera sapeva di inquietante tra studio cupo e tensione eccessiva. Non a caso, lo ha demolito sulle pagine di Libero il feroce Alessandro Rostagno: “A Capodanno ha fatto il suo esordio il quiz I magnifici 7. All’interno dei quali, purtroppo, non c’era il programma”.

L’unico format di queso genere a raggiungere la sufficienza nella serata del 4 gennaio, è, forse, Tutti la lavagna, grazie a una confezione a misura di bambino e di famiglie normali (tutto merito del variopinto format tedesco tedesco, 6! Setzen). Si è trattato di un quiz/spettacolo caratterizzato da una sfida tra una squadra di 5 bambini di quinta elementare (scelti attraverso una selezione effettuata su tutto il territorio nazionale) e una squadra di 3 personaggi famosi (nello specifico Matilde Brandi, Flavio Insinna e Francesco Facchinetti). Le due squadre si sono sfidate in una serie di duelli ”uno contro uno” basati su cinque round di domande tratte principalmente dai sussidiari su cui studiano i bambini. Formula ancora una volta simile al pilot di qualche sera prima, ma giustamente definita dalla nostra Debora più godibile. Anche in questo caso la conduzione senza pretese di Pupo non tradisce le aspettative.

la seconda  voltaCambiamo totalmente genere (ed entusiasmo) con La seconda volta di Roberta Capua, uno dei testimoni più insostenibili e drammatici della tv del dolore. A metà tra i Tempi Moderni di Ilaria Cavo e C’è Posta per te della De Filippi, di cui peraltro prende in prestito lo studio, lo show in questione ha visto una serie di tragedie e vicende strappalacrime succedersi nella serata del 29 dicembre su Rete 4, con una durata ancora una volta interminabile per qualunque anima pia. La conduzione flemmatica e incapace di emozionare della Capua ha peggiorato una visione già di per sè estenuante (e speriamo irripetibile).

batti le biondeDulcis in fundo arriviamo, forse, all’unico programma che ha davvero un potenziale brillante, seppur da rivedere nella durata e nella collocazione. Appena ieri sera è andato in onda Batti le bionde dal format Beat the Blondes, ancora una volta comprato dalla Ruffini con l’apporto autoriale di Simona Ercolani, già alle prese con bellone da reality. In una rete orfana di Pupe e Secchioni, l’idea è quella di rivisitare lo stesso filone, applicando la prospettiva sociologica alla prova del nove di un quiz in stile 1 contro 100. C’è un uomo convinto della propria superiorità e 50 bionde pronte a sfatare il pregiudizio che le ritiene oche e ignoranti. La sfida culturale prende corpo attraverso domande di vari settori, che vedono i concorrenti confrontarsi sul piano dialettico oltre che sull’asettica preparazione in loro possesso. Insomma, il carattere originale di questo programma è che, oltre a giocare, si parla e si scherza, con un margine di siparietti divertenti che spezzano l’istituzionalità del game. Il casting, anche in questo caso, riserva dei volti interessanti, da scoprire e conoscere nel corso della visione per non soffermarsi solo sull’aspetto botta/risposta. E’ un gioco delle parti, un comedy quiz che dissacra la seriosità abituale grazie a una scelta di conduzione azzeccata, per la sua irriverenza, ovvero quella di Enrico Papi. Sebbene i risultati non abbiano corrisposto pienamente alla media di rete, Batti le Bionde potrebbe essere un’ottima alternativa di access prime time, o un quiz da riposizionare in prime time con vere e proprie serate a tema. Nella serata di ieri, probabilmente, ha scontato una concorrenza fortissima in termini di fiction degne di un periodo di garanzia.

Scappati con la cassaDa ricordare anche Scappati con la cassa, un esperimento tutto italiano, a metà tra un talk show e un programma di inchiesta, nato da una costola di un programma di successo come Le Iene. Lo spin-off in questione è andato alla ricerca di evasori di vario genere, per scoprire dove vivono, che tipo di vita conducono e che fine hanno fare ai soldi rubati. Questi fuggitivi credevano di essere al riparo, ma gli inviati del programma li hanno trovati, intervistati e hanno recapitato loro un videomessaggio con i “saluti” delle persone truffate. Il programma ha, infatti, offerto ai fuggiaschi la possibilità di tornare indietro, guardando in faccia e affrontando in studio le vittime delle loro malefatte. A Sabrina Nobile, conduttrice sobria e competente, il compito di presentare le testimonianze in studio e gestire i dibattiti scaturiti fra i truffati. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare il programma, trasmesso martedì 4 dicembre, nonostante la durata prolungata.

TUTTI GLI ASCOLTI DEI NUMERI ZERO NATALIZI
(si ringraziano i nostri Share e Hit)
CHI FERMERA’ LA MUSICA Rai 1 5.362 20,72% TOP
CANTA E VINCI! Italia 1 2.899 12,90% TOP
MI RACCOMANDO! Italia 1 1.543 7,64% FLOP
I MAGNIFICI 7 Italia 1 1.986 8,65% MEDIO
LA SECONDA VOLTA Rete 4 1.484 7,09% MEDIO
TUTTI ALLA LAVAGNA! Rai 1 4.621 19,05% MEDIO
BATTI LE BIONDE Italia 1 2.478 9,61% MEDIO
SCAPPATI CON LA CASSA Italia 1 2.906 14,05% TOP

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