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Amici 2015: ha ancora senso parlare di merito o è solo marketing?

La puntata di oggi induce una riflessione: più attenzione al talento o al “prodotto”?

pubblicato 14 Marzo 2015 aggiornato 2 Settembre 2020 17:23

Si sta attualmente svolgendo ad Amici la corsa per il serale 2015 sotto l’occhio e l’orecchio attento dei due direttori artistici: Emma Marrone per la Squadra Bianca (formata dai cantanti Valentina, Mattia Briga, Davide e i ballerini Klaudia e Cristian); Elisa per la Squadra Blu (che annovera la band The Kolors, il cantautore Luca e il ballerino Giorgio). Ufficializzato anche il primo dei giudici del serale, il cantante Francesco Renga.

Nella puntata speciale di oggi, sabato 14 marzo 2015, un caso in particolare ha attirato la mia attenzione al punto da spingermi ad una riflessione più generale sul concetto di meritocrazia all’interno di un talent show, anzi all’interno di Amici (visto che ogni talent pare far storia a sé).

Si tratta dell’eliminazione della cantante Francesca. La ragazza era entrata con grandi elogi dei professori: la bravura della ragazza era (ed è) abbastanza palese. Oggi, chiamata a presentarsi davanti alla commissione perché ha perso la sfida a squadre (ormai esautorata di ogni senso in questa fase del programma), i professori all’unanimità hanno ritenuto dovesse andar fuori “perché brava, ma..“. Tante chiacchiere sul fatto che sia apparsa “spenta”, ma le loro spiegazioni sembrano fare acqua da tutte le parti. E va bene, a questo siamo abituati. Ci siamo abituati persino al fatto che Rudy Zerbi giudichi il talento.

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Tuttavia l’eliminazione è stata valutata come inspiegabile, sia dalla cantante (“Non me l’aspettavo“) sia per i suoi compagni di classe che, seppur spesso polemici e litigiosi tra loro, sul talento di Francesca non avevano il benché minimo dubbio.

Poi l’ultima parola è passata ad Emma ed Elisa che potevano prenderla in squadra e salvarla. Così l’hanno fatta cantare: per Emma la comparata con Davide su La nostra relazione di Vasco Rossi; per Elisa la comparata con Luca su Ain’t no sunshine di Bill Whiters. In entrambi i pezzi la ragazza ha sfoderato una voce pulita, limpida, ma pure originale e ricercata. Ma niente, deve andarsene a casa. Emma, perdendo chiaramente un’occasione, dice che non può perché “deve essere onesta”; Elisa, con un ragionamento più contorto, non la prende con sé perché le esibizioni l’hanno sì colpita, ma non è ancora pronta a donarsi agli altri e non riuscirebbe ad aiutarla “negli stretti tempi televisivi”. Tutti concordi nel ribadire che non è in discussione il suo talento: e allora di cosa stiamo a parlare? Dovrebbe bastare sol questo.

Ma la verità è che nessuno lì, in quello studio, abbia detto alla ragazza con schiettezza: “Sei troppo timida e riservata per Amici“. Come se timidezza, riservatezza ed educazione, cifra stilistica di decine di grandissimi artisti (Elisa compresa), fossero un difetto. Ma almeno ce ne saremmo fatti una ragione.

Quello di Francesca è chiaramente solo un esempio, ma che suggerisce un interrogativo: ha ancora senso parlare di talento e di merito oppure si cerca ormai solo il “prodotto discografico“/”personaggio televisivo“? Le ciniche leggi del marketing hanno davvero preso così il sopravvento?

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Esempi opposti, ma esemplificativi di questo discorso, Briga e Francesca. Pur non volendo togliergli nulla e senza scendere in valutazioni tecniche, è innegabile che il rapper (?) durante il programma si sia imposto molto di più per l’atteggiamento, per la capacità di essere un personaggio quasi più da reality che da talent, per le intemperanze (le parole poco cortesi verso Adriano Celentano o le le zuffe e polemiche con i professori). Non importa, lui va al serale. Lei, educata e timida, no. Perché è così evidente che c’è un target commerciale da rispettare pedissequamente.

Quel target che ‘impone’ di mandare avanti ragazzi bravi, ma destinati ad essere soprattutto idoli delle ragazzine che comprano i dischi anche per la sfrontatezza o il bel faccino come Briga e Davide e ragazze rassicuranti, ma dal vocione graffiante come Valentina che tanto ricordano la tradizione standardizzata degli “Amici” che ce l’hanno fatta (sfido, infatti, chiunque abbia sentito Valentina nel suo inedito “In ogni cosa” a non aver colto qualcosa della Amoroso o della Marrone stessa che l’ha scelta entusiasta).

L’aver imboccato la direzione del mercato discografico se da un lato sprigiona tutta la sua efficacia (e risponde alle storiche accuse di “creare illusi”), dall’altro sacrifica spesso la meritocrazia, che dovrebbe essere cardine di un talent show. O forse oggi l’essere “commerciale” è già di per sé un talento e non si guarda più (solo) al merito artistico inteso in valore assoluto.

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