La Rai? Tv geriatrica

Dal 2001 al 2007 il crollo del livello degli ascolti Rai è più eloquente e non riguarda esclusivamente il Prime Time. Sulle 24 ore di programmazione è passata dal 47% al 42.1% in termini di share. Una contrazione che può essere spiegata andando a ragionare sui dati degli ascolti tv rapportati alle fasce d’età: i

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Dal 2001 al 2007 il crollo del livello degli ascolti Rai è più eloquente e non riguarda esclusivamente il Prime Time. Sulle 24 ore di programmazione è passata dal 47% al 42.1% in termini di share. Una contrazione che può essere spiegata andando a ragionare sui dati degli ascolti tv rapportati alle fasce d’età: i “giovani” hanno abbandonato “Mamma Rai” che deve ringraziare il pubblico degli anziani se riesce a mantenere complessivamente il predominio su Mediaset.

Il Biscione di Cologno soffre l’espansione del pubblico della Pay-Tv satellitare, cresciuto dal 2% all’8% nello stesso periodo, ma perde “solo” il 2.6% contro il 5% della Rai riuscendo a barcamenarsi grazie ad una maggiore attenzione e al sostanziale successo dei suoi prodotti indirizzati alle fasce d’età commercialmente più rilevanti da quella dei bambini e adolescenti (4-14) a quella dei giovani più propriamente detti dai 15 ai 34 anni. In sostanza Mediaset è riuscita a rimanere in pari fra quella parte di popolazione che le grandi aziende con le loro inserzioni puntano a raggiungere.

La Rai nello stesso periodo ha visto trasformarsi la composizione del suo pubblico con cali dall’8% ad oltre il 10% in tutte le fasce dai 4 ai 54 anni. Il suo risicato predominio complessivo negli ascolti è dovuto alla fedeltà dei telespettatori oltre questa soglia d’età, mentre solo 1 bambino su 3 continuare a preferire la sua programmazione. Facile spiegare l’insofferenza di tanti italiani al pagamento del Canone Tv, ancora più odioso visti i recenti e contemporanei aumenti che l’hanno portato fino ai 106 euro di quest’anno.

Nel contempo il calo complessivo del 6.6% nel target 15-64 spiega anche la progressiva disaffezione degli inserzionisti nei confronti della Rai, una situazione che non può peggiorare i buchi neri nei bilanci della tv di stato.

L’ultima annotazione può essere dedicata a Raitre, l’unico dei tre canali a non dover sopportare cali del genere anche nelle fasce d’età più “interessanti” mentre Raidue affonda. La terza rete, quella meno costosa dal punto di vista del budget, perde al massimo l’1.3% di ascolti anche nella cruciale fascia 15-54. Una magra consolazione per i vertici Rai.

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