Che noia che Barbareschi: ha da ridire su tutto (e tutti)

Luca BarbareschiLe provocazioni del Barbareschi sono infinite. Non che qualcuna non abbia un suo perché, ma nel complesso l'attore pare avercela con tutto e tutti, senza risparmiare alcunché dai suoi deliri di onnipotenza. L'ultima polemica risale a circa una settimana fa e riguarda l'annosa conflittualità tra fiction e cinema. Il bisbetico Barbareschi insiste nel dare addosso all'unico settore che non gli dà da recitare (non a caso i film se li produce da solo):

"Quando sento i miei colleghi di cinema dire che la fiction ha ucciso i film divento pazzo, anche perché poi, in sala, vedo film imbarazzanti. Penso invece che certa fiction sia più bella di certo cinema. Basta con gli autori che fanno il pianto greco e hanno avuto tanti soldi. La verità è che la fiction sta salvando attori e sceneggiatori".

Ma il cavallo di battaglia dell'artista è stato rilanciato dall'ultimo numero di Sorrisi e Canzoni Tv:

"Questo, per chi non se ne fosse ancora accorto, è un Paese finito. Non sono io a fomentare la polemica, sono gli altri che fanno e disfano. Io ho il mio bel da fare con la Casanova Entertainment, la mia casa di produzione che sforna dai 10 ai 12 film l'anno. Certo, dirigere una rete sarebbe stimolante, ma con i paletti che ti mette la politica sarebbe un inferno".

Da sempre, infatti, l'attore non fa che dipingersi come un epurato all'incontrario, visto che la sinistra lo avrebbe paradossalmente penalizzato per il suo ambiguo orientamento politico. Vedi un'intervista rilasciata due anni fa a Repubblica in occasione del debutto di Nebbie e delitti:

"Per un periodo mi avevano etichettato come fascista, ero automaticamente escluso da qualsiasi progetto. Mai stato fascista, ma non faccio il buonista da sinistra. Nel cartellone del mio Stabile a Latina ci sono Grillo e Luttazzi, tanto per capirci".

Sì, perchè per la cronaca Barbareschi si vanta da una vita di essere socialista dentro, grazie alle cene del dopo-Mixer a casa di Giovanni Minoli. Però vota per la Casa della libertà, perché non si identifica con "una sinistra che è sempre la stessa, snob, cattocomunista, recita la retorica del meridione ed è elitaria più che mai. Perché dev’essere una colpa essere borghesi, perbene, premiare la qualità, pagare le tasse?".
Parentesi ideologica a parte, resta che l'attore in questione si erge a predicatore di serie B ogni qual volta deve promuovere una sua fiction. Nella fattispecie, Nebbie e Delitti 2, che non se la sta passando troppo bene. E questa volta, giusto per giustificarsi ancora, la colpa è della controprogrammazione, perché secondo il "mister" al mercoledì lo share salirebbe di botto di 4 punti.
Non sarà, invece, che il pubblico stia iniziando a rinnegarlo per una sua incontenibile antipatia?
Luca Barbareschi è uno di quegli artisti biformi del piccolo schermo afflitto dalla sindrome del Dr Jekyll e di Mr Hyde. Tant'è che, all'indomani del clamoroso flop riportato da Giorni di Leone 2 (12,16% di share, con 2.262.000 telespettatori), il direttore di rete Fabrizio Del Noce lo ha accusato di delirio. Di certo, ci troviamo di fronte a un personaggio scomodo, dal carattere non facile e difficilmente identificabile in prevedibili clichés.

Un attore sicuramente trasversale e con una dignitosa carriera professionale alle spalle, ma presentatosi al grande pubblico con un'immagine mai troppo impegnata. La grande popolarità, infatti, è arrivata con l'antesignano di tutti i people show, C'eravamo tanto amati, che ogni sera, all'ora della cena, tra moglie e marito era pronto a mettere il dito. In quell'occasione, il conduttore si pose nei confronti della nazione con un'immagine piuttosto sorniona e leggera, giocando sul suo fascino da seduttore - nomea che col tempo ha solo accresciuto - piuttosto che su un indubbio talento.
Dopo di allora, ha continuato sul filone comico-demenziale con programmi come I Guastafeste, al fianco di Massimo Lopez e Laura Freddi, e Il Grande Bluff, alternativa dirompente al longevo Scherzi a parte presto rivelatosi un clamoroso successo. Tra le altre cose, si è dato anche a Greed, il quiz-show del preserale di Raidue, reato anch'esso caduto in prescrizione. Spesso e volentieri non ha disdegnato di prender parte al Maurizio Costanzo Show, ma, viste le dichiarazioni al vetriolo rilasciate in tempi non sospetti, da allora sembrano passati secoli:

"Sono veramente stanco di vedere che il ministro Gentiloni quando sceglie un consulente sceglie Maurizio Costanzo, a cui ho spiegato io cos'era il digitale, dieci anni fa, e forse ancora non l'ha capito. Sono stufo, ho 50 anni. Per fortuna lavoro anche fuori, in nessuno Paese al mondo si lavora così".

Ebbene sì, prima ne approfitta dell'ospitata al Diario per pubblicizzare una sua recente fiction Mediaset e poi spara a zero sul noto giornalista che, pur discutibile nella sua recente condotta professionale, non gli ha mai negato la sua stima personale.
Una delle tante contraddizioni di un uomo mediaticamente impossibile che è arrivato ad accusare lo stesso Del Noce di averlo sempre ghettizzato:

"Parliamo della fiction Una vita in regalo. Del Noce, che è una vita che mi boicotta, aveva tentato di massacrarla, la mandò in onda a Natale. Dovetti battermi come un leone per far sì che fosse pubblicizzata. Io gli ascolti li faccio e li ho sempre fatti. Hanno massacrato un prodotto e ora lo tolgono dal palinsesto. Vorrei sapere cosa se ne fanno di questo prodotto, quale testa salta per colpa di questo prodotto. E' troppo facile quando si ha successo dire che è merito della Rai, e se va male dire che la colpa è di Barbareschi".

Il punto non è che Barbareschi sia o no una macchina da audience - qualità da lui già ampiamente dimostrata, probabilmente anche malvolentieri e snaturando se stesso - ma capire quanto il suo attuale cinismo possa conciliarsi con la programmazione per famiglie di Raiuno.
Il suo nome non fa che imperversare su riviste e quotidiani, accostato ad ambizioni di nicchia o provocazioni sessuali. Dopo aver fatto innamorare le mamme negli anni '90, con la sua aria da scapolone impenitente, ora ha deciso di rivelare la sua vera natura trasgressiva, non nascondendo più di una volta le proprie inclinazioni bisessuali, esternando i propri istinti animaleschi e rinvangando all'occorrenza l'esperienza della pedofilia che lo ha segnato da bambino.
Che poi dietro il sipario il signore in questione resti un indiscutibile animale da palcoscenico, nessuno lo mette in dubbio. Ma il successo televisivo è un'altra cosa e, se dichiari apertamente di andare in tv solo e rigorosamente per fare promozione, è difficile che al pubblico resti qualcosa.
Quantomeno, un'identità univoca che ti rappresenti dopo l'era, fin troppo stridente, delle mascherate su Canale5.

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