Rai, Gubitosi non si dimette

Il DG Luigi Gubitosi non si dimette dopo la decisione del CdA Rai di ricorrere contro il Governo, nonostante il suo parere negativo.

Luigi Gubitosi resta alla Direzione Generale della Rai fino alla fine del mandato, ovvero fino ad aprile 2015: l’aveva già dichiarato e non ha cambiato idea dopo la delibera del CdA che ha deciso di fare ricorso contro i tagli imposti dal Governo Renzi, quei 150 mln di euro da sottrarre al Canone inseriti nel contestato Decreto Irpef.

Per Gubitosi, che si è sempre detto contrario a un ricorso ritenendo il sacrificio richiesto un atto di responsabilità da parte della Tv di Stato in un momento difficile del Paese, la decisione contraria del CdA è stata “inopportuna“. Questo il commento rilasciato all’indomani della riunione del Consiglio, mentre si festeggiava il convincente debutto delle azioni Rai Way sul mercato obbligazionario.

Il DG non vede il sì del CdA al Ricorso come una formale sfiducia nei suoi confronti:

“Lavoro con slancio e lo farò fino all’ultimo giorno quasi non ci fosse termine al mio incarico. (…) Finché ci sarà qualcosa da fare, io lo farò guardando al futuro anche lontano di questa azienda”

conferma a la Repubblica citando la sigla di Braccialetti Rossi, l’ormai celeberrima “Io non ho finito” e aggiunge, piazzando stilettate non casuali, di essere

“un uomo libero di agire perché, a differenza di tanti miei predecessori, ho un contratto a termine e non farò nulla per chiedere il rinnovo. Nulla. Almeno non finirò come qualche ex direttore generale che si aggira ancora qui, a Viale Mazzini, a fare soltanto danni”.

Intanto il DG vuole accelerare su alcuni punti chiave del suo mandato, dalla riduzione a un solo canale Rai Sport alla ristrutturazione delle testate giornalistiche, da accorpare in sole due redazioni, con Tg1, Tg2 e Rai Parlamento da una parte e Tg3, Rai News24 e TgR dall’altra. Una missione sempre più difficili visto che la sua alleata Luisa Todini è ormai dimissionaria e che i rapporti con l CdA sono decisamente caldi dopo la votazione di due giorni fa.

In più la Vigilanza, guidata dal cinquestelle Roberto Fico, non vede di buon occhio l’accorpamento, l’Usigrai è contrario e il Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo economico Antonello Giacomelli spinge il DG a rallentare le procedure e a rimandare il tutto al prossimo mandato, visto che CdA e DG scadono il prossimo 8 aprile.

Con un CdA ridotto a 8 elementi e senza possibilità di sostituzioni, la palla passa in maniera determinante al Presidente Rai Anna Maria Tarantola, astenutasi nella votazione per il ricorso ma da ora in poi determinante per le decisioni a maggioranza del CdA, con il suo voto dal valore doppio. C’è poi da affrontare la questione del canone in bolletta o allegato alla dichiarazione dei redditi: il Governo ne sta parlando proprio in questi giorni e la Rai dovrà affrontare il caso con un CdA compattatosi intorno all’ordine del giorno del forzista Antonio Verro, con 6 voti trasversali a favore del ricorso, dagli esponenti del centrosinistra Tobagi e Colombo – dei quali ormai si chiede a gran voce la testa – alle varie anime del centro-destra, divisesi con il no di Polito e Todini.

Saranno mesi di fuoco, tanto per cambiare, a Viale Mazzini.

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