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Ilaria Alpi, cosa resta diciotto anni dopo? Solo lo schifo di una mamma

Alla vigilia della 18esima edizione del Premio Ilaria Alpi la mamma della giornalista scomparsa manifesta tutta la propria sfiducia nei confronti della giustizia

Sono passati più di diciotto anni dalla morte di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio insieme con l’operatore Mira Hrovatin. Uccisa mentre svolgeva il suo lavoro.

Alla vigilia della XVIII edizione del premio intitolato alla giornalista scomparsa (qui il programma completo dell’evento, che andrà in scena il prossimo fine settimana), viene da chiedersi quanto i telespettatori più giovani sappiano di questa ragazza; e quanto, i ragazzi che oggi si avvicinano al giornalismo (un giornalismo che troppo spesso si riduce a copiare su Internet notizie prese da Internet, a loro volta copiate da Internet), avrebbero potuto imparare da Ilaria, morta – senza troppi giri di parole – per amore della verità.

Alla conferenza di presentazione del Premio Ilaria Alpi, Luciana, madre della giornalista, si è definita disillusa e schifata.

Cosa posso dire? Sono schifata, perché la giustizia in questo Paese non esiste. I magistrati sarebbero dovuti andare a Mogadiscio subito, c’erano 9 mila caschi blu che potevano fare da scudo, potevano fare una piccola inchiesta, andare nell’albergo e chiedere se Ilaria aveva ricevuto telefonate: invece non hanno fatto nulla e a Roma hanno fatto meno di niente. Se non ci fosse questo premio la memoria di Ilaria non ci sarebbe più. Ma a distanza di diciotto anni io non ho più speranza.


Quando venne uccisa, Ilaria Alpi si trovava in Africa per seguire la guerra civile somala, ma soprattutto per investigare a proposito di un traffico di rifiuti tossici e armi in cui non è escluso che fossero coinvolte istituzioni italiane. Fu uccisa da colpi di kalashnikov.

La sua morte rappresenta uno dei grandi misteri della storia recente del nostro Paese. Anche per questo motivo, è nostro dovere non dimenticare mai la sua tragica vicenda.

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