Venezia e tv: dal "trito e ritrito" a Gianni Amelio

Il "trito e il ritrito" sta per andare in scena nelle televisioni, dice bene Malaparte.
E' un assist che raccolgo per fare qualche considerazione su Gianni Amelio che è tornato alla Mostra per ricevere il prestigioso Premio Pietro Bianchi, un simpatico e bravo critico che non c'è più.
Quale connessione ci può essere?

Intanto comincio col dire il premio non solo è meritato ma carico di implicazioni che cercherò brevemente di illustrare.

Una delle infinite ragioni per cui le televisioni sono cadute, ahimè senza troppe speranze, nel "trito e ritrito", è perchè da anni non hanno mai curato con attenzione la scoperta di autori, contenuti, forme.

Sembrerà un paradosso ma posso sostenere che l'arrivo di Amelio a Venezia- per assistere anche alla proiezione di "Colpire al cuore" di trent'anni fa e di "Il primo uomo", recentissimo, tratto dal romanzo di Albert Camus- mi ha mostrato in tutta la sua grave evidenza il problema della grama situazione di oggi sui piccoli schermi, e anche in una certa misura in quelli grandi.
Forse sembrerà esagerato, e non lo è, ma Amelio è uno dei pochi, pochissimi, autori- registi seri che sono nati e usciti dalla televisione Rai. Ha lavorato poi nel cinema, e ha fatto una bella carriera.

Era un ragazzo di Calabria quando lo conobbi. Aveva svolto alcune aiuto-regie con De Seta e la Cavani; e aspirava al debutto nella regia. Mi occupavo allora, come giovane produttore, dei programmi sperimentali e favorii il debutto dopo avere scelto con lui un soggetto tra i cinque che mi aveva sottoposto.
Il soggetto si intitolava "La fine del gioco" ed era imperniato sulla storia di un ragazzo in un istituto di rieducazione a cui si concede un breve periodo di libertà; parte per un viaggio e incontra un giornalista. Il film che ha conservato il titolo originario dura circa un'ora, fu trasmesso dopo non poche resistenze dei dirigenti più conservatori della Rai, insieme a quelli realizzati da Peter Dal Monte, Giuseppe Bertolucci, Gianni Amico, Maurizio Cascavalla, Maurizio Ponzi, Gianluigi Calderone e altri.
E' un film bellissimo, costato poco anzi pochissimo, che ebbe grande successo quando andò in onda e venne presentato in numerosi festival.
Dopo questo inizio, Amelio fece con me altri due film anch'essi molto validi, uno dei quali "La città del sole" dedicato a Tommaso Campanella, un uomo di grandi utopie.
Sarebbe stato utile e positivo se il balsamo della utopia realizzata toccasse in seguito anche gli sperimentali e la continuazione della produzione delle serie curate dal sottoscritto.
Gianni, una persona che stimo sempre, un amico, per fortuna trovò chi in altre zone della Rai chi gli riconobbe qualità e lo incoraggiò. Io presentai le dimissioni perchè il blocco della produzione, così come er stata impostata, si stava avvicinando per le resistenze dei dirigenti nemici degli sperimentali, gelosi dei risultati e del basso costo di film a cui non erano mancati consensi e ascolti.
Già facevo l'autore per tv e cinema, e proseguii una mia strada, mentre era iniziata una potente lottizzazione politica contro la quale era inutile tentare di resistere. Ma il punto non è questo.
Il punto essenziale è un altro. Per avere tanti Amelio, nel senso di poter cercare e sostenere talenti come lui, serve una mentalità e un coraggio, perchè no, che si è smarrito, mi pare. Come pure per migliorare i programmi.
Qualcuno ricorda nomi,autori, registi del livello di Amelio e dei nomi sopra citati, a cui potrei aggiungerne altri?
Il fatto è, per riprendere la questione del "trito e ritrito", che la dimenticanza, l'assenza di una ragionevole sperimentazione, di una ricerca mirata, libera e attenta, pesa molto, moltissimo.
Non servono utopie, serve un lavoro serio, approfondito. Non c'è e non lo vedo all'orizzonte.
Il "trito e ritrito" è il tango lento e spento delle televisioni che continua, silenzioso.
Italo Moscati

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