Grandi Domani e Heroes separati alla nascita? Costanzo risponde

Il titolo di questo post farà sobbalzare dalla sedia i telefili più raffinati ma, sia ben chiaro onde evitare polemiche, non si vuole qui equiparare due serie fin troppo diverse per ragioni tematiche. L’unico motivo per cui Grandi Domani e Heroes si sono incrociati nella memoria del sottoscritto è la comune collocazione alla domenica sera.

heroes grandi domaniIl titolo di questo post farà sobbalzare dalla sedia i telefili più raffinati ma, sia ben chiaro onde evitare polemiche, non si vuole qui equiparare due serie fin troppo diverse per ragioni tematiche. L’unico motivo per cui Grandi Domani e Heroes si sono incrociati nella memoria del sottoscritto è la comune collocazione alla domenica sera.
Da tempi immemori su questa fascia oraria – limitatamente a Raidue e Italia1 – imperversa l’infausto destino di fungere da tappabuchi prima delle trasmissioni sportive (che fanno anticipare la seconda serata domenicale).
Dunque, cosa c’è di meglio di un bel telefilm (visto che Iene e Gialappa’s sono sprecate e Distraction perde pubblico) per sopravvivere nella sfida del prime time?
Appunto, di sfida per la sopravvivenza si tratta visto che tutte le serie destinate alla domenica sera non hanno mai avuto successo, da The Oc a Smallville passando per Heroes (unica eccezione il Dr. House, talmente trasversale da infastidire Canale5).
Dal sondaggio lanciato qualche giorno fa dalla collega Debora, è emerso che per il 47% dei nostri lettori a penalizzare Heroes è stato proprio il giorno di programmazione. Se in più aggiungete un debutto così in anticipo rispetto all’avvio del periodo di garanzia, il rischio di essersi bruciati una serie è doppio.
Anche Ugly Betty, che pure ad inizio estate faceva sfracelli, è la conferma dell’equazione studente-telespettatore, ancora ricettivo fino a luglio e indolente-poco reattivo al rientro a settembre.
Forse sarebbe stato meglio puntare alla domenica su un telefilm come Una Mamma per Amica, che va dritto a un pubblico femminile allergico al calcio e si è sempre assestato sui 2.500.000 telespettatori (in più, essendo all’ultima stagione non avrebbe fatto troppi danni in termini di re-investimento futuro).
Fatto sta che la separazione alla nascita con Grandi Domani, da cui nasce lo “scandaloso” titolo di questo post, fa scoppiare un vero e proprio caso catodico.
Non a caso, quest’oggi ho deciso di infiltrarmi nella sezione commenti di Stella, il talk show di Maurizio Costanzo, per chiedergli un parere sull’argomento. Come mai, quando andava in onda il suo Grandi Domani, tutti parlavano di flop, mentre nel caso di Heroes nessuno osa pronunciarsi?
Pecche del prodotto a parte, il talent-serial prodotto da Maurizio Costanzo, sulla scia dell’iberico Paso Adelante, godeva di un ampia fetta di aficionados oltre a radicarsi fortemente nelle web-community.
Pensate solo che al debutto riportò 4.379.000 spettatori nel primo episodio e 4.468.000 nel secondo, con una media di oltre il 15% in share. Risultati pregevolissimi, quelli in questione, che poi andarono via via calando con la complicità di una programmazione ballerina. Comunque, Grandi Domani si assestò su una media di 2.800 mila spettatori (10,95%), per poi riportare all’ultima puntata, in una serata televisivamente difficile per via del lutto papale, 3.552.000 telespettatori con uno share del 14,70% per il primo episodio, ben 3.807.000 con uno share del 15,76% per il secondo.
Insomma, numeri da capogiro per la serialità di Italia1 che, dopo aver messo in cantiere una seconda stagione, ha fatto inspiegabilmente dietro-front.
Di sicuro – lo ripetiamo – non si trattava di una serie di alta qualità, ma rispondeva ampiamente al target commerciale oltre a vantare il lancio di attori emergenti come Primo Reggiani, Massimiliano Varrese, Giulia Bevilacqua (per non parlare dei bravi Francesco Paolantoni, Marco Giallini e Irene Ferri nel cast dei veterani).
Costanzo ha ovviamente gradito il mio intervento, visto che riguardava un argomento a lui caro, leggendo maldestramente Heroes così come si scrive e dichiarando che Italia1 non ha più voluto neanche replicare la sua Grandi Domani (e nel tono sembrava piuttosto risentito).
Fatto sta che una domanda sorge spontanea: chi decide che un dato auditel è troppo basso per essere tollerato o sufficiente per continuarne la regolare programmazione?
E, soprattutto, perché nel caso dei prodotti americani si tende comunque a tutelarne la messa in onda (vedi Oc riproposto in altra sede), mentre la “roba” nostra – parlando alla maniera del Verga – viene cassata senza possibilità di appello?
In fondo, se un telefilm di importazione non funziona sulla generalista gli appassionati possono comunque procurarselo in lingua originale o sperare che ne abbia acquistato i diritti Sky. Nel caso delle serie italiane, invece, si rischia di non sapere più come vanno a finire, persino in casi di prodotti a lunghissima serialità come Cinecittà.
Ora, l’acquisto di Heroes avrà comportato di sicuro degli investimenti ingenti e, tenuta degli ascolti a parte, non si può negare che abbiano enormemente disatteso le aspettative.
Mentre il competitor Ncis avanza decretando inspiegabilmente il trionfo di Raidue, Italia1 dovrebbe iniziare a chiarire i suoi metri di giudizio, dall’access prime time che non deve andare né bene nè male alla domenica sera in balia di una strategia autolesionistica.

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Maurizio Costanzo è un giornalista, scrittore, conduttore tv e radiofonico, autore tv e musicale, nonché professore universitario romano classe '38.

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