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AgCom – La qualità della Tv Italiana

Avevamo scritto delle esternazioni di Calabrò, presidente dell’AGCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nella sua relazione annuale. Ma per sapere cosa dice esattamente questa benedetta relazione, per averne un quadro oggettivo, per decidermi finalmente a leggerla (lo potete fare tutti, si trova sul sito ufficiale dell’AGCom), ho avuto bisogno di un imput da parte

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AgCom

Avevamo scritto delle esternazioni di Calabrò, presidente dell’AGCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nella sua relazione annuale.
Ma per sapere cosa dice esattamente questa benedetta relazione, per averne un quadro oggettivo, per decidermi finalmente a leggerla (lo potete fare tutti, si trova sul sito ufficiale dell’AGCom), ho avuto bisogno di un imput da parte di siti esteri, ché la nostra stampa è stata – lo dimostra anche una ricerca a posteriori – molto avara di notizie in merito e ben più interessata a occuparsi di gossip e chiappe all’aria.

Ora, giovedì scorso la ricerca è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, così anche dall’estero se ne interessano.
I dati più importanti, oltre alle osservazioni già pubblicate? Nella presentazione di Calabrò c’è il duro attacco alla filosofia dell’audience e un altrettanto duro attacco alla situazione di duopolio e al pasticciaccio brutto del digitale, una foresta priva di regolamentazione in un mondo, quello televisivo, in cui si parte dall’assunto che anche con una programmazione di bassa qualità si possa mantenere il proprio pubblico. Nonostante SKY in crescita (di fatto, unica realtà satellitare in Italia, detenendo il 91% dei canali), il sistema è duopolistico visto che la raccolta pubblicitaria di RAI e Mediaset messe insieme raggiunge l’84%.

Non mancano critiche alla scarsa diffusione della banda larga – e di conseguenza difficoltà di accesso a contenuti video alternativi a quelli della tv tradizionale -, confronti con la situazione mondiale e analisi dei ricavi.

Per esempio, nel 2006 si è registrata, per la prima volta da tempo, una flessione degli introiti pubblicitari. Il mercato resta comunque in crescita, ma trainato dai servizi a pagamento (oltre agli abbonamenti, i servizi pay-per-view crescono del 130%).
Significativo, inoltre, il fatto che, globalmente, i tassi di crescita di RAI e Mediaset siano vicini allo zero: il mercato è palesemente trainato da SKY (26,7%) e da Telecom Italia (che possiede MTV e La7 e, nonostante gli ascolti “marginali” secondo l’Auditel, ottiene una crescita di introiti dalle attività televisive pari al 15%).

[Presentazione del Presidente dell’Autorità]
[Relazione Annuale dell’AgCom]