Otto e mezzo, Discovery tv modello pure su La7: parola di Minoli e di Marinella Soldi

Marinella Soldi, ad Discovery, e Giovanni Minoli sono intervenuti a Otto e mezzo sabato, nella puntata del 14 giugno 2014

E anche La7 si calò le braghe dinanzi al modello produttivo Real Time. Lo ha fatto ieri sera in una puntata di Otto e mezzo Sabato dal titolo “Piccoli schermi crescono”. Ospiti due addetti ai lavori pazzeschi come Giovanni Minoli e Marinella Soldi, ad Discovery.

L’ex papà di Mixer, ormai esule dalla Rai, ha commentato l’attuale congiuntura televisiva come una nuova età dell’oro:

“E’ talmente un momento di passaggio per la televisione generalista, che vederlo da fuori mi consente di partecipare meglio con la riflessione, forse anche con qualche contributo. Per la Rai penso sia davvero una svolta epocale, è un’occasione d’oro, bisogna prenderla in modo intelligente”

Ma l’ospite più inusuale su La7 si è rivelata la Dott.ssa Marinella Soldi, ad di Discovery, che ha così commentato la sua gallina dalle uova d’oro:

“Ho trovato un momento molto fortunato, è un momento davvero interessante in cui essere in televisione. Quando sono arrivata a Discovery lavorava solo sul pay. C’è coraggio di osare e siamo in tante donne, il vantaggio è la diversità. Con le regole dell’attuale sistema televisivo noi siamo la terza televisione. Corrette o non corrette, non sta a me dirlo. Alla fine forse, con fortuna, visione, coraggio team e una grande scuderia di contenuti, siamo arrivati a questo tipo di risultato grazie anche all’anomalia italiana. Noi siamo sempre in cerca di opportunità, quanto meno siamo in posizione di potere”.

Lo stesso Minoli ha elogiato la potente Soldi (quando si dice nomen omen, per chi spera di ricollocarsi in tv):

“Lì c’è un genio che è il loro azionista principale, che ha capito che da una specificità si può andare verso il generalista e loro l’hanno fatto investendo 3 miliardi di dollari negli ultimi 3 anni”.

La Soldi ha così commentato il boom dei canali Discovery (lo aveva già fatto a Tv Talk):

“Più che generalisti, siamo riusciti a colpire più target con 12 canali. Siamo ancora ancorati sul pay, poi sul digitale terrestre si può offrire a ciascun tipo di pubblico quello che serve. Secondo noi quello che siamo riusciti a fare, oltre a dare contenuti di qualità, è creare proprio dei brand. Cerchiamo di creare un’affezione al brand, all’interno ci sono dei contenuti che li rispecchiano. Perché non facciamo talk show? Noi raccontiamo storie in maniera anglosassone e ci limitiamo a osservare, lasciamo che sia il pubblico a formarsi un’opinione”.

Da Minoli non è mancata una tirata d’orecchie alla sua vecchia Rai:

“Il prodotto è il telespettatore, interessa solo questo. Se tu fai canali tematici e poi li chiami Rai4, Rai5… E’ difficile che uno si affezioni a Rai4, inteso come numero. E’ contro la logica del brand. La Rai dovrebbe avere canali tematici veri, con un’idea editoriale e investimenti e non fichi secchi. Non è che la Rai non c’ha soldi… La Rai ha bisogno di uno scossone assoluto. Rispetto alla pubblicità il mercato è fragile per tutti, ma il punto è la centralità del prodotto. Che cos’è il servizio pubblico? Cosa deve fare ? Questo è il punto di partenza. Bisogna definire il mercato culturale di riferimento. La Rai avrebbe potuto rielaborare tante cose, anziché comprarle. In Rai ci sono tantissimi dipendenti, ma non uomini di prodotto”.

Si è parlato anche della battaglia di Renzi contro gli sprechi in Rai, si sono fatti i soliti paragoni tra Rai e Bbc e si è evocata l’ipotesi di una tv di stato privatizzata. Un tema “caldo”, in un assolato sabato sera in attesa della Nazionale.

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