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A testa alta – I martiri di Fiesole, il film-tv rende onore ai Carabinieri eroi ma aumenta il ritmo solo alla fine

A testa alta racconta una storia poco nota al pubblico in un contesto conosciuto, trovando così da una parte l’effetto del racconto nuovo e dall’altra quello della storia già nota, con un ritmo che aumenta verso il finale

Un episodio tanto breve quanto significativo e rappresentativo della lotta contro le forze naziste verso la fine della Seconda Guerra Mondiale: la vicenda dei tre carabinieri che si sono consegnati ai soldati tedeschi, salvando la vita di dieci civili raccontato in A testa alta-I martiri di Fiesole merita lo spazio di una fiction, ma avrebbe necessitato anche di un approfondimento maggiore sui personaggi, le cui dinamiche invece vengono accennate per permettere di portarli al finale già noto ma non per questo meno intenso.

Il film-tv di Raiuno cerca di rendere noto a tutta Italia un episodio di cui pochi erano a conoscenza e che evidenzia il senso di giustizia dell’Arma dei Carabinieri nel duecentesimo anniversario della sua fondazione. Lo scopo della fiction, però, è anche quello di portare in tv una pagina della storia nostrana già nota e che ha a che fare con la Resistenza ed i suoi protagonisti.

Proprio il fatto di dover contestualizzare l’episodio al centro del racconto in uno sfondo di cui il pubblico è a conoscenza sembra rallentare l’azione della storia: gli espedienti narrativi che fanno aumentare la tensione, come il soldato americano nascosto nella soffitta dei Carabinieri o i dialoghi che esprimono la finta cordialità tra il vicebrigadiere Giuseppe Amico (Giorgio Pasotti) ed il tenente Hiesserich (Johannes Brandrup) sono strumenti già usati in altri film e fiction, che il pubblico conosce e che, forse per questo, danno minore ritmo ad una storia che recupera verso il finale, quando la vicenda al centro del racconto acquista importanza.

Si è preferito, così, trovare un punto di incontro tra la “novità” di un episodio poco noto alla consapevolezza della Storia già raccontata dalla fiction sul tema, invece che soffermarsi sul lavoro dei Carabinieri, di come fossero obbligati a non voltare le spalle ai tedeschi ma come cercassero, lontano da loro, di aiutare i partigiani. Quello che invece è stato fatto, per soffermarsi sulla figura delle forze dell’ordine, è raccontare anche la loro vita privata, con giovani donne e sogni che vanno ad umanizzarli ed a renderli dei giovani ragazzi, come effettivamente erano.

A testa alta, quindi, devìa sul tema portando rispetto per i protagonisti del racconto ma senza riuscire a coinvolgere il pubblico per tutta la durata del film-tv. La necessità di trovare degli elementi che portassero alle scene finali si è scontrata con la ricerca di una sceneggiatura che onorasse i tre protagonisti. Così, Alberto La Rocca (Marco Cocci), Fulvio Sbarretti (Giovanni Scifoni) e Vittorio Marandola (Alessandro Sperduti) ricevono il giusto ricordo, in un racconto che si perde in qualche scena ma che riesce, alla fine, a ritrovare il senso di giustizia e Patria che voleva mostrare.


A testa alta – I martiri di Fiesole